Big Hero 6, la recensione: Baymax vince tutto

Lunedì 21 settembre alle 21.10 va in onda in prima visione tv su Sky Cinema 1 HD Big Hero 6, film d'animazione della Disney premiato con un Oscar. Leggi la recensione

Lunedì 21 settembre alle 21.10 va in onda in prima visione tv su Sky Cinema 1 HD Big Hero 6, lungometraggio d'animazione che si inserisce nella tradizione dei grandi classici della Disney, ma al tempo stesso la rinnova. 

Big Hero 6 si svolge nella futuristica metropoli nippoyankee di Sanfransokyo, in cui il giovane prodigio Hiro si diletta nei combattimenti clandestini tra robot. Suo fratello maggiore Tadashi (i due vivono dalla zia, in piena tradizione disneyana) cerca però di instradarlo agli studi universitari, invitandolo a presentare una sua invenzione nel corso di una convention. L'idea di Hiro è così brillante da lasciare tutti a bocca aperta, ma una misteriosa esplosione gli farà perdere (quasi) tutto ciò che ha di più caro. Lo aiuterà a far luce sulla vicenda Baymax, un bizzarro robot-pallone gonfiato progettato da Tadashi per fare l'assistente sanitario, ma riconvertito dal ragazzino in "micidiale" macchina da combattimento.

Big Hero 6 ha il merito di riprendere il discorso dell'ammodernamento dei film Disney laddove lo aveva lasciato l'ottimo Ralph Spaccatutto. Senza dimenticare la tradizione come dimostra il più classico (e peraltro fortunatissimo al botteghino) Frozen - Il Regno di Ghiaccio, alla casa madre di Topolino si sono resi conto che nel frattempo, attorno a loro, sono successe tantissime cose. E hanno deciso di riportarsi in pari. Mettendoci dentro un po' di tutto, dalla Pixar a Osamu Tezuka, dando libero sfogo alla mutua contaminazione avvenuta nel corso dei decenni tra animazione giapponese e americana.

Il tutto rischiava di essere confuso, ma i vari ingredienti di questa cucina fusion sono stati dosati bene: Big Hero 6 intrattiene e riesce nell'intento di creare un'opera un po' più "adulta", che risulti però ugualmente digeribile ai più piccoli. E il classico buonismo disneyano, pur presente, si stempera nell'esplorazione del dolore propria di certi film e funetti giapponesi. Sorvolando sulla trama alle volte prevedibile e sui personaggi secondari un po' troppo tipizzati, il merito di questo successo va senza dubbio alla "coppia" di protagonisti, ovvero il giovane e brillante Hiro, alle prese con la confusione e la rabbia provocate da esperienze troppo pesanti per un ragazzino della sua età, e il buffo e tenero Baymax.

Proprio Baymax merita un discorso a sé stante. Un incrocio tra il Totoro di Miyazaki e l'omino marshmellow di Ghostbuster, questo infermiere riconvertito a samurai regge sulle sue spalle non soltanto i personaggi di Big Hero 6, ma lo stesso film. Nel tratteggiarne le movenze impacciate, l'inespressività espressiva e le forme allo stesso tempo ridicole e kawaii, alla Disney avevano già fatto centro. Già solo con un personaggio così forte, avrebbero potuto costruirci attorno una storiella mediocre e il risultato sarebbe stato almeno divertente. Ovviamente e per fortuna, il team produttivo ha pensato bene di fare qualcosa di più che un semplice compitino, riuscendo a confezionare uno dei film Disney più interessanti degli ultimi tempi.

Informazione di servizio: se vi foste innamorati di Hiro e Baymax, sappiate che sono stati inseriti tra i personaggi giocabili di Disney Infinity 2.0, il titolo Disney che mescola videogiochi e action figures.