Il cinema è una questione di punti di vista

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Il capitale umano

Ne Il capitale umano , film in prima tv lunedì 19 gennaio su Sky Cinema 1, Paolo Virzì racconta la stessa storia attraverso gli sguardi di personaggi diversi. In passato molte altre pellicole hanno sfruttato l'espediente dei punti di vista differenti.

Il cinema è una questione di punti di vista. Principalmente perché ogni film, ogni storia che viene raccontata su schermo viene filtrata attraverso un preciso punto di vista: quello dell'inquadratura, della macchina da presa. Ma una pellicola può anche mettere in scena il punto di vista ben preciso di un personaggio in gioco. O magari di più di uno, al che la situazione si complica, come ad esempio ne Il capitale umano, film in prima visione tv lunedì 19 gennaio alle 21.10 su Sky Cinema 1 HD (canale 301).

Nel premiatissimo film, Paolo Virzì racconta un'unica storia, che ha come fulcro un incidente in cui viene investito un ciclista, raccontat a però attraverso punti di vista diversi: quello di un immobiliarista in cerca dell'affare della vita, Dino; quello di Carla, la moglie annoiata di un finanziere senza scrupoli; quello di Serena, figlia di Dino. Ognuno di questi sguardi aggiunge una serie di dettagli fondamentali all'interpretazione della vicenda, in un intreccio narrativo ricco di stravolgimenti.

Prima di Virzì, però, l'espediente dei punti di vista differenti era stato utilizzato anche da altri registi, in alcuni casi in modo memorabile. A partire ovviamente da Rashomon di Akira Kurosawa, in cui il maestro del cinema giapponese racconta lo stesso episodio, l'omicidio di un samurai, da quattro punti di vista differenti, compreso quello della vittima. Ogni versione dell'accaduto smentisce le altre, in quello che è un vero è proprio inno alla relatività.

In un altro grande classico del cinema, Quarto potere di Orson Welles, il magnate dei media Randolph Hearst viene raccontato attraverso le parole di vari testimoni, senza che ne riesca a emergere un ritratto univoco. Solo una leggendaria sequenza alla fine del film restituisce un senso compiuto alla sua esistenza. Negli anni, tante pellicole hanno cercato di mutuare la struttura a punti di vista multipli di Rashomon, anche se quasi mai con analoghi risultati. Un esempio recente viene da Prospettive di un delitto, in cui un attentato al Presidente degli Stati Uniti viene ricostruito attraverso gli occhi di una serie di testimoni differenti.

Ma il contrasto di prospettive non è proprio solo dei thriller o dei crime movies: molte commedie romantiche vi hanno fatto ricorso, come Dice lui, dice lei con la relazione tra Kevin Bacon ed Elizabeth Perkins mostrata attraverso i loro due punti di vista. O ancora come in M'ama non m'ama, in cui Audrey Tautou, dismessi i panni innocenti di Amelie Poulain, è al centro di una storia d'amore disfunzionale in cui le cose non sono esattamente come sembrano.

Ma giocare con i punti di vista non significa solo raccontare una storia da prospettive differenti. C'è anche il caso del punto di vista ingannevole, del cosiddetto testimone inattendibile, che viene incaricato della narrazione dell'intera vicenda, ma mette in scena una versione degli eventi artefatta per i propri scopi. Uno dei casi più noti è quello de I soliti sospetti. E le possibilità di espedienti simili, al cinema, sono pressoché infinite. Perciò, la prossima volta che guardate un film, non fidatevi necessariamente di quel che vedete all'interno dell'inquadratura. O, quantomeno, chiedetevi se da qualche parte non ci sia una macchina da presa con un punto di vista completamente differente...