Francesca Dego, il Giorno della Memoria in un violino

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Francesca Dego

Programmazione speciale su Sky Cinema 1 il 26 e 27 gennaio per il Giorno della Memoria: dell'importanza e del valore della giornata parliamo con Francesca Dego, violinista di valore internazionale, la cui famiglia ha perso 47 persone nell'Olocausto

Per non dimenticare. Un violino per non dimenticare. Ma soprattutto una grande violinista: Francesca Dego, 25 anni da Lecco, suonerà il suo violino il prossimo 26 gennaio, quando cadranno i 70 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, all’Auditorium Parco della Musica di Roma nel Giorno della Memoria. La sua famiglia ha avuto rapiti dall’olocausto 47 famigliari. Dunque è perfetta per aiutare chi è giovane oggi o chi giovane è stato a non dimenticare. La Dego suona, tra gli altri, un violino Francesco Ruggeri (Cremona 1697) e il Giuseppe Guarneri del Gesù ex-Ricci (Cremona 1734) concesso dal “Florian Leonhard Fine Violins” di Londra.

Francesca Dego già nel 2014 aveva suonato per il Giorno della Memoria.
Ma è stato diverso. Abbiamo suonato i violini trovati nei campi di concentramento.
E questa volta?
Tutti noi artisti saremo chiamati a suonare cose scritte nei campi di stermino.
Un tema per lei di particolare significato.
Molto forte visto che 47 membri della mia famiglia hanno terminato lì la loro vita. Mia madre è ebrea e a maggior ragione mi auguro che la consapevolezza di quello che è accaduto non venga mai dimenticato.
Sky Cinema 1 ricorda il Giorno della Memoria il 26 alle ore 21.10 con Storia di Una ladra di libri e il 27 dalle ore 15.25 con La chiave di Sara, Il Bambino con il pigiama a righe, Anita B e Black Book: li conosce?
Alcuni li ho visti e devo dire che è una programmazione molto attenta. Non tutti conoscono a fondo quelle storie e quel periodo e dunque trattare quel tema porta comunque un messaggio positivo. Direi che Sky Cinema 1 predilige il lato umano.
Il Giorno della memoria dove dovrebbe portarci?
A fermarsi a pensare. Bisogna riaprire i libri di storia, capire che quelli furono anni particolari.
Che pensa del negazionismo?
Sono voci che non mi disturbano ma l’importante è che quel che è accaduto non diventi una macchietta: dire che i campi di concentramento non sono mai esistiti equivale a sostenere che la terra è piatta.
Ha iniziato il suo percorso classico all’età di cinque anni suonando Vivaldi: reazioni in famiglia?
Mi ha da subito considerata una enfant prodige ma ha fatto in modo che lo studio fosse un gioco e dunque non mi sono allontanata dal violino. Avevo libertà ma anche il dovere di applicarmi nello studio.
Quando ha capito che sarebbe diventato il suo lavoro?
Intorno agli 11, 12 anni ho capito che ero a una svolta, che chi veniva ad ascoltarmi poteva esprimere giudizi e non era più un gioco. Verso il pubblico avevo una responsabilità.
Col Guarneri del Gesù ha inciso i suoi primi Capricci di Paganini.
Questo violino, come il Ruggeri, è arte pura: viene da prima di noi e ci sopravviverà.
Ora a cosa sta lavorando?
Dopo i 24 Capricci di Paganini e le Sonate per violino e piano di Beethoven vorrei far riscoprire il repertorio del Novecento italiano che è stato abbandonato per motivi storico politici.