Ugo Tognazzi: magnifico e indimenticabile

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Ugo Tognazzi in Il Magnifico Cornuto

Domenica 8 febbraio a partire dalle 13:45, Sky Cinema Classics rende omaggio al grande attore italiano con una rassegna di imperdibili commmedie: da Non perdiamo la testa a La voglia matta , da Il federale a Il magnifico cornuto

Aveva 39 anni e una cinquantina di film alle spalle, Ugo Tognazzi quando nel 1961 girò Il Federale per la regia di Luciano Salce. "Prima del Federale - dichiarò Tognazzi -"Facevo un numero infinito di film: un anno ne ho contati 12, una cosa vergognosa! Con Salce, di cui mi fidavo perché era stato il mio regista in teatro per Uno scandalo per Lili, capivo di poter scoprire in quel momento la strada giusta per iniziare quasi un nuovo mestiere".

Quando il film fu terminato, nessuna casa di distribuzione voleva comprarlo: non c'era una donna e Tognazzi non era un divo. Eppure Il Federale fu campione al botteghino nella stagione 60-61, uscendo a fine agosto e incassando 826 milioni.
Quel film cambiò per sempre la carriera di Tognazzi. Il pubblico si accorse finalmente dell'immenso talento artistico di Ugo. E pensare che Il Federale avrebbero dovuto girarlo Totò e Vittorio De Sica con la regia di Giorgio Bianchi.

Ma la vis comica di Tognazzi, cremonese purosangue, la sua forza travolgente di "attore ruspante" (come lo definì Dino Risi) non si palesa solo attraverso la camicia nera dell'occhiuto, aspirante Federale Primo Arcovazzi. Anche in una commedia scacciapensieri come Non perdiamo la Testa (che inaugura l'omaggio di Sky Cinema Classics), Ugo si dimostra un maestro nell’arte di far ridere reinterpretando, in coppia con Raimondo Vianello alcune delle gag di "Un due, tre", il varietà musicale di Scarnicci e Tarabusi che spopolava alla fine degli anni Cinquanta.

Certo, la faccia da cicca spenta mostrata dall'ingegner Antonio Berlinghieri in La Voglia matta, secondo film girato dalla coppia Tognazzi-Salce è entrata di diritto nell'antologia del cinema italiano. Il Don Giovanni attempato, avvezzo ad affermare: "Mai mettere la donna sul piano sentimentale, sempre su quello orizzontale", e che finisce sedotto, abbandonato e devirilizzato su una spiaggia è uno dei personaggi più iconici e riusciti interpretati da Ugo.
Al pari del Magnifico Cornuto Andrea Artusi, industriale di cappelli afflitto da una gelosia patologica. Un ruolo in cui, secondo Alberto Moravia, "Tognazzi si prodiga al limite delle proprie possibilità”.

Diretto da un regista talentuoso e molto sottovalutato come Antonio Pietrangeli, Tognazzi si fa divorare con lucida follia da quello che Shakespeare chiamava "Il mostro dagli occhi verdi". Hai voglia a gridare: "Io non sono come il cuoco del convento che gli toccano la moglie e lui è contento". Sarà proprio l'ossessione delle corna, a trasformare il protagonista del film in un Cocu Magnifique.

E l'ossessione per le questioni sessuali sarà un fil rouge, comune a svariati personaggi interpretati da Tognazzi. D'altronde, si sa, Tognazzi adorava anche la cucina. E non sono forse il cibo e le donne due dei grandi piaceri della vita?

E Ugo la vita l'amava moltissimo.