12 anni schiavo, il lato oscuro (e razzista) dell'America

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L'attore Chiwetel Ejiofor interpreta Solomon Northup nel film premio Oscar, 12 anni schiavo di Steve McQueen

Su Sky Cinema, in prima visione, lunedì 16 febbraio alle 21.10 arriva il film vincitore di 3 premi Oscar di Steve McQueen, tratto dall’incredibile vita di Solomon Northup, musicista africano libero ridotto improvvisamente in schiavitù

Tratto dalla memorabile autobiografia che a metà dell’Ottocento rivelò al pubblico americano i retroscena dello schiavismo, arriva, in prima visione su Sky Cinema 1, lunedì 16 febbraio alle 21.10 12 ANNI SCHIAVO, il film di Steve McQueen che racconta la storia avvincente e toccante del rapimento di Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor), padre di famiglia afro-americano nato libero nello stato di New York, del suo viaggio allucinante fino alle piantagioni della Louisiana e della sua ostinata battaglia per ricongiungersi ai suoi cari.

La storia di Northup alterna il dramma dell’improvvisa perdita della libertà a momenti di intensa bellezza e gentilezza che ci ricordano il legame che unisce tutti gli esseri umani. Apprezzato musicista e artigiano di Saratoga Springs, marito e padre di famiglia, Northup si ritrova all’improvviso in un incubo: drogato e derubato dei documenti, è incatenato e venduto a un implacabile mercante di schiavi di nome Freeman (Paul Giamatti). Viene imbarcato su una nave che lo porta in Louisiana, dove finirà alla mercé di una serie di proprietari terrieri, tra cui William Ford (Benedict Cumberbatch) e Edwin Epps (Michael Fassbender), che lo segneranno anche se in modo diverso. Nonostante il conforto della sua amicizia con Eliza (Adepero Oduye) e con Patsey (Lupita Nyong’o), Solomon è alla mercé dei suoi aguzzini, che lo spingono al limite della sopportazione fisica e psicologica. Ma ogni volta si rifiuta di soccombere alla disperazione e all’assurda sopraffazione di cui è caduto vittima, aggrappandosi a una sola certezza: è stato, è e tornerà ad essere un uomo libero. Grazie all’incontro con Samuel Bass (Brad Pitt), un carpentiere di buon cuore che si interessa alla sua storia, finalmente Solomon ritroverà la strada di casa e la libertà.

Già autore di film appassionanti e intensi come HUNGER e SHAME, McQueen pensava al film ancora prima di aver letto il libro. Gli interessava affrontare il tema dello schiavismo americano in una chiave inedita: dal punto di vista di un uomo che aveva conosciuto sia il bene della libertà che l’ingiustizia della schiavitù. McQueen sapeva che all’epoca non era raro che i neri nati liberi negli stati del nord fossero rapiti e venduti come schiavi al sud. Ma solo in un secondo tempo ha scoperto che esisteva un’autobiografia che raccontava proprio quell’esperienza. “Volevo fare un film sullo schiavismo, ma non sapevo da che parte cominciare”, spiega McQueen. “Mi piaceva l’idea di partire da un uomo libero, come tanti di quelli che vedranno il film al cinema, un qualsiasi padre di famiglia che viene rapito e ridotto in schiavitù. Mi sembrava la persona adatta per ripercorrere la storia della schiavitù”.

Il regista Steve McQueen voleva far conoscere la storia di Northup al pubblico del XXI secolo, e rendere omaggio a questo eroe misconosciuto. “È una storia universale e al tempo stesso estremamente attuale, credo”, osserva McQueen. “Basta guardarsi intorno per accorgersi che la schiavitù ha lasciato ferite ancora aperte: è come se non fosse mai del tutto finita. Ma la storia di Northup può rinfrescarci la memoria e aiutarci a capire come il passato si riflette nel presente. Un viaggio reso ancora più significativo dal fatto che Solomon Northup è ognuno di noi.