Foxcatcher: storia di una lotta senza vincitori

Inserire immagine
I protagonisti della pellicola Channing Tatum, Mark Ruffalo e Steve Carell

Esce il 12 marzo, il film di Bennett Miller vincitore all’ultimo Festival di Cannes per la miglior regia. Per l'occasione Sky Cinema 1, all'interno di Sky Cine News, manderà in onda, sabato 7 marzo alle 21.00, qualche minuto in anteprima del film

Wrestler, omicidio e declino America. E' la formula di Bennet Miller, già regista del film Truman Capote, per raccontare in Foxcatcher, già in concorso all'ultimo festival di Cannes, cinque candidature agli Oscar e ora in sala dal 12 marzo distrubuito dalla Bim, la storia vera dell'assassinio del lottatore campione olimpico alle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles David Schultz (Mark Ruffalo), avvenuta nel 1996 per mano di John du Pont (un inedito e straordinario Steve Carrel calato in un ruolo drammatico), amico ed allenatore del lottatore e soprattutto appartenente ad una delle famiglie più ricche e antiche d'America.

Il film, adattamento dell'autobiografia del wrestler Mark Schultz (Channing Tatum), fratello di David, anch'esso campione olimpico nel 1984, racconta la storia incredibile dell'incontro di un uomo vanitoso, ultraconservatore e troppo ricco, appunto John Du Pont, con due fratelli campioni di lotta.

Girato nello Stato della Pennsylvania, tra le città di Sewickley Heights, Edgeworth, Pittsburgh, McKeesport e Monroeville, il film vede Du Pont coinvolgere Mark Schulz nelle sue immense proprietà per mettere su una scuola di lotta che possa in breve tempo diventare quella ufficiale Usa per Olimpiadi e campionati. Mark accetta volentieri, sia per la grande offerta di denaro, sia per uscire dall'ombra lunga del fratello, meno dotato atleticamente, ma più carismatico. Quando i soldi di Du Pont, repubblicano radicale e industriale di armi, riusciranno a far venire in questo centro sportivo in cui ormai lui è un guru indiscusso, anche il più reticente David, qualcosa si rompe nell'animo vanitoso del miliardario fino alla tragedia finale.

"Lo stile di questo film - aveva spiegato il regista de L'arte di vincere a Cannes - era creare un contesto che rendesse gli spettatori in grado di capire che ci sono molte cose represse, mai dette, e che la scena è solo la parte visibile di quello che accade. Amo nascondere le cose. Così lo spettatore è costretto a sensibilizzarsi, ad affrontare il viaggio del film come un'avventura". Un film, come i suoi altri lavori, sul declino dell'America? "Non e un film politico - aveva sottolineato ancora Miller - casomai un lavoro che cerca di comprendere certe dinamiche che sono legate al declino degli Usa. E questo attraverso un microscopio all'interno degli individui".

Aveva detto invece Ruffalo: "E’ come una tragedia greca con dentro qualcosa di morale. C’è l'idea che tutti hanno un prezzo, che si possa comprare anche il talento: un tema interessante presente nella nostra società"'. E ancora l'attore: "abbiamo lottato con autentici campioni mondiali di lotta, il regista ci ha chiesto di immergerci in quel mondo e così Tatum ed io ci siamo ritrovati a mangiare e dormire come dei veri lottatori". "Ho cercato di assomigliare il più possibile a Du Pont - spiegava infine Steve Carrel - per fortuna lo stesso Du Pont si era fatto fare molti video in cui era il protagonista assoluto. Non ho fatto altro che studiarli