Spectre - 007: La recensione

James Bond (Daniel Craig) e Madeleine Swann (Lea Seydoux) in una scena di Spectre ambientata nel deserto del Marocco

Affiancato dalle bond girl Monica Bellucci e Lea Seydoux, Daniel Craig veste per la quarta e ultima volta i panni dell'agente 007 nel 24° film ufficiale della saga di James Bond. Diretta da Sam Mendes, una pellicola  in cui, tra Dirty Martini e Aston Martin,  la super spia sfida la sua nemesi, interpretata da un luciferino Christoph Waltz. Premio Oscar per la Miglior canzone originale (Writing's on the Wall) a Jimmy Napes e Sam Smith

Spectre andrà in onda in prima tv su Sky Cinema 1 lunedi 22 alle 21:15 e su Sky Cinema Hits alle 21:45

 

"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi" scriveva Cesare Pavese. E in Spectre, il triste mietitore ha l'iride cerulea di Daniel Craig, spia stropicciata dalla vita, risoluto dispensatore di dipartite, ma anche umano, troppo umano e quindi fallace, in un mondo che non gli appartiene più.

Perché il ventiquattresimo film della saga dell'agente 007 è un agitato e alcolico Memento Mori in cui sfilano in processione vincitori e vinti, vittime e carnefici, assassini e assassinati. 

A partire dai titoli di testa brulicanti di crani, tentacoli e corpi femminili. Senza dimenticare la sublime ed epocale sequenza di apertura; un'autentica epifania di teschi, cappelli a cilindro e maschere mortuarie, sullo sfondo della capitale del Messico trasformata in una rutilante e vivace danza macabra,  in occasione del Dia de los Muertos.  Una fulminante manifestazione di superiorità registica, orchestrata in puro stile Old Skull, che trasfigura la piazza della Costituzione di  Mexico City in una sorta di crepuscolare e sensuale  luna park degno del celeberrimo "Alas poor Yorick",  immortalato da Shakespeare nell'Amleto. In fondo, diceva Totò,  "Muoiono sempre gli stessi."

 

Al tempo dei droni, del grande fratello orwelliano, dell'informazione intesa come potere, la licenza di uccidere pare scaduta. Gli agenti doppio zero sono gladiatori stanchi, pronti a congedarsi dal  mondo, senza neanche pronunciare il tradizionale morituri te salutant. D’altronde già nel 1964, Goldfinger apostrofava così l'agente 007 Sean Connery: "Io mi aspetto che lei muoia".

Spectre è quindi una sorta di solenne requiem, la cui partitura sembra  scritta da Ian Fleming con la complicità di Marcel Proust.  Così la  bond girl interpretata da una volitiva Lea Seydoux, si chiama Madeleine Swann, mentre Monica Bellucci, vedova niente affatto allegra,  piange e seduce in veletta e reggicalze in una Roma city of my soul, come cantava Lord Byron.

 

E durante la recherche si palesano volti e voci provenienti da Casinò Royale, Quantum of Solace e Skyfall.

Nelle stanze della memoria dell'agente di sua Maestà, stretto nei sartoriali abiti griffati Tom Ford, passeggiano le ombre di un doloroso passato: da Vesper Lynd a Le Chiffre, da Dominic Greene a Raoul Silva, sino alla compianta M, capace di lavorare e impartire ordini anche dall’aldilà.

Un girotondo di spettri con cui James Bond gioca a rimpiattino, viaggiando tra Londra e Tangeri, passando dai ghiacciai dell'Austria alle sabbie del Marocco. E proprio in mezzo al deserto, una Rolls Royce del 1948, con tanto di autista fornito di cappello e stivali, trasporterà 007 incontro al suo destino, ovvero Franz Oberhauser. Un indimenticabile villain che ha il ghigno mefistofelico di Christoph Waltz, un demone mellifluo, pronto a sbertucciare Bond salutandolo con un disarmante e minaccioso cucù.

 

In questa adrenalinica ricerca del tempo perduto c'è spazio pure per un Dirty Martini (ossia "sporcato" con la salamoia delle olive), per una Aston Martin truccata e parcheggiata in fondo al Tevere, per un cameo di Beppe Lanzetta e per la forza belluina dell'ex campione di wrestling Dave Bautista che nei panni del killer Mr. Hinx (una sorta di Squalo del terzo millennio) rischia davvero di donare al nostro James l'eterno riposo.

 

Insomma durante i 158 minuti di Spectre, lo spettatore precipita con piacere in un vortice di citazioni, ricordi, colpi di scena. Proprio come accade a 007. Non a caso il "Re pallido” (personaggio chiave del film) ammonisce con queste parole la spia più famosa del mondo:“ Lei è un aquilone che volteggia in un uragano signor Bond."  



IL trailer cinematografico di Spectre