Ida, una novizia alla scoperta di vita e dolore

Foto Lucky Red

Arriva su Sky Cinema Cult, mercoledì 13  gennaio alle 21.00, Ida, del regista polacco Pawel Pawlikowski, vincitore dell’Oscar 2015 come miglior film straniero

Ida del regista polacco Pawel Pawlikowski, in onda su Sky Cinema Cult mercoledì 13 gennaio alle 21.00, è un film da non perdere, al di là del suo palmares (Oscar 2015 come miglior film straniero, miglior film al British Academy Film Awards, miglior film all’ European Film Award e premio Goya come miglior film europeo). Tra fede, femminilità e dolore per la vita e le sue difficili scelte, il film in bianco e nero colpisce per bellezza, rigore e dramma.
 

Siamo nella Polonia del 1962. Anna (Agata Trzebuchowska) è una giovane e mite orfana cresciuta tra le mura del convento dove sta per prendere i voti. Insomma è una bella ragazza che non sa nulla del mondo, come della sua famiglia, e quando può preferisce inginocchiarsi e pregare, la sua unica consolazione. Poco prima della cerimonia che farà di lei una suora a tutti gli effetti, entra nella sua vita da reclusa una donna vitale e non più giovane. E' Wanda (Agata Kulesza), la sorella di sua madre, una cinquantenne sanguigna e atea con un passato da integralista da giudice stalinista. Insieme a una donna così diversa che fino ad allora non aveva neppure immaginato poter esistere, Anna inizia un viaggio alla scoperta delle sue radici come della possibilità di vivere davvero quella femminilità che sta per annichilire con in voti. Anna scoprirà in questo viaggio, non solo di essere ebrea, che il suo vero nome è Ida, e che i suoi genitori sono morti in maniera orribile (al seguito delle purghe antisemitiche del Partito comunista). Ma, soprattutto, si troverà di fronte a un bivio: rinunciare alla vita o viverne almeno una parte per poterci poi rinunciare con vero sacrificio. 
 

Raccontando del personaggio di Wanda il regista  Pawel Pawlikowski ha avuto modo di dire: ''nei primi anni Ottanta strinsi amicizia con il professore Brus, un economista geniale, un marxista riformista, che lascio la Polonia nel 1968. Ero particolarmente affezionato a sua moglie Elena che fumava, beveva, scherzava e raccontava grandi storie. Non sopportava gli sciocchi e mi colpiva per il suo calore e la sua generosità. Anni dopo scoprii - continua Pawlikowski - che l'affabile vecchia signora quando aveva trenta anni era stata un Procuratore Generale stalinista e, tra le altra cose, in un processo farsa aveva orchestrato la morte di un uomo innocente, un vero eroe della resistenza, il generale Nil' Fieldorf. L'averla inserita nelle storia di Ida ha contribuito a dar vita a quel personaggio. Viceversa, l'aver messo l'ex-credente con le mani sporche di sangue accanto a Ida mi ha aiutato a definire il personaggio e il percorso della giovane suora''.