Filippo Timi, dai cappelletti della mamma al BarLume

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Filippo Timi sul set de I Delitti del BarLume

Tornano i Delitti del BarLume e la commedia a tinte gialle animata dagli irresistibili personaggi nati dalla penna di Marco Malvaldi. La seconda delle due nuove storie tratte dai bestseller dello scrittore pisano ed editi da Sellerio, Azione e reazione, ti aspetta in prima tv lunedì 18 gennaio alle 21.10 su Sky Cinema 1. Nell’attesa, leggi l’intervista a Timi.

di Barbara Ferrara
 

Stessa spiaggia, stesso litorale, ma con due nuove storie: tornano I Delitti del BarLume. L’appuntamento è su Sky Cinema 1, in prima tv assoluta, lunedì 18 gennaio alle 21.10. Azione e reazione racconto tratto dalla raccolta Ferragosto in giallo edito da Sellerio Editore, ci riporta ancora una volta sullo sfondo di Marciana Marina all’Isola d’Elba. Ed è qui, nell’immaginaria cittadina di Pineta che ritroviamo i protagonisti della spassosa commedia diretti da Roan Johnson: Filippo Timi, Lucia Mascino, Alessandro Benvenuti, Enrica Guidi, Athos Davini, Massimo Paganelli e Marcello Marziali.


I “bimbi” del BarLume trascorrono le loro giornate tra una ciarla di troppo, una partita a briscola e un caffè, le loro chiacchiere prendono forma davanti al bancone di Massimo, da qui si intrecciano, fanno il giro del paese montando veri e propri “casi” su cui mettere becco e investigare. Per la terza volta consecutiva Filippo Timi torna a vestire i panni dell’ arguto barrista: “Mi sento fortunatissimo a tornare tra loro, c’è sempre più sintonia, e poi io e Roan Johnson siamo due chiappe dello stesso culo. Abbiamo passato due mesi insieme e sembravamo due matti. La cosa più difficile sul set è mantenere la concentrazione, io arrivo il primo giorno con duecento scene da girare, ma le facciamo giorno per giorno: la sera si provava la scena del giorno dopo, il giorno dopo andavamo a farla, finivamo alle otto, mangiavamo qualcosa e poi ancora prove per il giorno dopo. E così, a rullo continuo. Devo ammettere che questo sistema ha portato i suoi frutti”.


Com’è tornare alla provincia di Malvaldi?
Sento di essere molto fortunato a essere riaccolto in quella provincia di Malvaldi, perché ci divertiamo, perché è una cosa bella e rara. C’è sempre più sintonia: come quando scopri un posto che ti piace e ci vuoi tornare. E’ come con i cappelletti della mamma, più li mangi e più sono buoni e più ne vuoi mangiare.
Com’è cambiato Massimo in questi tre anni?
In realtà non di molto, è sempre lui, un burbero che non capisce niente delle donne, questa volta però è addolcito dai suoi bimbi. Ampelio, grazie al suo carisma, anche con la sua assenza ha continuato a essere il collante che era. In più si è aggiunto Benvenuti: per me lui è il fratello maggiore che vorrei avere nella vita. Ti dà sempre il consiglio giusto, la parola giusta al momento giusto.
Il burbero Massimo si ammorbidisce solo quando entra in scena Tiziana, qual è l’equivalente di Tiziana nella vita privata di Timi?
Più che ammorbidirsi, diventa un po’ scemo. Comunque nella mia vita a farmi sciogliere ci pensa Petra, il mio cane. Una cagnolina che ho da sei anni, lei mi cava fuori quel lato protettivo che ho dentro di me. Semmai avrò un figlio spero sia femmina. Ogni volta che la vedo ringrazio che esista. 
Ci si vede da vecchio tra una partita a briscola e due ciance davanti a un bianchetto al bar del paese?
Io sono già vecchio e sono già lì. Credo che ritrovarsi e farsi compagnia al bar, in una piazza o in qualsiasi altro punto di incontro sia un modo per sentirsi vivi. Non so cosa ne sarà di me, se avrò voglio di andarmene su un’isola deserta o meno.
Il suo libro E Lasciamole cadere queste stelle inizia con la ricerca di un regalo per San Valentino, scrive che cerca un regalo che le piacerebbe ricevere, lo ha trovato?
Ne ricevo in continuazione: ho la fortuna di fare un lavoro che amo, ho la fortuna di poter scegliere quale film, o quale progetto seguire, che personaggio vestire. Mi sono passate un po’ di ansie. Un attore è abituato a viaggiare sulla corsia di emergenza, sempre. Ora, grazie a una certa continuità, sono più tranquillo. Ho anche comperato la Panda ai miei.
Vittorio Gassman diceva che "Si recitano ruoli di eroi perché si è vigliacchi, ruoli di santi perché si è delle carogne. Ma, più di tutto, si recita perché altrimenti si diventerebbe pazzi": lei perché recita?
Io non so perché recito, comunque è vero che si è attratti da quello che non si è: io quando ero piccolo soffrivo, quando guardavo Candy Candy volevo essere Anthony e non Terence, io ero quello buono che non riusciva  a fare certe cose infami. In teatro invece grazie al fatto che ci sono molti più ruoli cattivi è diverso, ho fatto anche Satana ma preferisco essere buono. 
Cos’è per lei il teatro?
La vita.
Se non avesse fatto l’attore?
Non lo so, non me lo immaginavo e non mi serve immaginarlo.
Nel suo prossimo spettacolo, in scena al Franco Parenti dal 28 gennaio accanto a Marina Rocco, interpreta tre personaggi maschili.
Casa di bambola di Henrik Ibsen è uno dei lavori più difficili che abbia mai fatto. Faccio tre personaggi in uno, un’esperienza indescrivibile. Lì capisci perché un classico è un classico. 
Due anni fa aveva confessato che, Delitti del barlume a parte, è sempre stato uno snob nei confronti della tv. Le piaceva giusto l’idea di entrare nella vita della gente, sotto la foto della prima comunione di chi la sta guardando: a giudicare dal format televisivo (Tadà) da lei ideato insieme a Massimo Martellotta, sembra che abbia cambiato idea.
E’ tutto ancora top secret, posso dire che leggendo il Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci, mi è scattato qualcosa, la frase che mi ha colpito parla dell’incomunicabilità dell’arte. La televisione è un mezzo pazzesco che entra in casa tua. Se io diventassi bravo al cinema e in televisione come lo sono a teatro sarò felice. Potrei fare un film da un mio spettacolo e portare i miei spettacoli in tv, ma forse già lo sto facendo. Chi lo sa?