La rentrée di Sly a 10 anni da Rocky

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Sylvester Stallone in "Creed"

"Creed non è un Rocky 7" avverte Stallone: "Balboa è morto e resterà immortale". Intervista alla star hollywoodiana, premiato ai Golden Globes come miglior attore non protagonista per il suo nuovo film nelle sale dal 14 gennaio

 

di Michele Sancisi

E’ una delle sorprese della stagione cinematografica americana con critiche positive e oltre 100 milioni di dollari incassati finora nel mondo a fronte di un budget di 35 milioni: Creed è la grande rentrée sul ring e sul set di Sylvester Stallone nei leggendari panni di Rocky Balboa, per il quale è stato premiato ai Golden Globes 2016 come miglior attore non protagonista.

Per la precisione stavolta Rocky/Sly - ancora in forma con i suoi 70 anni in arrivo il prossimo luglio - non è proprio tra le corde ma a bordo ring, nel ruolo di allenatore di un giovane che ha nel sangue il talento dell’ex-avversario Apollo Creed (indovinate come mai…). “Fin dall’inizio ho messo in chiaro con tutti che questa era una storia nuova e che non volevo assolutamente realizzare un Rocky 7 – spiega Stallone nell’intervista che andrà in onda nella puntata di Sky Cine News del 13 gennaio - . La serie Rocky con i suoi 6 film è stata molto importante per me, ma ho detto addio definitivamente al mio personaggio dieci anni fa, è come morto per me e non voglio resuscitarlo. Questa è la storia di un giovane pugile per il pubblico giovane di oggi, compresi i bambini, che non vogliono più vedere Rocky Balboa. Io sono solo la locomotiva di questo treno.”
 

Creed, che in Italia esce il 14 gennaio con il sottotitolo Nato per combattere è comunque uno spin-off dell'amato franchise Rocky che dal 1976 al 2006 è stato una gallina dalle uova d’oro e ora torna a riscuotere dividendi, con l’innesto di forze fresche. In dote c’è una cospicua eredità storica che Stallone descrive così: “Credo che l’eredità di Rocky, nella quale io ho creduto molto, è che tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci ispiri, che ispiri una generazione, può essere una mitologia o qualcosa di reale . Penso che Rocky in quel periodo, tra fine anni ’70 e primi ’80, un periodo in cui uscivano film piuttosto pessimisti e nichilisti, abbia rappresentato un autentico contraltare: era un tipo normale, non particolarmente affascinante, né bello, né forte, ma che credeva profondamente in ciò che voleva e riusciva ad ottenerlo. Lo spettatore ne è stato ispirato, ha pensato: posso farcela anche io.”
 

Nei panni del giovane protagonista Adonis c’è il Michael B. Jordan, visto recentemente ne I fantastici quattro, che si è calato in un mito nato quando lui non era ancora nato. Completamente digiuno di boxe, Jordan si sottoposto ad un lungo training. Gli appassionati del film pugilistico non resteranno delusi dall’aspetto tecnico-sportivo che nel cinema americano è un genere ben codificato. Garantisce Sly:“Le scene di boxe sono sempre le più difficili da girare. Ho speso molto tempo nello studio delle coreografie perché è come una danza. Mi sono rifatto a “Rocky 2” perché è quello della serie con la migliore coreografia, per tanti piccoli aspetti dei movimenti sul ring e quindi ho detto al regista ripartiamo da lì. Michael ci ha lavorato mesi e mesi e mesi e ha raggiunto una preparazione eccezionale da vero pugile.”
 

Anche se il testosterone resta l’ingrediente principale di questo recupero storico, a 10 anni dall’ultimo Rocky, a Creed non mancano anche altre sfumature destinate ad allargare la platea in vista anche di futuri sviluppi. Una storia d’amore che fa leva sulla bella Tessa Thompson, compagna di Adonis, e naturalmente la musica che rinverdisce la formula roboante dei film precedenti con una colonna sonora rap. Anche se Stallone ha le sue idee in fatto di musica:
 

“Rocky è diventato un mito anche grazie alla musica, perché esaltava la storia con un impatto nuovo, molto emotivo e nobile senza essere trendy. La musica che abbiamo ascoltato fino ad allora negli anni ’70 era abbastanza orribile secondo me, soprattutto nei film d’azione (canticchia un motivetto tipo “Serpico”), mentre la musica di Bill Conti aveva un respiro alto e delicato, utilizzando archi e corni, contribuendo non poco a dare a tutti i film della serie Rocky uno spessore anche spirituale che li ha resi immortali.