Revenant - Redivivo, il film da Oscar con DiCaprio: la recensione

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In “Revenant-Redivivo” di Alejandro González Iñárritu, su Sky Cinema 1, in prima Tv, lunedì 7 novembre alle 21.15, la star di Hollywood ha giocato le sue carte fino in fondo, vincendo il meritato primo Oscar. Quasi senza parole, nelle terre selvagge.

Di Michele Sancisi

 

Si esce scombussolati dalle 2 ore e mezza di “Revenant - Redivivo” di Alejandro Gonzalez Inarittu, visto in anteprima sull’uscita italiana, e finalmente arrivato su Sky Cinema Uno, lunedì 7 novembre alle 21.15. L’immersione nella gelida natura selvaggia fotografata magistralmente da Emmanuel Lubezki, (3a nomination consecutiva) domina il film, che comunica molto più con le immagini che con le parole. Come sappiamo la lavorazione è stata lunga e difficoltosa, in condizioni climatiche estreme nell’Alberta canadese e nella Terra del Fuoco argentina e ciò “passa” anche dai fotogrammi dando un rilievo epico ad una vicenda altrimenti piuttosto esile e scontata.

 

“Revenant” è un classico revenge-movie, tra western e avventura, che ricorda molti altri film grandi e piccoli, da “Sentieri selvaggi” a “Kill Bill”, privo di una vera e propria trama e di ogni attenzione al contesto storico della vicenda, mentre tutta la potenza del film è nella sfida tra uomo e natura che fa perno completamente sulla fisicità di Leonardo DiCaprio, martirizzato come un Cristo in croce. Il senso di freddo, le livide luci, i suoni della natura si mescolano ai primissimi piani degli occhi e delle piaghe del bel Leo in un tutt’uno quasi inestricabile. Questo è forse l’elemento di maggior fascino costruito da Inarittu, insieme ad almeno due scene memorabili e iconiche, in cui l’attore californiano è solo in scena con un orso bruno e con un cavallo bianco. Due scene destinate a restare nella memoria visiva dello spettatore.

 

Il bianco della neve e la trasparenza delle acque sono macchiati solo dal sangue degli uomini che si sfidano per il suo scellerato sfruttamento. Una parabola ambientalista che sta sullo sfondo alla storia di Hugh Glass, esploratore e cacciatore di pellicce che nel 1822, creduto morto, viaggia per tremila miglia, attraverso le terre più inospitali, sopravvivendo ai pericoli e alle minacce della natura e degli uomini, mosso unicamente da una incrollabile volontà vendicatrice (per un motivo che non vi sveleremo). Liberamente ispirato all’omonimo libro di Michael Punke (edito in Italia da Einaudi) “Revenant” riconduce la vita umana ai suoi elementi più basilari, al cospetto di un territorio che assume una connotazione quasi mistica.

 

Un convincente Leonardo DiCaprio riesce a riempire la scena, spesso solo, dall’inizio alla fine anche senza aprire bocca per la maggior parte del film: corpo, sguardi, piccoli gesti, lamenti e grugniti sono stati la sua scala verso l’Oscar, che gli era già sfuggito per ben 5 ruoli ampiamente recitati. Per questo forse ha rischiato l'ipotermia e la lunga permanenza in luoghi remoti che il regista di origini messicane gli ha chiesto. Bisognerebbe però “nominare” anche il mondo animale che popola il film e in particolare un mostruoso Grizzly che in un lungo piano sequenza mozzafiato sembra proprio da Oscar.