The Hateful Eight: la recensione

Kurt Russell (il boia) e Jennifer Jason Leigh (la prigionera) in una scene iniziali di The Hateful Height

Nello splendore dei 70 millimetri, il regista firma un maestoso  western da camera. Un coinvolgente gioco al masscaro sospeso tra Le Iene, La Cosa di John Carpenter e  10 piccoli indiani di Agatha Christie. Sulle note del Maestro Ennio Morricone danza un cast in stato di grazia formato da Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demian Bichir, Tim Roth, Michael Madsen e Bruce Dern. tre nomination e il premio Oscar per la miglior colonna sonora a Ennio Morricone. Appuntamento, in prima tv, su Sky Cinema Uno, lunedì 6 febbraio alle 21.15

di Paolo Nizza


Un Cristo ligneo, crocifisso nella neve,  annuncia l’inferno di ghiaccio. L'inverno del nostro scontento  schiude in bellezza.  Ma non siamo sotto il sole di  York e non c'è Riccardo III. Come dice Robert Duvall. "Gli inglesi hanno Shakespeare, i francesi Molière, i russi Cechov, noi le grandi praterie e il western è nostro, è la nostra cultura."
Così per il suo ottavo film, Quentin Tarantino torna sulla strada della frontiera per raccontarci la Nascita di una Nazione, ancora prigioniera di conflitti mai sopiti: Bianchi contro neri, uomini contro donne, guardie contro ladri.
 

Ambientato una manciata di anni dopo la guerra civile, The Hateful Eight è un florilegio di diligenze, cappelli, cavalli, empori, pistole, bounty killer, fuorilegge, sudisti, nordisti, cowboy, caffé, fucili, pellicce, barbe, whisky, tazze, pianoforti, soprabiti, cappotti, rinnegati, guanti, forche. In questo mondo si agitano 8 personaggi in cerca d'autore:  il Cacciatore di taglie (Samuel L. Jackson) , il Boia (Kurt Russell), il Confederato (Bruce Dern), Lo Sceriffo (Walton Goggins), il Messicano (Demian Bichir), Il piccolo uomo (Tim Roth), il Mandriano (Michael Madsen). 8 anime perse nel grande freddo del Wyoming. 8 creature chiuse in luogo dove nessuno andrebbe mai senza un'ottima ragione.
 

In The Hateful Eight, ça va sans dire, si spara e molto. Ma soprattutto si parla. Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah insegna:  "Bisogna comiciare a ragionare con il cervello, le pistole non bastano più".

Cosi, se il presunto sheriffo del Sud dice: "Quando i negri hanno paura, i bianchi sono al sicuro”, l'ex soldato dell'Unione risponde con: "I neri sono al sicuro solo quando i bianchi sono disarmati”.
 

Insomma, nessuna giustizia, nessuna pace nell'Emporio della dolce Minnie, in cui gli 8 personaggi si sono rifugiati per colpa della bufera di neve. In quel microcosmo si gioca a scacchi con il Tristo Mietitore, mentre fuori piove un mondo freddo. Tra i candidi fiocchi si consuma persino una feroce quickly orale,  sancita da una ultima risata. La violenza sessuale è il requiem beffardo di ogni velleità di integrazione.

E grazie a Tarantino, il cinema torna a essere la morte al lavoro in in quei 24 fotogrammi al secondo, che il formato ultra panavison trasforma in un crepuscolo degli dei, da cui nessuno puo sfuggire. Neppure lo spettatore, rapito dai dettagli enfatizzati dalla pellicola 70 millimetri, abbacinato da tutte quelle parole affilate come lame.
 

E non ci si accorge di aver trascorso tre ore immersi negli abissi della natura umana.  Con il rischio di finire all'inferno, magari spediti dalla  Daisy Domergue interpretata da  Jennifer Jason Leigh. Una belva dagli occhi ferini con un biglietto di sola andata per il patibolo. Una forte femmina folle, percossa e mai domata. Una  testimonianza autentica di ciò che diceva  Anthony Mann: "Senza una donna un western non funzionerebbe."

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