Il segreto del suo volto: si può rinascere dopo l’Olocausto?

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Nina Hoss e Ronald Zehrfeld interpreti de "Il segreto del suo volto"

Arriva su Sky Cinema 1, in prima tv, mercoledì 24 febbraio alle 21.10, il segreto del suo volto del regista tedesco Christian Petzold. E' la storia toccante di una ebrea sopravvissuta ad Auschwitz che tornerà a Berlino per tentare di riappropriarsi della propria vita

Con il segreto del suo volto (Phoenix) ci troviamo di fronte ad un film decisamente importante e in un certo qual modo raro. Sì, perché il regista tedesco Christian Petzold, già autore de La scelta di Barbara ci regala un’opera coraggiosa, capace di affrontare, senza calcare troppo la mano, i fantasmi che ancora affollano le coscienze del popolo tedesco macchiate dall’Olocausto. Sia chiaro Petzold non fa sconti ai suoi connazionali germanici nel raccontare una storia che sa di morte e annientamento.

La pellicola, liberamente ispirata  al romanzo Le ceneri della defunta di Hubert Monteilhet. (in prima tv, su Sky Cinema 1, mercoledì 24 febbraio alle 21.10) è ambientata in Germania alla fine della Seconda guerra mondiale. Nelly (Nina Hoss), una cantante ebrea uscita dai campi di concentramento con il volto sfigurato, si sottopone a un'operazione chirurgica per tentare di assomigliare a chi era una volta. Sogna di ritrovare il marito pianista, Johnny (Ronald Zehrfeld), il cui ricordo è stato per lei strumento di sopravvivenza durante la prigionia. Quando riesce a rintracciarlo, l'uomo non la riconosce ma, intraviste in lei sembianze abbastanza affini a quelle della moglie scomparsa, le chiede di fingerne l'identità per mettere le mani sul cospicuo patrimonio della “defunta”. Nelly accetta ma deve fare i conti con l'atroce sospetto che sia stato proprio Johnny, a suo tempo, ad averla denunciata ai nazisti.

Il titolo originale del film è Phoenix, nel film una semplice insegna su un locale dove i due coniugi si sono incontrati, è un chiaro riferimento alla figura mitologica della fenice, capace di rinascere dalla sue ceneri. Nel profondo Nelly è proprio come la fenice: una donna che tenta di riappropriarsi della sua esistenza passata ma che è consapevole nel profondo che l’Olocausto non si può dimenticare né tanto meno superare. Tuttavia Nelly non accetta l’idea che le storie, le canzoni, le poesie e perfino l’amore non siano più possibili.

Ma forse, come ha scritto lo storico Raul Hilberg “il terrore seminato dai nazisti e dalla massa obbediente impiegava tecniche già note. La novità erano i campi di sterminio: l’eliminazione su scala industriale di esseri umani. Per le vecchie tecniche c’erano canzoni, storie, letteratura… Per l’olocausto non esisteva niente di tutto questo.  E forse anche per Nelly non c’è più niente là fuori. Solo la sua ostinata determinazione e fermezza. E non è poco di fronte ad un dramma senza tempo come Olocausto.