Nastri d'Argento, premio speciale a Firenze e gli Uffizi 3D

Inserire immagine
La Venere di Urbino di Tiziano, uno dei tanti capolavori protagonisti del documentario "Firenze e gli Uffizi in 3D"

Premio speciale ai Nastri d'Argento per il documentario di Sky Firenze e gli Uffizi in 3D: ci racconta la storia del progetto il regista Luca Viotto, cui sarà affidata nella notte di domenica 28 febbraio la regia della Notte degli Oscar, in diretta su Sky Cinema Oscar

di Fabrizio Basso

Il Premio è speciale perché il documentario è (più che) speciale. Gli Uffizi così nessuno li ha mai visti. Un viaggio nel Rinascimento così ravvicinato è stato possibile solo grazie al documentario Firenze e gli Uffizi in 3D, firmato da Sky. L'impegno, l'unicità, la magia, il sogno e l'arte di questa opera tridimensionale hanno ricevuto un premio speciale, un Nastro d'Argento speciale che verrà consegnato giovedì 25 febbraio alla Casa del Cinema di Roma. Ne abbiamo parlato con Luca Viotto, regista di Firenze e gli Uffizi 3D, e che nella notte di domenica 28 febbraio sarà impegnato nella regia della Notte degli Oscar: la cerimonia dell’88esima edizione degli Academy Awards, dal celebre Dolby Theatre di Los Angeles, sarà in diretta su Sky Cinema Oscar

Luca Viotto come nasce l'operazione Uffizi?
Il progetto è partito a metà 2015 con i primi incontri. Abbiamo sviluppato un soggetto ed effettuato i primi sopralluoghi.
E' stato difficile entrare in un luogo così protetto?
Assolutamente no abbiamo avuto la totale disponibilità dell’ex direttore Antonio Natali.
Bella soddisfazione.
Enorme. ma un'altra grande soddisfazione è che tutto il progetto è stato gestito con risorse interne. A partire da Laura Allievi che ha scritto i testi. Poi le lavorazioni grafiche, la visualizzazione delle opere, il montaggio e l'audio: tutto è stato fatto internamente. Fanno eccezione le musiche originali di Matteo Curallo e le riprese realizzate da Magnitudo Film.
Immagini uniche.
Abbiamo utilizzato la tecnica più all’avanguardia per il 3D. Avevamo una camera con un braccio di 15 metri che permetteva riprese uniche.
Guardando il documentario si percepisce l'unicità.
Cito per tutte le sequenze che accompagnano lo spettatore da Santa Maria del Fiore e alla Torre di Giotto e poi quelle effettuate sopra il Nettuno.
Quando lavoravate?
Negli orari di chiusura delle basiliche, agli Uffizi il lunedì che è giorno di chiusura e all'Accademia di notte.
Le esterne?
Piazza della Signoria e del Duomo all’alba: ma finisce in fretta e in un attimo eravamo accerchiati dai turisti.
Lei è stato più volte in quei luoghi da turista, stavolta, in posizione privilegiata, cosa la ha impressionata maggiormente?
Agli Uffizi ho focalizzato l'attenzione solo sulle opere del nostro racconto. Ammetto che mi ha colpito il David di Michelangelo all’Accademia: ha le pupille che sembrano cuoricini, gli siamo arrivati a pochi centimetri. Questo particolare non lo avevo mai colto.
Se le fosse stata data la possibilità di portarsi a casa un'opera?
Senza dubbio la Venere di Urbino di Tiziano. Ma anche un bel Raffaello non mi sarebbe spiaciuto.