Pixels, quando i videogiochi anni 80 diventano protagonisti

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Ecco il film che narra trionfo e redenzione dei nerd delle sale gioco anni ’80. In un tripudio di citazioni dai classici arcade come Pac-Man, Donkey-Kong, Galaga, Centipede e altre meraviglie della storia del videogame , i videogiocatori sono gli unici che possono salvare il mondo

di Federico Ercole

Quante volte, soprattutto quando i videogame non erano ancora il fenomeno diffusissimo di oggi, gli appassionati si sono sentiti dire di essere dei perdigiorno, sfaticati e asociali. Quando all’inizio degli anni ’80 dello scorso secolo le sale gioco, con i loro meravigliosi cabinati, si diffusero per tutto il mondo nacque una nuova categoria di “giovane” le cui abilità, sottovalutate dai più, erano riflessi d’acciaio e una coordinazione clamorosa tra occhio e mano. Considerati dei perdenti, o dei “nerd”, questi appassionati erano invece dei veri virtuosi capaci di superare difficoltà elettroniche che nel videogioco moderno sono ormai quasi estinte.


Il ritorno dei campioni
- C’è voluto Pixels, un film di Chris Columbus in programmazione a marzo su Sky Cinema, per nobilitare la categoria del videogiocatore e innalzarla a salvatrice del pianeta Terra. Così chiunque abbia trascorso ore nella policromatica e dolcemente cacofonica penombra delle sale gioco non può che sentire un brivido di soddisfazione vivendo sullo schermo le gesta degli eroi del film. Ispirato ad un favoloso cortometraggio di Patrick Jean, Pixels racconta di una civiltà aliena che intercetta un satellite terrestre lanciato nello spazio negli anni ’80 contenente alcuni aspetti della cultura popolare terrestre, tra l’altro alcuni videogiochi. Ma gli extraterrestri lo equivocano come un atto di guerra e più di venti anni dopo decidono di attaccare il nostro pianeta con la versione fisica dei personaggi di quei videogame. Solo dei campioni degli anni ’80, ormai cresciuti, avranno l’abilità per sconfiggerli.

Pixels il cortometraggio che ha ispirato il film




Citazioni a gogo - Pixels è una meraviglia citazionista dove i fan del passato videoludico, ancora così vivo, ritroveranno antiche leggende del gioco trasformate in “vere” da efficaci e ispirati effetti speciali. Vediamo le astrazioni meteoriche di Asteroids, le architetture colorate di Tetris, la rana di Frogger, i barili micidiali lanciati dallo scimmione Donkey Kong e tra i tanti anche il giallo Pac-Man che si troverà ad interagire con il suo creatore, Tohru Iwatani, in una delle più riuscite e spassose scene del film. Ogni videogioco è tuttavia interpretato in chiave catastrofica e minacciosa per la nostra specie. Tranne il buffo Qbert dallo strano linguaggio, impossibile anche volendo immaginarlo aggressivo! Oppure il cane di Duck Hunt, che viene “adottato” da un’anziana signora.

La sorpresa
- L’unico videogioco moderno che abbiamo l’occasione di vedere nel film, sullo schermo di una televisione e giocato da un ragazzino, è invece già un nuovo classico: è The Last of Us, memorabile avventura apocalittica di Naughty Dog per Playstation. Tra i tanti titoli immortali presenti nel film uno solo è inventato. Si tratta di Dojo Quest, che ha come protagonista una procace guerriera bionda armata di spade. In occasione del lancio del film Dojo Quest è stato sviluppato per essere comunque giocabile e realizzato con lo stile ludico ed estetico dei primi anni ’80. Si può scaricare su App Store e Google Play. Spassoso.