La sfida dei giovani talenti italiani è In fondo al bosco

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Il regista Stefano Lodovichi e Filippo Nigro sul set del film "In fondo al bosco"

Domenica 13 marzo alle 21.10 su Sky Cinema 1 andrà in onda la nuova produzione originale targata Sky Cinema, In fondo al bosco, un thriller diretto da Stefano Lodovichi con Filippo Nigro e Camilla Filippi: leggi l'intervista al regista

di Helena Antonelli
 

In fondo al bosco è il primo film targato Sky Cinema uscito direttamente nelle sale cinematografiche, una storia piena di verità nascoste e di colpi di scena. Un thriller con sfumature noir, caratterizzato da un’ambientazione inconsueta: la Val di Fassa con le sue montagne, i boschi, la neve.

Una scommessa dal punto di vista produttivo, che ha puntato tutto sulla creatività e sulla professionalità di giovani talenti italiani. La troupe di In fondo al bosco vanta infatti una media di 30enni. Il più grande è il regista Stefano Lodovichi, appena 32enne, che ha fin da subito mostrato un grande amore verso la settima arte, portando in sala il grande progetto di In fondo al bosco. Ecco l'intervista.
 

Un tema cupo e un’atmosfera thriller, quella che vediamo nel suo film In fondo al bosco. Da dove nasce l’idea?

La storia di In fondo al bosco nasce dalla leggenda dei Krampus. Ho scoperto questa bellissima manifestazione nel Südtirol che si tiene ogni 5 di dicembre nella chiesa di San Nicolò, sono rimasto folgorato da questa tradizione, un po’ allucinante, in cui le persone si vestono da diavolo e vanno in giro per il paese terrorizzando i bambini. La cornice perfetta per poter raccontare qualcosa di inquietante. La metafora, il simbolismo, viene facile ed il genere migliore per raccontare questa storia non poteva che essere un thriller.
 

Si può dire che In fondo al bosco è un’evoluzione del suo primo film Aquadro?
In qualche modo sì. In Aquadro si parla di come i ragazzi tendono ad escludersi dalla vita, vedendo internet come una persona. Un’incapacità che nasce dalle nuove generazioni ma che è trasmessa dai genitori, dalla loro assenza. Questa quasi autoesclusione dal mondo viene riportata anche nel film In fondo al bosco, dove abbiamo una comunità esclusa dalla vita, nell’estrema provincia italiana, sperduta tra le montagne. Si tratta di persone esse stesse recluse in una vita che è stata ghettizzata dai media, che hanno evidenziato un padre come un mostro, anche se non se ne hanno le prove.
 

Di fatto questo film rappresenta la prima produzione Sky Cinema, com’è stato lavorare con questa consapevolezza? 

Sicuramente stimolante. Sky rappresenta le più importanti produzioni televisive italiane. La necessità che sentivo inizialmente era quella di essere a quel livello. Una grande responsabilità ma anche un grande onore.
 

Perché definisce In fondo al bosco un film di genere?

In fondo al bosco è di base un thriller ma con grosse componenti che sono mistery e a volte horror che fanno da cornice al dramma familiare. La vera scommessa del film è proprio questa, mescolare più generi e creare un mix che sia allo stesso tempo chiaro, con un tono adatto alla storia che si vuole raccontare.
 

Del mondo della regia, a chi si ispira in questo film? 

Per il tono e per il tipo di film, sicuramente al grande regista polacco Roman Polanski. Ma c’è molto anche di Alfred Hitchcock specialmente nella trama molto rompicapo.

Si ritiene soddisfatto dell’interpretazione di Nigro e Filippi?

Camilla e Filippo hanno incarnato i personaggi in modo meraviglioso. Hanno amato il progetto fin dalla prima lettura e questa cosa l’ho percepita fin dall’inizio. Entrambi i loro personaggi sono dilaniati a modo loro ma entrambi sono distrutti. È stata una sfida dura, ma sia Filippo che Camilla mi hanno dato tutto. C’è differenza sul come hanno lavorato sui personaggi ma non nel quanto hanno dato nell’approccio.

 

Cosa racconta il personaggio di Camilla Filippi?

Il ruolo di Camilla è sicuramente molto complesso. Linda racconta una distruzione interna. Una mamma che nel tempo viene lacerata, in modo inquietante, dalla scomparsa del figlio, una perdita che la porta ad estraniarsi dalla comunità. Un lavoro meraviglioso quello di Camilla che ha cercato in ogni scena di aggiungere un dettaglio.

Due parole sul personaggio interpretato da Filippo Nigro.

Manuel è un uomo grezzo, di montagna, un romano trapiantato nell’estremo nord. Un padre che finisce per escludersi dai rapporti con la stessa famiglia poiché visto come il diavolo della comunità. Distrutto dallo “sguardo del mondo”, la sua rudezza fisica e, allo stesso tempo, la delicatezza dello sguardo sono incarnate perfettamente dal personaggio di Nigro.
 

Quanto è difficile oggi immettersi nel mondo del cinema?

Molto difficile. Ci sono gradi di difficoltà che dipendono da tante cose. Il sistema cinematografico è un sistema che va conosciuto prima di poter provare ad entrarci. Ho iniziato giovanissimo come assistente alla regia a Grosseto, ma inizialmente non mi rendevo bene conto delle dinamiche. Ci vuole tempo per capirlo.
 

Si ritiene fortunato?

Certamente, non c’è niente di più bello che comunicare con il pubblico, parlare, raccontando delle storie. Ho iniziato un lavoro che pian piano mi sta portando verso la strada giusta. Sto facendo un ottimo percorso, non mollo un secondo, non sono ammesse pause.
 

Quindi ora cosa c’è sul set?

Un film fantasy per bambini. Parlare ai bambini è una cosa che mi emoziona molto essendo nato con i film di Spielberg. Si tratta di un tipo di pubblico delicato al quale, in un certo senso, sento ancora di appartenere.
 

Una nuova sfida, si cambia genere…

Si il primo era un film generazionale drammatico per teenager che rifletteva appunto sulle problematiche dei ragazzi. In fondo al bosco è un sorta di thriller per adulti con altre componenti, il prossimo sarà un fantasy per bambini, e quello dopo magari una serie tv o una commedia sentimentale. Sono aperto a tutto e poi se una storia è bella vale la pena raccontarla.