Luchino Visconti, 40 anni senza “il signore del cinema”

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Luchino Visconti

A 40 anni dalla morte, Sky Cinema Classics omaggia la carriera di Luchino Visconti, dedicandogli la programmazione serale di giovedì 17 marzo a partire dalle ore 19.00 con Bellissima con Walter Chiari e Anna Magnani. In prima serata è la volta di Ludwig con Helmut Berger, Romy Schneider, Trevor Howard e Silvana Mangano

A 40 anni dalla morte di Luchino Visconti, l’Italia riscopre uno dei più grandi registi del cinema italiano. Lo fa in tanti modo, con mostre, celebrazioni varie e soprattutto con i suo film. A Milano in questi giorni, sarà proiettato uno dei suoi capolavori Rocco e i suoi fratelli (Leone d'argento alla Mostra di Venezia del 1960, censurato per oscenità e solo da poco restituito alla sua versione originale curato dalla Cineteca di Bologna. Quasi in contemporanea il Comune di Milano ha deciso di intitolargli la Civica Scuola di Cinema nel quarantesimo anniversario della morte, il 17 marzo: Insomma il nostra Paese  riscopre l'arte di Luchino Visconti e si riappropria dell’eredità di un genio multiforme, ultimo esponente di una cultura profondamente europea.

Sky Cinema Classics omaggia la carriera di Luchino Visconti, dedicandogli la programmazione serale di giovedì 17 marzo a partire dalle ore 19.00 con Bellissima, pellicola drammatica che riflette sulle pericolose illusioni del mondo del cinema, con Walter Chiari e Anna Magnani. In prima serata è la volta di Ludwig, film che ripercorre le vicende di Ludovico II di Baviera che, salito al trono giovanissimo, dilapidò le risorse del regno, perse la guerra contro la Prussia, e venne infine dichiarato pazzo e trovato morto in circostanze misteriose.

Nato a Milano il 2 novembre 1906, figlio del Duca Giuseppe Visconti e di Carla Erba (erede della più grande casa farmaceutica italiana), quarto di sette figli, cresciuto tra il migliore salotto milanese del tempo, il palco di famiglia alla Scala e la bellissima Villa Erba a Cernobbio, il giovane Luchino suona il violoncello, alterna fortune e ribellioni a scuola, studia le lingue, guida una formidabile scuderia di cavalli da corsa, serve come soldato nei famosi Lancieri di Pinerolo. Quando il regime fascista comincia a far sentire più forte la sua stretta ideologica, i genitori decidono di mandare il figlio a Parigi dove intreccia una relazione con la stilista Coco Chanel, incontra il grande regista Jean Renoir e Jean Cocteau, si avvicina ai movimenti progressisti del Fronte Popolare e agli antifascisti italiani. Ma è proprio l'incontro con Renoir a esaltare la vocazione artistica di Visconti, che ne diviene assistente sul set de I bassifondi e Une partie de campagne.

Si trasferisce poi a Roma entrando in contatto con gli intellettuali della rivista Cinema e lavorando come critico, saggista, sceneggiatore, gettando le basi per un profondo rinnovamento in chiave realista del nostro cinema. Visconti si schiera con l'antifascismo militante insieme a compagni d'avventura come Mario Alicata, Pietro Ingrao, Giuseppe De Santis. Nel 1941 mette mano alla sua prima regia, il melodramma Ossessione ispirato al celebre noir di James M. Cain Il postino suona sempre due volte. Girato nel Polesine con una forte impronta naturalista, interpretato da due divi come Massimo Girotti e Clara Calamai, il film segna l'autentica rivoluzione stilistica e si deve al montatore Mario Serandrei l'appellativo di neorealista per una pellicola che - di fatto - inaugura il più grande movimento artistico di quegli anni.
 

Dopo l'8 settembre del '43 Visconti, ormai iscritto al Partito Comunista, è costretto a lasciare il cinema e si unisce alle formazioni partigiane col nome di Alfredo. Nella sua residenza romana ospita moltissimi clandestini finché una denuncia anonima lo consegna alla Banda Koch. Recluso per giorni e torturato, si salva grazie all'intervento della diva Maria Denis; dopo la Liberazione sarà tra i grandi accusatori di Pietro Koch e ne filmerà personalmente l'esecuzione per il documentario Giorni di gloria. Le difficoltà economiche del cinema italiano all'indomani della guerra spingono Visconti verso il teatro dove debutta con una memorabile edizione dei Parenti terribili dell'amico Cocteau e una serie di formidabili regie che cambiano profondamente la scena italiana e imporranno la sua Compagnia dei giovani. Nel 1948 invece, con la regia di La terra trema (ispirato a I Malavoglia di Verga) la sua impronta si conferma determinante per il cinema neorealista.
 

Cosa sia stato Luchino Visconti per la cultura italiana del secondo '900 tra il palcoscenico, il set e il teatro d'opera (celebre il sodalizio con Maria Callas) è testimoniato da un serie infinita di capolavori che sempre più spesso metteranno d'accordo critica e pubblico. Nel cinema, da Bellissima (1951) a Senso (1954), da Le notti bianche, leone d'argento nel 1957) a Il Gattopardo (1961), dalla trilogia tedesca (La caduta degli dei, Morte a Venezia, Ludwig) fino ai crepuscolari Gruppo di famiglia in un interno e L'innocente (girati tra il 1974 e il 1976 quando era già stato colpito da un ictus che lo costringeva sulla sedia a rotelle), è stato un autentico "signore del cinema", un instancabile innovatore nel solco della migliore tradizione romantica, un potente ideologo della migliore cultura marxista.
 

Con collaboratori geniali e fedeli - la sceneggiatrice Suso Cecchi d'Amico in primis - ha saputo collegare due epoche del pensiero occidentale in una chiave assolutamente moderna; grazie ad attori come Rina Morelli, Paolo Stoppa, Alain Delon, Dirk Bogarde, Helmut Berger (uno dei suoi grandi amori), Burt Lancaster ha innovato profondamente il rapporto tra interprete e regista; con la complicità di allievi di classe - due nomi su tutti, Franco Zeffirelli e Francesco Rosi - ha costruito una doppia eredità, stilistica e tematica, che arriva fino ai registi d'oggi da Luca Guadagnino a Giuseppe Tornatore.
 

Iracondo signore del set, maniaco perfezionista della ricostruzione d'epoca, aristocratico tormentato e comunista convinto, Luchino Visconti resta una personalità inquieta che riassume bene tutte le contraddizioni e le speranze del suo tempo. Così anche nella vita privata, vissuta sfrontatamente nella passione per uomini e donne con aperte scelte omosessuali da adulto; nel fuoco della polemica contro i "passatisti"  e nell'amore per il passato; nell'estetica decadentista e nell’originalità dell'invenzione. Un gigante che lascia due grandi rimpianti: due film sognati per una vita intera e mai portati a termine: La Recherche da Proust e La montagna incantata da Mann: non a caso pilastri assoluti di un'Europa del pensiero e dell'arte che Visconti venerava come modello irripetibile.