Da Toy Story a Inside Out: 20 anni di Pixar in 2 minuti

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Da Woody a Arlo, da Saetta McQueen a Merida, dal topo Remi a Tristezza: la casa di produzione di John Lasseter ci ha regalato personaggi e film indimenticabili. Qualcuno è riuscito a condensare in 120 secondi la filosofia dell'azienda che ha rivoluzionato l'animazione. IL VIDEO

 

John Lasseter lo dice sempre. Il segreto della Pixar non sta nella tecnologia ma nella capacità di raccontare storie, qualunque sia il protagonista della narrazione: una bicicletta, un giocattolo, un topo chef, una principessa scozzese un po' ribelle. Ed è quello che la casa di produzione di John Lasseter ha fatto negli ultimi 20 anni dal primo lungometraggio, Toy Story, uscito nel 1995, a Inside Out, del 2015 e fresco di Oscar. Lo ha fatto - come racconta la voce narrante di un video che in 2 minuti racchiude tutti i successi della ditta negli ultimi decenni – cercando di ispirare “meraviglia” negli spettatori.



I successi – Accompagnato dalla musica scritta da Michael Giacchino per Up il video offre una carrellata di personaggi che hanno fatto la storia recente del cinema di animazione mescolando lungometraggi e corti. Dal monociclo Red che vorrebbe tanto esibissi davanti ad un pubblico di un circo al pupazzo di neve Nick che desidererebbe evadere dalla sua palla di vetro, passando per i più celebri Merida di Brave, il Saetta McQueen di Cars fino al dinosauro Arlo e alla famiglia di Inside Out. C'è un filo comune che lega tutte queste variegate creature: la capacità di suscitare meraviglia. “La meraviglia è onesta”, dice Andrew Stanton della Pixar la cui voce accompagna le immagini. “E' completamente innocente e non può essere evocata artificialmente”. Ed è su questo che si fonda ogni lavoro di Lasseter & C., che duri due ore o pochi minuti. Perché alla base c'è un'idea di onestà artistica molto rigorosa che può essere sintetizzata – secondo le parole di Stanton – nell'imperativo di “catturare la verità dalla tua esperienza personale” e di “esprimere i valori che tu senti personalmente nel profondo”. Il che vale se in scena ci sono attori veri o pixel assemblati da un computer.