David 2016: tutti i segreti delle candidature

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In attesa della serata finale del David di Donatello (Lunedì 18 aprile dalle 20.50 su Sky Cinema 1 HD, TV8 , Sky Uno  e su Sky Cinema David di Donatello) ri-scopriamo insieme tutte le candidature che si contenderanno le 24 statuette dorate più prestigiose del cinema italiano.


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di Michele Sancisi


Si concentra su pochi titoli la gran parte delle candidature ai David di Donatello 2016. Tra sorprese e conferme resite il record personale di Margherita Buy che, pur non essendo candidata resta la più nominata e premiata nella storia del concorso, con ben 7 statuette sullo scaffale.

Anche quest’anno l’Accademia del cinema italiano ha compiuto una netta pre-selezione per la corsa ai premi più importanti del nostro paese.

Sono 124 le candidature per 24 statuette dorate, ma in molte cinquine se la giocano una manciata di titoli. Addirittura sono nominati per il miglior film esattamente gli stessi cinque che corrono per la migliore regia. E quattro su cinque anche per la sceneggiatura e la produzione.

Si consolida anche la positiva tendenza a bilanciare grandi nomi e nuove promesse, tutti con eguali opportunità ai nastri di partenza.
 

Nel 2014 gli assi pigliatutto erano stati Il capitale umano di Virzì, La grande bellezza di Sorrentino reduce dall’Oscar e Allacciate le cinture di Ozpetek, insieme al jolly Smetto quando voglio di Sydney Sibilia.

Nel 2015 i pluricandidati furono Il giovane favoloso di Martone e Mia madre di Moretti con l’outsider Anime Nere di Munzi, che poi ha trionfato.

Lo stesso avviene quest’anno. Youth di Sorrentino, privo di oscar e palme, totalizza 14 candidature e Il racconto dei racconti di Garrone, pure lui a Cannes senza premi, ne incamera 12. Però nessun attore dei loro cast internazionali è stato candidato, poiché per regolamento può concorrere solo chi recita in italiano.

Ancora meglio di Sorrentino e Garrone fanno due titoli molto più piccoli e di genere:  Non essere cattivo ottiene 16 candidature, compresa quella per la regia incompiuta del defunto Claudio Caligari, finita dal suo attore e amico Mastrandrea.
 

Con 16 nomination si impone anche il film-rivelazione della stagione Lo chiamavano Jeeg Robot dell’esordiente Gabriele Mainetti, storia di supereroi sottoproletari applauditi da critica e pubblico.

Ciò che prevale nelle candidature è l’originalità dei film, svincolata da logiche di botteghino e di prestigio, tanto che il supercampione di incassi Quo vado? raccoglie poco (3 chiamate). Mentre il regista Luca Guadagnino, che sfiorò l’Oscar, è il grande escluso con A Bigger Splash. Purtroppo dimenticato dai 1916  membri dell’ Accademia anche un film considerato un capolavoro come Bella e perduta di Pietro Marcello.

Un dato interessante che emerge dalle candidature riguarda i temi e le fonti di ispirazione di questa stagione del cinema italiano. La città al centro di tanti scandali, la Roma del degrado e dell’inchiesta Mafia Capitale è scenario di tre dei film più quotati.
 

Non essere cattivo e anche Lo chiamavano Jeeg Robot mostrano una Roma brutta, sporca e cattiva, tra Ostia e il Tevere, tra droga e sbandati, anche se dotati di super-poteri.

La faccia allucinata che unisce queste due storie è di Luca Marinelli, candidato due volte, sia come protagonista di Non essere cattivo che come non-protagonista di Jeeg Robot.

L’altra immagine di Roma è quella ancora più nera di Suburra, il film di Stefano Sollima figlio di quel Romanzo criminale che il regista romano ha portato al successo nella prima grande serie tv prodotta da Sky nel 2008.
 

Il crimine d’alto bordo della “Suburra” capitolina si specchia nei sobborghi del Trainpotting all’amatriciana dove è impossibile “Non essere cattivo” o ambire al lieto fine.

Anche in questo caso a tenere insieme i due film è un attore emergente, Alessandro Borghi, candidato come non-protagonista del primo e protagonista del secondo.

Al di fuori del blocco nero di Roma Capoccia, che totalizza quasi un terzo delle candidature, ci sono altri temi e generi.
 

Reduce dall’orso d’oro a Berlino, Fuocoammare di Gianfranco Rosi - che aveva già vinto il Leone d’oro a Venezia con il precedente Sacro Gra - esonda per meriti artistici dalla categoria dei documentari e concorre come miglior film, oltre che per regia, produzione e montaggio.

Una conferma che il cinema del reale, da genere secondario è diventato il linguaggio ideale per raccontare la complessità del nostro tempo.

Altri film non di fiction trovano posto nella cinquina dei Doc, tra cui Louisiana di Roberto Minervini già passato a Cannes e I bambini sanno di Walter Veltroni.

Un filone importante tra le candidature è poi rappresentato dalle commedie, e questo è sempre stato uno dei tratti distintivi dei David.
 

Mentre agli oscar prevalgono biopic, drammi umani e affreschi storici e ai festival domina un cinema d’autore raffinato ma tutt’altro che divertente, nel novero dei David c’è un mix di generi che rappresenta la nostra produzione nazionale, senza snobbare la commedia di qualità.

Se il fenomeno Zalone si ridimensiona, sbanca invece la commedia agrodolce Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, che conquista critica, pubblico e 9 candidature con l’idea intrigante di scavare nelle memory card dei nostri smart-phone.
 

Anche il film di Genovese, come quello di Caligari, fa da rampa di lancio per una doppia candidatura tra gli attori protagonisti e incornicia sia Marco Giallini che Valerio Mastandrea.

Giallini e Mastrandrea se la vedranno con Marinelli e Borghi di Non essere cattivo e con Claudio Santamaria di Lo chiamavano Jeeg Robot, film super-favorito anche nella categoria del Miglior regista esordiente.
 

Tornando ai generi possiamo ascrivere alla commedia anche Il racconto dei racconti, favola senza tempo con risvolti dark che non ha vinto a Cannes ma ora corre per 12 David. Una sfida ancora aperta per il regista di Gomorra.
 

Sul fronte delle attrici protagoniste, che quest’anno sono ben 7, c’è sia commedia che dramma, a volte mescolati: come la brillante Paola Cortellesi resa folle dalla de-merito-crazia in Gli ultimi saranno ultimiAnna Foglietta tra riso e pianto in Perfetti sconosciuti e Sabrina Ferilli della coppia gay di Io e lei, ruolo coraggioso che non premia però l’altra partner Margherita Buy.

In personaggi drammatici più astratti si sfidano Juliette Binoche nel film L’attesa dell’esordiente Piero Messina già in concorso a Venezia; Ilenia Pastorelli, la bambola sexy che ama Jeeg Robot, Àstrid Berges-Frisbey  del film Alaska e la splendida Valeria Golino che ha vinto la Coppa Volpi nel film Per amor vostro di Gaudino con la prova più importante della sua carriera.

Nella cinquina delle non protagoniste vanno segnalate due signore del cinema italiano: Piera Degli Esposti diretta da Laura Morante nell’intimistico Assolo e Claudia Cardinale che con Ultima fermata concorre a 40 anni dal suo ultimo David.

Tra gli attori non protagonisti Binasco, Bentivoglio e Battiston si aggiungono ai già citati pluri-candidati Marinelli e Borghi.

Infine nella sfida tra piccoli film low cost e coproduzioni internazionali entra anche La corrispondenza di Giuseppe Tornatore, che ha 6 candidature tra cui quella alla colonna sonora del premio oscar Morricone e altre in categorie tecniche dove il budget fa la differenza.
 

Per vedere chi la spunterà nelle 24 competizioni appuntamento al 18 aprile con di premiazione della 60ª edizione dei David condotta da Alessandro Cattelan e trasmessa per la prima volta in esclusiva su Sky Cinema.

Come sempre, che vinca il migliore, ma soprattutto il cinema italiano!


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