I 5 migliori film per passare la prova costume (con lode)

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Kill Bill Vol. 1 è uno dei film più adatti a motivarsi per perdere peso. In vista di una prova costume perfetta!

L'estate alle porte ci ricorda che la spiaggia è all’orizzonte. E, dopo i bagordi invernali e pasquali, l’ansia per il test del bikini diventa ingestibile. Niente paura: ecco qualche film che vi ridarà l’energia necessaria per perdere peso! Da Kill Bill a La tigre e il dragone, fino ad arrivare a horror come Shining che assicurano proprio un bel falò di calorie, lo schermo è un vero alleato della remise en forme

di Camilla Sernagiotto

 

 

Ansia da prova costume

 

C’è una prova più temuta dell’esame della patente e della terza prova della Maturità: è la prova costume, vero e proprio spauracchio della società odierna.

Troppe colombe pasquali e la tartarughina addominale è volata via? Niente panico: a tutto c’è sempre un rimedio.

L’ansia di prestazione da spiaggia incomincia a farsi sentire non appena il tiepido venticello primaverile inizia a tirare, così le palestre si assiepano di coscienze sporche e lacrime da coccodrillo.

Ma non bisogna per forza versarne a iosa di lacrime perché rimettersi in forma non è poi così difficile, soprattutto se ci si rivolge ai giusti alleati.

 

Una prova costume da cinema

 

Il personal trainer sarà sicuramente il vostro guru di questo periodo di transizione ma anche un insospettabile nome può essere molto amico della vostra remise en forme: stiamo parlando dello schermo.

Nonostante l’associazione tv-divano sia quasi immediata per i più, in realtà una miriade di film sono in grado di farvi perdere peso. Come? In tanti modi: motivandovi, mostrandovi quello che non volete diventare e… facendovi addirittura bruciare calorie!

 

Pellicole motivazionali per far perdere peso al gentil sesso: Kill Bill

 

La prima sottocategoria del filone cinematografico light è quella che offre motivazioni per uscire ad allenarsi: dalla corsetta sul tapis roulant alla full immersion nella pesistica, alcuni titoli sono veri e propri escamotage gymotivazionali.

Tra i tantissimi esempi di tale cinematografia da addominali, una menzione d’onore spetta a Kill Bill, in particolare il Vol. 1.

La perseveranza con la quale il mitico personaggio interpretato da Uma Thurman tenta di rimettersi in forma per vendicarsi del Bill messo a titolo, colui che le ha letteralmente strappato dal grembo sua figlia, è ciò a cui ciascun sovrappeso dovrebbe anelare.

Da una condizione di paresi totale, infatti, la mitica Black Mamba riuscirà a mettere in scacco tutti i suoi nemici, con un’energia da lasciare a bocca aperta. Di sicuro a gola mozzata…

Mentre lo spettatore seguirà le avventure non solo mozza-gola ma anche mozza fiato della cosiddetta Sposa di Kill Bill, automaticamente rinnoverà l’abbonamento in palestra o spolvererà perlomeno i Roller Blade.

Perché, come ogni sposa che si rispetti, anche Uma è disposta a tutto pur di rimettersi in forma smagliante.

 

Personal cinematografic trainer per ometti: Rocky

 

La prova costume non è solo lo spauracchio delle signore.

Grattacapo di tanti giovani, più o meno baldanzosi, è uno dei motivi di aumento d’ansia sociale non appena le temperature si alzano.

Una legge non scritta vuole infatti che l’innalzamento del barometro sia inversamente proporzionale a quello della bilancia. O anche: l’aumento della temperatura deve essere direttamente proporzionale alla riduzione dei centimetri di troppo.

In altre parole, se il caldo ti costringe a spogliarti di cappotti, maglioncioni e felpone, è bene che sotto ci sia qualcosa di ben tornito da far rimirare agli altri.

Un trucchetto che funziona con i peggiori pigri in circolazione è quello che dal lontano 1976 aiuta a perdere peso: l’entusiasmo contagioso che si prova nel vedere Rocky Balboa allenarsi prima dell’incontro con Apollo Creed.

Un po’ come per i cartoni animati del film Chi ha incastrato Roger Rabbit?, che non riescono ad ascoltare il verso della canzoncina “Ammazza la vecchia” senza completarla a gran voce con il finale “col Flit!”, non c’è uomo che udendo le note adrenaliniche di Gonna Fly Now di Bill Conti (il motivetto epico che accompagna gli allenamenti del mitico pugile) riesca a stare fermo.

Se state cercando un personal trainer da cinema, affidatevi a Mickey, il celeberrimo allenatore interpretato da Burgess Meredith che rimetterà in forma con un solo allenamento sia il protagonista del film sulla boxe più famoso di tutti i tempi sia voi.

 

Vade retro mutandoni di Bridget Jones!

 

Tornando alla prova costume delle donzelle, un film che ha riscosso parecchio successo al botteghino insegna che le donne sono belle anche se le loro misure non sono quelle di una modella da passerella.

Parola di Renée Zellweger, ex top model che ha messo su parecchi chiletti per entrare nei panni Large del personaggio femminile cinematografico più amato dalle donne vere: Bridget Jones.

Il film Il diario di Bridget Jones, tratto dall’omonimo bestseller di Helen Fielding, racconta di una trentenne frustrata, cicciottella, tabagista accanita e bevitrice di cocktail di troppo che si invaghisce del suo bellissimo capo, brillante e ovviamente donnaiolo.

Ma le misure di Bridget non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelle delle solite “prede” del boss rapace, motivo che aumenta la frustrazione di lei, le sue scorpacciate di gelato e i conseguenti chili di coscienza sporca pesati sulla bilancia.

Questo film può avere due effetti differenti sulle spettatrici: quel personaggio così vero, così in carne (e ossa) contro le rarefazioni hollywoodiane, così bello nel senso curvy del termine - oggi molto attuale - esercita un’attrazione tale su alcune donne da far dimenticare loro l’ansia da canone estetico da spiaggia. Ma bisogna essere donne che guardano più all’aspetto intellettuale che a quello fisico…

La seconda spettatrice è colei che inorridisce nel constatare che il corpo statuario della Zellweger si è orribilmente tramutato in quello flaccido e gonfio che semmai una casalinga di Voghera potrebbe sfoggiare in spiaggia, non una modella come Renée. A questo punto per la seconda spettatrice si para davanti l’esempio da non seguire, facendo sì che colei si metta a dieta ferrea e incominci a correre pure in ufficio. Perché, se almeno per la Zellweger l’aumento di peso coincide con un aumento di ego e, last but non least, del portafogli (una brutta legge che inizia a serpeggiare a Hollywood è quella per cui le donne belle devono imbruttirsi e ingrassare per sperare in un premio, parola di Charlize Theron in Monster), per la donna comune più chili sulla bilancia equivalgono a più crucci prima di addormentarsi e basta.

Entrambe le tipologie delle spettatrici, tuttavia, sono accomunate da una simile avversione: quella ai mutandoni contenitivi di Bridget Jones!

Perché chi non soffre per il proprio sovrappeso deve dimostrarlo evitando di nasconderlo e chi invece è decisa a combatterlo non usa trucchetti beceri come la biancheria contenitiva: il grasso va eliminato!

E qui subentra la Uma Thurman di Kill Bill.

 

Brucia calorie con i film horror

 

Un recente studio ha dimostrato che guardare film sul divano può fare consumare calorie, purché le pellicole in questione assicurino una tachicardia pari a quella di una mezza maratona.

Il genere dell’orrore, portato com’è all’agitazione da suspense e alla sudorazione eccessiva, sarebbe in grado di bruciare energia.

Tra i tanti film presi in esame, da Lo Squalo a L’Esorcista fino a The Blair Witch Project e Nightmare, quello che si aggiudica la medaglia d’oro come alleato atipico della silhouette è Shining.

Il capolavoro firmato Stanley Kubrick assicura una perdita di ben 184 calorie! Tanto quanto mezz’ora di corsa sul tapis roulant. O un'oretta di spinning sul triciclo di Danny...

 

Discipline insolite come la corsa dietro il pullmino giallo di Little Miss Sunshine

 

Se ciò che premeva a Kubrick mentre girava il suo capolavoro non era certamente fare perdere peso al suo pubblico, anche Jonathan Dayton e Valerie Faris non avevano in mente niente del genere quando diressero il loro gioiellino Little Miss Sunshine.

E infatti gli spettatori che hanno adorato questo manicaretto filmico di cui farsi scorpacciate (senza nessun rimorso del giorno dopo) non badano di certo alla forza motrice che sta alla base della pellicola.

La famiglia Hoover è una tipica famiglia americana, tartassata come tutte le famiglie del mondo dalle tante frustrazioni.

Loro, però, sono campioni di pesi (di vita) massimi: fallimenti, tentati suicidi, malattia, droga, insuccessi, sogni infranti e sfortune bibliche sono le discipline in cui gli Hoover si dimostrano veri e propri fuoriclasse.

La ciliegina sulla torta arriverà con la telefonata che avvisa la famiglia che la piccola Olive è stata ammessa alle finali del concorso di bellezza Little Miss Sunshine.

Piccolo dettaglio: Olive è una bambina cicciottella e bruttina che si discosta molto dai parametri di bellezza tipici degli americani.

Ma Olive e tutti i suoi familiari non si perdono d’animo e decidendo di raggiungere il sogno della piccola di casa. Con tutti i mezzi a disposizione: se il fine giustifica il mezzo, in questo caso è più il mezzo a dare il senso al fine, continuare a leggere per credere.

Partono così tutti assieme per un esilarante e commuovente viaggio che li porterà a conoscersi l’un l’altro e, dulcis in fundo, a conoscere se stessi.

Ciò che questo film eccezionale insegna agli spettatori è che lottare per un sogno, anche se è illusorio più dei mulini a vento di Don Chisciotte, è sempre motivo di orgoglio. E sempre farà sì che chi lotta non sia un fallito, anche nel caso egli non riesca a raggiungere l’obiettivo.

Gli spettatori più sensibili noteranno poi che la bellezza non convenzionale della piccola Olive (interpretata da Abigail Breslin) è molto più interessante e dolce di qualsiasi altra bellezza canonica (e per questo banale) da Miss America.  

Infine gli spettatori più acuti capiranno che è l’unione a fare la forza: per vincere è fondamentale farsi aiutare nel proprio obiettivo, qualunque esso sia (dalla remise en forme in vista del bikini all’ammissione a un concorso di bellezza, dalla pubblicazione di un libro di successo all’ingresso in Aeronautica).

Perché il pullmino giallo del film, che ha problemi di accensione, non si metterebbe mai in moto se non ci fossero tutti a dare il proprio apporto.

Correre dietro a quel pullmino giallo o a un sogno qualsiasi è il training perfetto per rimettersi in forma. Nell’anima e nel corpo.