Prince e il cinema...toccate e fughe alla maniera di Bach

Purple Rain e Graffiti Bridge: più che due titoli due monumenti che corrispondono a due dei rari contatti tra il genio folle di Prince e il cinema. Affascinato dal grande schermo ma non particolarmente attratto. E ora che il folletto di Minneapolis ci ha lasciato diventano ancora più preziose le tracce che ha lasciato, toccate fughe come in musica, come quelle di Bach, che hanno lasciato segni eterni

di Fabrizio Basso

Un attore a tempo perso. Ma vincente. Prince ha tinto di porpora la musica e di viola il cinema. Colori quaresimali per un artista dai mille volti che ha fatto ballare il mondo. Allegria a ogni latitudine per un volto che racchiudeva la tristezza di chi ha la sensazione di essere sempre fuori dal tempo. Ed è vero. Solo che lui il tempo lo precedeva.


I suoi video hanno sempre avuto una cura maniacale e anche le sporadiche intrusioni nell'universo dei lungometraggi avevano alle spalle mille attenzioni. Che non sempre la critica a capito, al punto che Graffiti Bridge del 1990 ha sentito il profumo della Nomination all'Oscar per poi essere insignito di cinque Razzie Award, l'anti Oscar. E, ulteriore smacco, sono stati dati quasi tutti a ruoli interpretati dallo stesso Prince.

Graffiti Bridge è una sorta di sequel ideale di quello che è considerato il film simbolo di Prince, Purple Rain. E lì un Oscar lo ha vinto davvero: per la miglior colonna sonora. Non poteva essere diversamente per un disco che è diventato la colonna sonora degli anni Ottanta e ancora ogni è punto di riferimento per una moltitudine di artisti.

Purple Rain, realizzato nel 1984, ha sfumature autobiografiche. Ma in senso rivoluzionario, come è lecito attendersi da un genio come lui. Pochi riferimenti alla sua vita e alla sua storia ma per chi è più attento, per chi conosce e ama Prince tanti momenti sentimentali che legano l'artista The Kid, il cantante in cerca di successo interpretato da Nelson nel film.

Qui si ferma la storia cinematografica di Prince. Possiamo aggiungerci solo 3 Chains o’ Gold, che in realtà è un susseguirsi di video collegati da un tessuto narrativo, e il suo prestarsi a realizzare brani originali per pellicole di altri. Anche lì poche pennellate, pochi sgocciolamenti sulla pellicola ma indelebili, destinati a entrare nella storia: suoi i temi di Showgirls di Paul Verhoeven e di Girl 6 – Sesso in linea e Bamboozled entrambi di Spike Lee. Ma il momento più alto fu l'invenzione (e poche volte questa parola fu così appropriata) della soundtrack del primo Batman firmato, nel 1989, da Tim Burton.