Sboccia un "Fiore" a Cannes 2016

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La sezione Quinzaine des realisateurs continua a regalarci sorprese: dopo Fai bei sogni di Marco Bellocchio e La pazza gioia di Paolo Virzì arriva Fiore di Claudio Giovannesi (è uno dei registi di Gomorra), un film intenso e profondo, con Valerio Mastrandrea unico attore professionista. Leggi la RECENSIONE

di Gabriele Acerbo

(@gabace)


Quest’anno la Quinzaine des realisateurs, rassegna collaterale e non competitiva di Cannes, è piena di belle sorprese. Fai bei sogni di Marco Bellocchio in apertura, dieci minuti di applausi a Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, la coppia folle di La pazza gioia di Paolo Virzì e infine nella settima giornata la proiezione di un altro film emozionante, Fiore di Claudio Giovannesi.

Tra Pasolini e Bresson, il 38enne regista romano ci porta in un mondo sconosciuto, quello di un riformatorio dove convivono minorenni maschi e femmine. E’ lì che finisce Daphne, giovane sbandata che rapina i coetanei per rubargli smartphone. Suo padre (Valerio Mastandrea), anche lui con qualche guaio con la giustizia, potrebbe prenderla in affidamento ma non può o non vuole e allora Daphne trascorre lunghi mesi nell’istituto penitenziario minorile, circondata da assistenti sociali amorevoli e da una direttrice che non le fa sconti. Lei è minuta, sembra fragile, in realtà è una tipa tosta: non rispetta le regole, si scontra con le altre ragazze, incendia la propria cella. Però c’è qualcosa che la fa illudere che il futuro potrebbe essere migliore: infatti intreccia un’amicizia epistolare con un giovane detenuto che piano piano si trasformerà in qualcosa di più. Un incontro che la segnerà, spingendola a sognare una sorte diversa.

E’ paradossale ma il film di Giovannesi ha molti aspetti in comune con quello di Virzì che esce oggi al cinema: il punto di vista femminile, un universo chiuso (lì la comune per chi soffre di malattia mentale, qui il penitenziario per giovani criminali), la fuga come unica soluzione per rimettere a posto i cocci di una vita spezzata. Ma se ne La pazza gioia le protagoniste sono due straordinarie attrici, si stenta a credere che la Daphne di Fiore nella vita fa la barista e non aveva messo piede prima su un set. Quello che Giovannesi fa con lei e tutti gli altri giovani interpreti (praticamente solo Mastandrea è un professionista) è una vera magia. D’altronde il regista non è nuovo nel lavorare con gli adolescenti, anni fa colpì tutti con un’altra storia di ragazzini, Ali ha gli occhi azzurri. Oggi però per lui inizia un’altra sfida, infatti è uno dei quattro registi della seconda stagione di Gomorra. Dai giovani ribelli innamorati di Fiore agli efferati criminali di Scampia il passo non è breve.