The Conjuring - Il Caso Enfield: la recensione

Il sequel di The Conjuring sara distribuito nelle sale cinematografiche italiane  dal 23 giugno con il titolo giugno 2016 con il titolo The Conjuring - Il caso Enfield. Alessio Accardo di Sky Cine News lo ha visto in anteprima a  Londra e ci racconta tutti i segreti di questo horror (diretto da James Wan e intepretato da Patrick Wilson, Vera Farmiga e Frances O'Connor) e destinato forse a trasformarsi in una saga.

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di Alessio Accardo

(@accardo_alessio )

 

Il seguito di The conjuring, girato tre anni dopo  e ambientato sei anni dopo l’originale, sin dalla sua inusitata durata (quasi due ore e mezza), mostra subito la crescita delle ambizioni di James Wan.

 

Dopo un prologo ad Amityville, località ben nota ai conoscitori delle vicende legate ai coniugi Warren (e che ha già dato vita a una saga a parte), la vicenda si trasferisce nella Londra di fine anni Settanta, con uno stile estremamente realistico.



Accompagnata dalle note della canzone manifesto del punk ’77, London Calling, ci viene mostrato uno spaccato della gioventù dell’Inghilterra di quegli anni, che fa ripensare a certo cinema coevo di Alan Parker, come The wall. Tra le tipiche case di mattoncini rossi, nella suburbia londinese sorge la cittadina di Enfield, che a cavallo tra il 1977 e il 1978 fu teatro di un celebre caso di attività paranormale, conosciuto come The Enfield poltegeist.


E’ la vicenda di una famiglia, gli Hodgson, composta da madre single e quattro figli, che viene perseguitata dallo spirito di un antico abitante della casa, il quale – come spesso in questi casi – si accanisce sulla più piccola e indifesa del gruppo, l’undicenne Janet. La bimba è posseduta dal demone, che ne deforma i connotati e la voce; come viene mostrato da una registrazione audio che il film documenta, innalzando al top il coefficiente di verosimiglianza. Del resto, come era accaduto nel primo The conjuring, anche questo sequel si apre con una didascalia che spiega come le vicende trattate dal film siano basate su una storia vera.



Ciò che cambia rispetto all' originale - forse a causa della location londinese oppure per un budget che si presume più ricco - è la dovizia di particolari grazie ai quali tale assunto di partenza viene inverato nel corso di tutta la narrazione, conferendo all’anima soprannaturale della storia un ulteriore grado di credibilità. In altre parole le due parti di cui il film è composto (quella horror e quella realistica) non si elidono e neppure si disturbano, ma contribuiscono anzi a potenziarsi a vicenda.



Molto indicativo, da questo punto di vista, è il decor del film che non si dimentica di riprodurre fedelmente le camere dei bambini della famiglia Hodgson, con tanto di poster del calciatore George Best e degli allora mitici Starsky & Hutch, con un approccio stilistico che – alla luce delle immagini documentali dei veri Hodgson che corredano i titoli di coda - vien da definire para-documentaristico.


Anche i due interpreti sembrano sempre più calati nella parte, soprattutto Patrick Wilson - qui al suo quarto film con il regista malese-australiano - il quale  in una scena molto struggente, eppure funzionale alla trama del film consente al suo attore feticcio di interpretare l’altro “ruolo” della sua vita, quello di cantante (Wilson e insieme ai suoi due fratelli è parte di una rock-band, che si esibisce spesso per cause no-profit) facendogli intonare, a scopo conciliatorio  l’immortale hit di Elvis Presley, “Can’t Help falling in love with you”.


Quando abbiamo chiesto ad entrambi se, dopo questo sequel, The conjuring potrebbe diventare una saga, come Saw, James e Patrick ci hanno fatto capire che è altamente probabile. E vista l'efficacia di The conjuring 2, nonostante la durata non convenzionale, la cosa non ci dispiace affatto.

 

 

The Conjuring. Il Caso Enfield: Il Nuovo trailer ufficiale italiano