Intervista a Nicolas Winding Refn, rivoluzionario del cinema

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Nicolas Winding Refn (Getty Images)

All’università IULM di Milano per raccontarsi agli studenti nell’ambito della Masterclass Storytellers e del progetto Sky Academy, il regista danese Nicolas Winding Refn ci ha parlato del suo ultimo film The Neon Demon e del suo modo di fare cinema. Ecco l’intervista.
 


E su Sky Cinema Cult sabato 11 giugno,  non perdete la speciale programmazione dedicata a Refn.

 

 

 

 

 

 

di Marco Agustoni

 

Dopo avere chiacchierato con Gianni Canova di fronte agli studenti dell’università IULM di Milano nell’ambito della Masterclass Storytellers e del progetto Sky Academy (l’incontro andrà in onda sabato 11 giugno alle 22.45 su Sky Cinema Cult e domenica 12 alle 18.30 su Sky Atlantic  e Sky Arte), il regista danese Nicolas Winding Refn ha trovato il tempo per rispondere a qualche domanda sul suo ultimo film, lo scandaloso The Neon Demon, e di come stia cambiando il suo modo di fare cinema. Ecco l’intervista.

 

Come hai capito che Elle Fanning era l’attrice ideale per un ruolo complesso come quello della protagonista Jesse?

Avevamo bisogno di un’attrice che fosse incredibilmente talentuosa, ma anche che avesse l’aspetto di chi ha tutto ciò che gli altri desiderano. Insomma, era come trovare un ago in un pagliaio grande come l’Italia. Mi è capitato quasi per caso sotto gli occhi un suo photoshoot e mia moglie Liv mi ha detto che nel suo ultimo film era bravissima. E così ho capito che era lei.

 

Pensi che l’industria della Moda divori i corpi e la bellezza?

Penso più che altro che l’industria della Moda abbia un grande controllo sul modo in cui vediamo la bellezza. L’essenza della Moda è proprio descrivere cosa è bello. Ed è questo che rende per me il mondo della Moda così interessante per me, perché ha a che fare con gli estremi. 

 

Ti sei sentito un outsider a fare un film ambientato nel mondo della Moda?

Non ho fatto un mondo sul mondo della Moda, ma per l’appunto ho fatto un film ambientato nel mondo della Moda, per cui non è stato un vero problema. La storia ha carattere universale, perché in qualsiasi ambito in cui lavori ti devi confrontare con l’invidia. Sarà anche un cliché, ma i cliché funzionano.

 

In The Neon Demon la bellezza è una sorta di superpotere: hai mai avuto la tentazione di “spingere sull’acceleratore” del fantastico?

Penso che, come con le favole, il bilanciamento tra reale e soprannaturale sia molto più interessante del soprannaturale puro, perché in qualche modo rimarrà plausibile e proprio per questo risulterà più spaventoso.

 

Da Solo Dio perdona il tuo modo di fare film si è contaminato sempre di più con la videoarte…

Ho provato ad approcciare gli ultimi due film come se fossero delle installazioni, quasi come se fossero delle immagini che poste in un certo ordine creano una storia, ma poste al contrario ne creano un’altra. Un po’ come in una galleria d’arte.

 

Di recente ti sei espresso sul modo in cui i cambiamenti nella distribuzione influenzeranno il modo di fare film: qual è la tua visione in proposito?

I cinema continueranno a esistere. Ma è un dato di fatto che i film saranno sempre più visti anche su nuovi supporti, sui tablet, sugli smartphone, sugli occhiali, nella realtà virtuale e così dicendo. Quel che cambia davvero è che adesso come consumatori abbiamo molto più controllo su ciò che consumiamo e quindi non dobbiamo più sottostare alle regole dell’ecosistema cinematografico. In questo scenario, con i filtri tra chi fa film e chi li vede ridotti quasi a zero, penso che per i filmmaker sarà sempre più importante distinguersi, essere unici, riconoscibili. Ciò che rappresentiamo sarà più importante di ciò che facciamo. C'è una rivoluzione in corso e penso che questo futuro sia molto stimolante.