Non essere cattivo, l’ultimo capolavoro di Caligari su Sky Cinema

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Luca Martinelli e Alessandro Borghi

Opera postuma di Claudio Caligari (Amore tossico, L’odore della Notte), conclusa e prodotta dall’amico Valerio Mastandrea e presentata con successo alla 72ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, che ha consacrato la carriera di Luca Marinelli (Lo Chiamavano Jeeg Robot) e Alessandro Borghi (Suburra). Ambientato nella periferia romana, il film racconta la lotta quotidiana di un gruppo di giovani tossicodipendenti alla ricerca di un futuro migliore. 16 candidature ai David 2016

Cominciamo con dire che guardare Non essere cattivo, film postumo di Claudio Caligari, mette un po’ di rimpianto. Non naturalmente per le qualità altissime della pellicola, ma per il fatto che il regista romano, scomparso nel maggio del 2015, non è stato considerato molto dalla critica e dal pubblico del nostro Paese. Anzi diciamolo chiaramente, è stato decisamente ignorato. Certo aver realizzato 3 film in 32 anni non ha deposto a suo favore, ma questo non oscura quello che di grande ha realizzato.

Se è vero che a volte sono i particolari a spiegare meglio le cose, allora per comprendere al meglio il suo Non essere cattivo, in onda in prima tv su Sky Cinema 1, bisogna ritornare al suo primo vero  film, ovvero quello di  “Amore tossico” del 1983, punto di partenza di un racconto di un’altra generazione, quella dell’eroina per intenderci. Lì la controcultura che nutriva il tutto era quella del rock, e della beat generation. Oggi siamo passati a coca e pasticche. Un salto dalla polvere bianca alle pasticche sintetiche di ecstasy. Lo sballo per lo sballo.

Tutto qui il passaggio dal primo all’ultimo Caligari. Un cerchio che si chiude in un racconto, quello di non essere cattivo di un popolo  che va a mille, che passa da un locale all'altro, senza le cadenze e la pacifica rassegnazione dell'eroinomane in cerca di un buco. La cultura speed della coca contro quella meditativa-riflessiva. Una rivoluzione culturale che ha reso i 'coatti' di fine anni Novanta aspiranti borghesi. Vogliosi sì 'farsi', ma anche frequentare locali e comprarsi scarpe inglesi. Per entrambi, almeno nei film di Caligari, la stessa povertà e la mancanza di occasioni per vivere meglio.

"Come Pasolini aveva intuito - aveva detto il regista in una delle sue ultime interviste -, in quegli anni muore il mondo pasoliniano. I ragazzi di Amore tossico avevano una sorta di ingenuità, rubavano per farsi e prendere da chi aveva di più era per loro un modo di rimediare all'ingiustizia della disparità sociale". Quelli che sono venuti dopo tendono a confondersi con la malavita, non sono sporchi, brutti e cattivi come quelli di Amore tossico, cercano di vestirsi bene, vogliono il Rolex, le auto di lusso. Vogliono tutto: essere sballati, ma anche una bella vita.
Non essere cattivo racconta la storia di Cesare e Vittorio (Luca Martinelli e Alessandro Borghi, entrambi straordinari), legati da una forte amicizia. Cesare è una sorta di folletto adrenalinico, uno che non si ferma mai tra rapine, droga e piccole truffe. Vittorio è la sua ombra più controllata, ha voglia di salvarsi e di integrarsi attraverso il lavoro, mentre Cesare affonda sempre di più nell'inferno della droga e dello spaccio.

A volere questo film è stato su tutti Valerio Mastandrea che ha cercato con tutte le sue forze di rimettere in campo un autore di culto quanto isolato, difficile e per di più malato come Caligari Non solo, Mastandrea ha seguito le sei settimane di riprese in veste di produttore delegato, aiuto regista, organizzatore.

Caligari, nato ad Arona nel 1948, ha esordito con quattro documentari (di cui due sull'eroina). Poi con Amore tossico nel 1983 ha raccontato con toni crudi, documentaristici, un gruppo ragazzi di borgata dipendenti dall'eroina. Ragazzi disposti a tutto per procurarsi la loro dose giornaliera e che vanno avanti e indietro tra Roma e il Lido di Ostia. Sulla verità di questo film, presentato al Festival di Venezia e divenuto subito di culto, basti vedere il destino tragico dei protagonisti, tutti attori non professionisti. L'attore Cesare Ferretti, pur essendo riuscito a disintossicarsi dall'eroina, è morto di Aids nel 1989. Stesso destino di Patrizia Vicinelli, morta due anni dopo, che era in realtà una poetessa del Gruppo 63. Michela Mioni, protagonista femminile, ha avuto invece diversi guai giudiziari. Loredana Ferrara, un'altra delle interpreti, è morta il 22 settembre 1991, mentre l'attore che interpreta Ciopper (Roberto Stani), dopo aver collaborato a diversi progetti teatrali con il Cetec (Centro Europeo Teatro e Carcere), è morto anche lui nel 2011 per malaria in Africa.