Michael Cimino, il genio oltre Il cacciatore

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Una calibro 20 per lo specialista

È morto all’età di 77 anni Michael Cimino, il regista italoamericano noto soprattutto per il trionfo de Il cacciatore. Ma da Una calibro 20 per lo specialista in poi ha firmato varie opere degne di nota, senza dimenticare lo “spettacolare flop” de I cancelli del cielo.

All'età di 77 anni, è morto Michael Cimino, regista italoamericano tra i più influenti della sua generazione. I più lo conoscono solo per Il cacciatore, film del 1978 con Robert De Niro e Christopher Walken che indaga gli abissi più cupi della follia umana, che gli valse due prestigiosissimi riconoscimenti agli Academy Awards: il premio Oscar come Miglior film e quello per la Miglior regia.

 

Il fatto che sia bastato un solo film per trasformarlo in leggenda, rende l’idea di quanto sia stata rivoluzionaria l'opera più celebre di Michael Cimino. Il cacciatore racconta di Mike e Nick, due amici che partiti per la guerra del Vietnam vengono catturati dai Vietcong. Durante la lunga prigionia, vengono sottoposti a numerose torture e costretti a sfidarsi tra ostaggi in mortali roulette russe. Riusciranno a salvarsi, ma uno dei due rimarrà segnato in modo irreversibile dall’esperienza.

 

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Ma quando si parla di Michael Cimino ci si dimentica spesso che non c’è solo Il cacciatore. L’anno del dragone (1985), con Mickey Rourke nei panni di un capitano di polizia alle prese con la Triade, così come Il siciliano (1987), tratto da un libro di Mario Puzo (autore de Il padrino), con Christopher Lambert nei panni del bandito Salvatore Giuliano, sono pellicole che meritano di essere ricordate, nonostante l’accoglienza spesso dura da parte della critica.

 

Senza dimenticare il suo esordio fulminante con Una calibro 20 per lo specialista (1974), in cui Michael Cimino dirige Clint Eastwood e un giovane Jeff Bridges. Qui Clint è L’artigliere, un veterano di guerra diventato rapinatore di banche, che con l’aiuto di un giovane ladro di auto di nome Caribù e di altri due banditi prova a mettere a segno un nuovo colpo.

 

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I film diretti da Michael Cimino, in realtà, non sono molti. Dopotutto gli studios, così come la critica stessa, non gli hanno mai perdonato il suo più grande errore. Perché se il regista è stato capace di accontentare tutti con un successo memorabile come Il cacciatore, a soli due anni di distanza è riuscito a mettersi tutti contro con I cancelli del cielo.

 

Un autentico disastro, di quelli che solo i grandi registi sono in grado di confezionare, ricordato tutt’oggi come uno dei flop peggiori della storia del cinema (tanto da portare al fallimento, complice un budget fuori controllo, la United Artists). I cancelli del cielo, anticonvenzionale epopea western con Kris Kristofferson, Isabelle Huppert, Christopher Walken e Jeff Bridges, fu un disastro annunciato, funestato in fase di ripresa da numerosi problemi e pause forzate. Stroncato all’unanimità, al box office non incassò nemmeno un decimo degli oltre 40 milioni di dollari che era costato.

 

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Da allora Michael Cimino è stato marginalizzato dall’establishment, ma ha continuato a lavorare secondo le sue idee, almeno finché ne ha avuto la possibilità. Quasi scomparso dalle scene negli ultimi anni, ha comunque continuato a esercitare una grande influenza sul cinema contemporaneo. Fino alla sua morte, che forse servirà a rivalutare anche quella parte del suo lavoro ingiustamente dimenticata.

 

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