Giffoni 216: Marco D'Amore, da Gomorra a Un posto sicuro

Inserire immagine
Marco D'Amore intervistato da Sara Albani, inviata di Sky Cine News a Giffoni

L'attore racconta la storia di Eternit nel lungometraggio da lui sceneggiato e prodotto insieme a Francesco Ghiaccio

Per girare questo film abbiamo incontrato molti detrattori. Forse questo è un paese che non vuole sentirsi ricordare i suoi problemi e le sue angosce, perché andare al cinema e a teatro deve far svagare", così Marco D'Amore ospite oggi del Giffoni Film Festival insieme a Francesco Ghiaccio, parla del film di denuncia "Un posto sicuro", lungometraggio sulla vicenda delle morti per amianto relative alla fabbrica Eternit. D'Amore e Ghiaccio, anche regista del film, hanno fondato la casa di produzione Piccola Società per raccontare in questa piccola opera una volontà d'impegno, scrivendola insieme. Abbandonati così per un po' i panni di Ciro nella serie "Gomorra", D'Amore si scopre produttore ed eccellente sceneggiatore. "Abbiamo vissuto un anno e mezzo a contatto diretto con la popolazione e i familiari delle vittime. - ha affermato l'attore - Abbiamo scoperto in corso che esiste un inquinamento che va al di là della fabbrica. Volevamo mostrare un rapporto intenso padre-figlio ma anche quello di due giovani belli e innamorati che vengono inquinati nel loro sentimento e faticano per riconquistarlo nella loro bellezza". Il film, intenso e commovente, racconta la storia del giovane Luca (Marco D'Amore) che, dopo aver accantonato il sogno di fare l'attore, torna nel suo paese Casale Monferrato, per fare l'intrattenitore. Suo padre Eduardo (Giorgio Colangeli), che non vede da una vita, ex-operaio dell'Eternit, sta morendo di tumore, causato dalle polveri di amianto che hanno segnato anima e territorio. Riscoprendo il rapporto col padre, Luca riscoprirà anche la sua vocazione e le sue sofferenti radici, magari aprendosi al rapporto con Raffaella.

 

"Questo film fa piangere di rabbia - ha proseguito D'Amore - Siamo vittime e carnefici di una società che necessariamente ci distrugge. Produciamo rifiuti per forza di cose. A fare la differenza però può essere la consapevolezza. Il materiale che oggi reputiamo eccezionale e sa di futuro potrebbe essere lo stesso di come veniva considerato l'amianto 20 anni fa". "Viviamo in un mondo apparentemente informato, che ti illude di conoscere. Ma in realtà non hai la forza e la conoscenza di approfondire e intervenire, cosa che purtroppo accade quotidianamente a chi vive ai Casali".