Giffoni 2016, Greta Scarano suffragetta della fantasia al cinema

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Greta Scarano al Giffoni Film Festiva (foto getty images)

Per essere bravi attori bisogna essere fantasiosi: questo è il messaggio che lancia Greta Scarano dal Giffoni Film Festival. La abbiamo incontrata e l'attrice ci ha parlato delle sue esperienze, dal film Suburra alla serie In Treatment, dei suoi studi, di una vocazione precoce ma soprattutto di quanto sia importante l'immaginazione per imparare a recitare

di Fabrizio Basso
(inviato a Giffoni Valle Piana)


Di certo non è stata Greta Scarano a urlare, per prima, la fantasia al potere ma senza dubbio è tra le prime, e tra le poche coraggiose, a sostenere la fantasia al cinema. L'attrice romana, ospite del Giffoni Film Festival, ha raccontato la sua carriera, le sue paure, i suoi obiettivi. La abbiamo incontrata e ha spiegato che la sua vocazione è  stata davvero precoce : "ho iniziato da bambina, ero così piccola che non ricordo proprio tutto. Rammento di aver frequentato, in tenera età,  un corso di teatro.

Un avvio che è un continuum illuminato in quanto Greta non si è indirizzata verso una sola arte ma le ha abbracciate tutte: "Durante l’adolescenza mi sono applicata nelle arti in generale. Poi ho studiato un anno in Alabama e lì, magari sono cani a fare algebra ma nelle arti sono fortissimi, la recitazione è materia di studio. Ho seguito dei corsi di teatro, addirittura durante le selezioni scolastiche.".

Poi c'è stato il rientro in patria, sono cambiate le situazioni ma non la tenacia di Greta: "In Italia ho iniziato con la televisione . Ruoli sempre differenti. Come li scelgo? Scegliere è una grande opportunità, ma all'inizio della tua carriera non hai questa possibilità. Io ho lavorato pure su progetti che non mi hanno fatto crescere ma hanno arricchito il bagaglio della mia esperienza. Sino a oggi ho fatto solo cose che mi hanno coinvolta moltissimo, e non soltanto per l’impegno, ma sotto più prospettive. Ora voglio ancora di più ed è per questo che sono un po’ in crisi".

Uno dei personaggi che più la hanno impegnata e più fatta conoscere al grande pubblico è quello di Viola

Greta  lo descrive cosi: "in Suburra,  ho interpretato un ruolo totalmente diverso da me ma non estraneo. Già dalle prime due scene del provino ho sentito un impeto interiore e dunque la parte doveva essere mia. Il personaggio mi ha travolto . Sono una molto razionale e mi ha stranito sentire subito un feeling così potente. Per vestire i panni di un personaggio così lontano dalle mie corde ho cercato un varco in me. Viola ne ha uno grande che contiene tutti i suoi dolori e io allora ho allargato il mio per metterci tutte le sofferenze. Quando il buco è stato enorme mi sono sentita pronta".

Greata Scarano è stata anche protagonista di In Treatment, visto su Sky Atlantic e Sky Cinema. Il suo ruolo era Elisa: "Lavorare con Sergio Castellitto è stato come avere un analista. Devi lasciarti andare, come accade dall’analista, perché hai davanti una persona che ascolta il tuo fiume in piena. E’ fondamentale perché non trasmetti credibilità se dall’altra parte non c’è una persona convincente". Quando le chiediamo di riflettere su quanto siano distanti le figure di Viola ed Elisa, la Scarano spiega che "interpretare un ruolo è sempre una cosa a se stante. Certo io  cerco ruoli sempre diversi,  perché sono una attrice. Non sono uguale a me stessa mai, ogni volta sperimento un approccio diverso. Ricorro alla fantasia per entrare nel personaggio e poi devo scomparire in quello stesso personaggio, non devo esserci io. Un attore deve essere prima di tutto dotato di grande immaginazione".

Tornando alla Viola di Suburra, Greta  aggiunge che "di lei mi resta l’amore travolgente e salvifico.
Mi sono documentata prima di fare la tossicodipendente in Suburra, ho visto film come  Amore Tossico e poi io sono cresciuta in una periferia dove circolava molta droga. Vengo da una famiglia ospedaliera, padre medico e mamma infermiera. Poi ho visto documentari interessanti. Quando ho fatto la scena dell’ago ero davvero Viola. Stefano Sollima
, (Il regista di Suburra n.d.a.)  è di poche parole ma le cose che dice sono significative".

Per Greta: "è difficile che in Italia e si costruisca un film su un personaggio femminile ma in Suburra ci siamo io e Giulia Elettra Gorietti protagoniste in un film marcatamente maschile. Vorrei ora un ruolo stimolante, che mi porti lontano da me in territori inesplorati. Se non sono stimolata mi deprimo. Mi piacerebbe interpretare una atleta, una sportiva".