Paradise Beach-Dentro l'incubo: La recensione

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Blake Lively e il suo amico gabbiano in Paradise Beach

Arriverà nelle sale italiane il 25 agosto, lo shark-movie diretto da Jaume Collet-Serra, con protagonista Blake Lively. Una sorta di Lo Squalo per le nuove generazioni, ma soprattutto il primo survival movie influenzato dalla campagna elettorale di  Donald Trump

di Gabriele Acerbo

(@gabace)


Che ci fa la splendida Blake Lively semi-nuda su uno scoglio, ansimante e con le chiappe all'aria? E' in mezzo alle acque cristalline che lambiscono una spiaggia segreta vicino Tijuana, Messico, la meta prediletta di surfisti in cerca dell'onda perfetta. Peccato che, in mezzo a tanta abbacinante bellezza, ci sia un enorme squalo che attacca chiunque violi il suo territorio di caccia. Lo capisce a sue spese Blake Lively, alias Nancy, bionda studentessa texana in medicina che, dopo la morte della madre per cancro, è in cerca di se stessa surfando tra un'onda e l'altra. Dopo un attacco del pescecane che la ferisce gravemente a una gamba, resta bloccata a decine di metri dalla spiaggia deserta sotto l’assedio del predatore più feroce del mondo. Sole a picco, con la sola compagnia di un gabbiano ferito e la provvidenziale Go-pro di una delle vittime dello squalo, dovrà sconfiggere le sue paure e ossessioni per ritornare, forse, alla sua vita di un tempo.

Probabilmente Paradise beach è uno dei migliori shark-movie dai tempi del capostipite del genere, Lo Squalo di Steve Spielberg, e di quel mezzo capolavoro tra i b-movie anni ’80 che è L’ultimo Squalo di Anthony M. Dawson. In realtà Paradise beach, pescione a parte, ha poco a che fare con le altre due pellicole perchè è un survival movie, il film in cui l’eroe deve sopravvivere da solo a un evento più grande di lui, come Matt Damon in The martian o Sandra Bullock in Gravity: e la splendida Blake per tutti i concitati 86 minuti del film prova a sopravvivere benissimo alla lista di torture predisposta dal regista specialista di thriller orrorifici Jaume Collet-Serra (Orphan, Run all night): sempre in acqua al limite dall'annegamento, scomodamente appollaiata su scogli o boe metalliche, urlando a destra a sinistra per evitare il bacio mortale dello squalo o l'abbraccio fatale di velenosissime meduse (anche se tutto è rigorosamente in CGI). Divertente ed emozionante, Paradise beach può essere visto anche come primo film 'trumpista' di questa estate pre-elettorale made in Usa: del Messico e delle sue spiagge insidiose meglio non fidarsi. Costruiamo un bel muro al confine e andiamo tutti a tuffarci nei mari sicuri del Texas.

Guardate la cartina: non pensavamo che esistessero e invece le spiagge texane ci sono davvero!