A Locarno standing ovation per (Super)Mario Adorf

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Mario Adorf premiato a Locarno (foto Getty Images)

Piazza Grande di Locarno in piedi per applaudire Mario Adorf, una dei grandi del cinema. In questa intervista per Sky Cinema l'attore svizzero si racconta e intanto lo possiamo "incontrare" su Sky on Demand nei panni di El Diablo ne "Gli Specialisti"

di Michele Sancisi

Dai poliziotteschi italiani anni 70 a Rainer Werner Fassbinder, dal western tedesco di serie Z alla commedia sofisticata di Billy Wilder, la filmografia di Mario Adorf è lunghissima e all'insegna dell'eclettismo. E non accenna a volersi fermare. Una faccia da cinema che si fa ricordare più del suo nome, vista in un centinaio di film dal 1954 ad oggi, tanto in ruoli da duro come in "Sierra Charriba" di Peckinpah che in chiave di commedia come in "Operazione San Gennaro" di Risi fino a El Diablo ne "Gli Specialisti" disponibile su Sky on Demand.

E' un pezzo di storia del cinema europeo (e non solo) al quale il 69° festival di Locarno rende omaggio quest'anno con un pardo d'oro alla carriera. La bella statuetta gli è stata consegnata con affetto e un po' di commozione da Dario Argento, che qui è giurato, il quale deve anche ad Adorf la riuscita del suo primo film "L'uccello dalle piume di cristallo" del 1970. Un lungo applauso della Piazza Grande ha festeggiato il popolare caratterista bilingue (figlio di un calabrese e di una tedesca), prima che noi di Sky Cinema gli chiedessimo quali sono stati i suoi set più memorabili.

Mario Adorf ricorda i suoi inizi?

Luigi Comencini è stato il mio scopritore, colui che mi ha portato dal cinema tedesco di bassa caratura alla stagione irripetibile del cinema italiano degli anni '60, il primo film fu "A cavallo della tigre". Anche "Fedora" con Billy Wilder in America fu una esperienza bellissima, mentre con Peckinpah la più dura e direi persino drammatica. Ho avuto un bellissimo rapporto con Antonio Pietrangeli, Florestano Vancini, Damiano Damiani, ho recitato con De Sica, con tanti grandi attori.
Ad un attore dà più soddisfazione un ruolo da cattivo o una parte comica?
Far ridere la gente è sempre una grande gratificazione professionale, ma certi ruoli negativi sono più complessi e sfaccettati, richiedono più impegno e bravura, anche se a volte possono essere pericolosi.
In che senso?
Che spesso, soprattutto in Germania, dove ho fatto dei terribili western alla tedesca, mi fermavano in strada additandomi per le nefandezze dei miei personaggi.
Cosa avrebbe fatto se non l'attore e cosa questo mestiere le ha dato come uomo?
Da giovane volevo fare il pittore ed ero anche talentuoso, però dopo la guerra non c'erano soldi per colori e tele, così iniziai a recitare.
E' un lavoro che ha un valore anche terapeutico per chi lo fa?
Certamente si, se non altro perchè ti porta a rappresentare anche la morte e il dolore. Questo ti fa riflettere su qualcosa che la gente solitamente tende a rimuovere finchè non si presenta all'improvviso. Però quello dell'attore è solo un mestiere, che si impara e che ti può dare da vivere.
Ci sono dei registi con cui avrebbe voluto lavorare?
Avrei amato lavorare con Francesco Rosi ed Elio Petri, purtroppo non è capitato. Invece Fellini non mi interessava perchè non amava molto gli attori, tranne Mastroianni che era il suo alter ego.
E un personaggio che ancora manca alla sua collezione?
Sono già 9 anni che cerco di realizzare un film su Carlo Marx vecchio, perchè ho scoperto un episodio curioso della sua vita privata e vorrei raccontarlo, ho anche scritto un trattamento, ci sono vari produttori interessati, ma ancora nulla di concreto. Vedremo.