Hong-Hu Ada: "Sono una Geisha e dopo Shira voglio fare la Bond-girl"

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Il 22 agosto arriva nelle nostre sale L’era glaciale – In rotta di collisione, quinto capitolo della saga d’animazione della 20th Century Fox ambientata nella preistoria. Noi abbiamo incontrato Hong-Hu Ada, eclettica artista italo-giapponese dai molteplici talenti, che doppia per la seconda volta la tigre Shira.

di Alessio Accardo

 

Ciao Hong-hu. Il tuo nome, che per esteso è Hong-hu Ada Perotti, ci dice già molto della tua biografia. Se non erro, tu sei metà italiana e metà giapponese, e parli sei lingue! E’ vero?
Vero. Sei lingue di cui tre madrelingua: giapponese, inglese e italiano. Ho vissuto tanti anni in America, a Miami, e da circa cinque anni vivo tra Roma a Londra.

Parlaci delle tue origini

Sono nata in Italia, da mamma italiana e papà giapponese, e sono cresciuta a Miami, negli Stati Uniti, dove mi sono formata. La testa è essenzialmente americana, l'anima invece italiana.

L’eterogeneità delle tue origini si rispecchia anche nella varietà delle tue esperienze artistiche: reciti al cinema e in televisione, canti dall'età di due anni e sei addirittura soprano lirico!

Nella mia famiglia, dal lato materno, sono tutti compositori, direttori d'orchestra e cantanti. Mia nonna è stata la mia prima insegnante di canto, era un soprano lirico. Andavo con lei in tournée, quando avevo pochissimi anni, nelle cattedrali d'Europa più importanti. E ho iniziato con la Madama Butterfly di Puccini, che racconta la storia di una giapponese abbandonata da un marinaio americano.

Come se non bastasse suoni il anche pianoforte e il “Koto”, ovvero l’arpa giapponese!

Dalla lirica poi mi sono perfezionata studiando il pianoforte, senza però mai abbandonare lo strumento del mio cuore cioè il koto, che è un cordofono; ovvero l’arpa giapponese che non è però posizionata come la vostra in verticale, ma in orizzontatale e che ricorda la forma di un drago: testa, schiena e la coda. Ogni parte di questo strumento ha un suono diverso che richiama i suoni della natura: del vento, della pioggia, dell'acqua, della grandine e della neve. Perché la neve ha un suono anche se voi occidentali son siete abituati a sentirlo, perché andate sempre così veloci!

In America hai studiato soul e rhythm and blues, nelle chiese di spiritual e gospel, avendo per professori dei reverendi afroamericani. Lì abbandoni la musica lirica e pubblichi il tuo primo disco R&B…

Io devo tutto ai miei reverendi afroamericani che mi hanno insegnato a cantare e a credere in me. Mi dicevano sempre di non abbandonare questa idea perché potevo andare lontano e oggi, dopo aver pubblicato sette album, forse devo ammettere che un po' avevano ragione... Poi ho studiato a Londra con la vocalist di Aretha Franklin. Sono state esperienze fortissime, come un vulcano in eruzione!

Poi, finalmente, il cinema, grazie ad Abel Ferrara che ti scrittura per Mary

Per descrivere Abel Ferrara sono sufficienti due parole: genio creativo. Devo tutto al suo coraggio per avermi scelto come attrice italo-giapponese in un cast totalmente americano pieno di premi Oscar: c'era Matthew Modine, Forest Whitaker, Juliette Binoche; c'era Marion Cotillard, che l'anno dopo vinse l’Oscar interpretando Édith Piaf. Ed io ero l'unica non americana, e – ahimè – l’unica a non aver vinto un Oscar…

Perché ti scelse Abel Ferrara?

Mi scelse per la mia faccia. In America la maggior parte delle volte si fa così: via il provino, via la sceneggiatura, è soltanto il viso che parla. Lui mi ha scelto così è mi ha dato la possibilità di recitare in Mary, un film che raccontava la vita di Maria Maddalena, e che ha vinto il premio della critica alla Mostra di Venezia. E poi in Go Go tales, ancora con Modine e con Willem Defoe.

Quindi il cinema italiano: un piccolo ruolo in Habemus papam di Nanni Moretti, e due film con Pupi Avati…

Con Pupi Avati ho fatto Il papà di Giovanna e Il figlio più piccolo. Anche Pupi è stata ed è una presenza speciale nella mia vita, e lo è ancora; come tutti i bolognesi è una persona generosa e buona di cuore. Ne Il papà di Giovanna mi ha assegnato un ruolo davvero particolare: una partigiana donna, con i capelli lunghissimi, che spara e ammazza. Non è così scontato vedere sullo schermo partigiane donne, e lui ha sfidato le consuetudini.

Nel 2012 vieni scelta dalla 20th Century Fox per interpretare la voce di un nuovo personaggio: la tigre Shira nel quarto episodio de L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva, film di cui interpreti anche la colonna sonora.

Quella volta sono state lacrime e gioie. È una cosa non tutti sanno: la Fox aveva deciso che avrei dovuto essere io la voce americana di Shira, nella versione originale del film, ma per motivi di marketing internazionale al posto mio è stata scelta Jennifer Lopez, con cui naturalmente non posso ancora competere. Quindi mi fu fatto il provino italiano e sono stata scelta per doppiare L’era glaciale 4.

È vero che hai composto la colonna sonora de L’era glaciale 4?

No, ho cantato la colonna sonora e ho scritto e cantato il brano Another way, che ho arrangiato agli Abbey Road Studios con Phil Spalding, il bassista dei Genesis, degli U2, di Anastasia. E questo brano è andato in tutte le radio in parallelo all'uscita del film.

Parliamo di Shira, una tigre albina dai denti a sciabola, che compare per la prima volta in questo capitolo. Raccontaci come ti sei accostata a questo personaggio di carta e come lo hai personalizzato?

Claudio Bisio dice che Shira ha gli occhi mandorla nel cartone e anche nella vita reale, e questa cosa mi fa molto ridere! Shira è una cattiva che si redime diventa buona e salva i più deboli. E’ un personaggio aggressivo e forte che mostra i denti e le unghie e che però, nelle situazioni di emergenza dove c'è bisogno del suo aiuto, mostra anche il suo grande cuore...

E’ vero che la 20th Century Fox ti ha chiamata a Los Angeles per il casting del ruolo di protagonista femminile di X-Men le origini - Wolverine al fianco di Hugh Jackman?

Ero stata scelta per Wolverine, con Hugh Jackman, come coprotagonista e poi il regista, che in origine era Darren Aronofsky, rinunciò al progetto. Alla fine lo ha fatto un altro regista, che ha riscritto la sceneggiatura e modificato il cast.

Non ti fermi mai: dopo la lirica, il R&B e il musical; dopo il doppiaggio e il cinema è la volta della televisione. Recentemente entri nel cast della fiction “Squadra antimafia 8”. Come è andata con la tv?

Ringrazio la TAO2 di Valsecchi che mi ha offerto la chance di partecipare a questa grande avventura. Interpreto Sarah, un’agente dei servizi segreti; una sorta di Lara Croft modellata sul tipo della Angelina Jolie, però tutta italiana. Un personaggio che combatte e lotta e non ha paura di niente; al servizio dei suoi capi, ma non solo. Che rompe gli schemi.

Veniamo all’oggi: il 22 agosto esce nelle sale L’era glaciale 5, in cui tu torni ad interpretare Shira, al fianco di professionisti del calibro di Filippo Timi, Claudio Bisio e Pino Insegno. Che cosa è cambiato rispetto alla prima volta per te?

Sono cambiate un bel po’ di cose, innanzitutto sono cambiati i colori. Mentre ne L’era glaciale 4 dominavano il blu e il bianco, qui siamo sulle tonalità del rosa, del rosso e dell’arancio; perché il film si svolge nello spazio, dove c’è una collisione tra satelliti. In una pioggia di quarzi rosa che è una meraviglia per gli occhi!

Ci racconti le dinamiche di coppia di Diego e Shira, i personaggi vocalmente interpretati da te e da Pino Insegno?

Pino è un grandissimo professionista, un doppiatore straordinario glielo dico sempre: Pino da te c’è sempre da imparare: “insegnami” tutto! (ride N.d.A.) Quando si mette al microfono la sua voce parla da sola e Diego vive dentro di lui. In questo episodio della saga, Diego e Shira si sposano, però è un amore contrastato. All’inizio lei non è innamorata di lui ma alla fine (come succede spesso nella vita) sarà lei la più coinvolta. E i suoi occhi a mandorla diventano occhi a forma di cuore!

La saga di Ice age, prodotto e distribuito dalla 20th Century Fox, ha avuto uno straordinario successo planetario: i primi quattro capitoli hanno incassato quasi 3 miliardi di dollari in tutto il mondo! Forse questo successo è dovuto al fatto che la saga si fonda su temi profondi. Tu cosa ne pensi?

In questi piccoli animaletti che si muovono sullo schermo credo si celi un significato vastissimo, che vuole toccare il cuore del pubblico e che - come ci racconta il box office - ci riesce sempre. Si parla di famiglia, e non soltanto di quella genetica, in senso stretto; ivi compreso il discorso dell’adozione. Si celebra l’importanza di amare e di accogliere gli altri: sono temi attualissimi che io condivido pienamente.

E’ vero che hai fatto parte anche del cast di Spectre di Sam Mendes?

Si in una piccolissima parte. Ero il capo di un’organizzazione mafiosa orientale, una sorta di yakuza, che si trova nel mezzo di una riunione di chimici russi e americani che complotta ai danni di James Bond. Ancora un personaggio molto dinamico e forte. Magari in futuro potrei propormi come prossima bond-girl, dato che molto spesso sono donne di origine orientale….

E’ vero, spesso le bond-girl sono delle bellezze meticce. Io ricordo di averne intervistata una, quella di Skyfall: Bérénice Marlohe, francese ma con sangue cambogiano e cinese…
Diciamo che Barbara Broccoli preferisce le meticce, i mix razziali, di cui non si capisce mai la provenienza. E dunque speriamo che io mi possa proporre per un prossimo 007!

So che stai per pubblicare anche un nuovo disco. Quanti ne hai pubblicati finora e come sarà il nuovo?

E’ il mio settimo disco, uscirà ad ottobre: 12 brani tutti in inglese, di cui ho composto sia musica che testi. Lo stile è un british-pop che si ispira a Mariah Carey e alla mai abbastanza compianta Whitney Houston, che è stata per me un costante modello di riferimento.

Non abbiamo parlato di teatro, però credo che occorra almeno menzionare la tua esperienza con il grandissimo Peter Brook. Ce ne vuoi parlare?

Si è un grande maestro di teatro e di vita. Un anno e mezzo fa abbiamo fatto insieme al Covent Garden il King Lear di Shakespeare, ho interpretato Cordelia.

Hai tanti talenti (l’arpa giapponese, il canto, la tv, il cinema, il doppiaggio, etc.), forse troppi… Hai mai pensato che, spendendoti su tutti questi fronti, rischi forse di dissipare la tua energia?

Non ho questa paura, perché io faccio quello che so fare: cantare e recitare. Ho avuto la fortuna di incontrare delle persone che mi hanno proposto le cose in cui io mi sono cimentata, e io mi sarei sentita presuntuosa a dire di no. Però il mio sogno sarebbe quello di lavorare con registi come Tornatore. A Miami sono cresciuta con i film di Giuseppe, come Nuovo cinema paradiso. Però adoro anche Paolo Sorrentino, Matteo Garrone o Paolo Genovese, che ha diretto questo film straordinario, Perfetti sconosciuti. Oppure Carlo Verdone, o – perché no? - il grande maestro Bertolucci.

Ti stai candidando a lavorare con loro?

Finora, nei sedici film che ho girato, i registi mi hanno sempre visto in ruoli forti: la spia, l’agente segreto, il soldato partigiano; oppure l’indiana comanche in Shuna The legend, un western in cui ho recitato accanto al regista Enzo G. Castellari. Sempre personaggi che ammazzano, che corrono, forti, magnetici…

Forse perché sei tu che hai uno sguardo forte e magnetico. Invece il tuo sogno sarebbe?

Vorrei recitare in una commedia e interpretare una ragazza normale, che si innamora, si sposa e ne combina di tutti i colori. Anche con ironia però.

Nella tua biografia si legge che sei talmente legata alle sue origini giapponesi, che avresti scelto di diventare “Geisha”. Concludendo questa intervista, ti va di parlarci di questo aspetto privato della tua vita?

La Geisha e una persona che plasma la sua vita su tre principi che sono quelli della pace, dell’equilibrio, e della non-invidia. Io sono partita da una tradizione familiare, tramandata dalla mia nonna paterna, per aderire a un duro percorso di studio, fondato sulla meditazione (non religiosa però, perché io sono una cattolica praticante) e su una grande disciplina interiore.

Cosa vuol dire praticamente essere Geisha?

Cura della persona, esercizio fisico, scelta dell’alimentazione e massima disponibilità verso gli altri. E poi praticare l’arte di comporre i fiori, la cerimonia del tè, i massaggi shiatsu, la cucina del sushi. La Geisha e l’artista giapponese che sceglie una delle sette arti, io ho scelto la musica e la recitazione.