Il guru Jodorowsky star del Festival di Locarno: INTERVISTA E VIDEO

Alejandro Jodoroswky

Il regista, scrittore e poeta Alejandro Jodorowsky ha ricevuto il Pardo d’onore al Festival del Film Locarno. Ecco alcune anticipazioni dell'intervista che sarà trasmessa integralmente nella puntata di Sky Cine News di venerdì 19 agosto. Appuntamento alle 21.00. GUARDA IL VIDEO

di Michele Sancisi

Un nuovo film, una retrospettiva parziale, un pardo d’onore, un incontro col pubblico trasformatosi happening, con tanto di numeri di psico-magia, abbracci a richiesta e persino un matrimonio celebrato all’impronta per due sfegatati fan. Dovunque arriva Alejandro Jodoroswky ruba la scena a chiunque altro e ritrova il seguito degno di un autentico guru internazionale. Persino nel rigido protocollo svizzero del 69° festival di Locarno, che ha voluto invitare il regista, poeta, artista, filosofo, cartomante, fumettista e drammaturgo cileno come ospite d’onore per il gran finale di una edizione già costellata di star (Harvey Keithel, Roger Corman, Stefania Sandrelli, Abel Ferrara, Isabelle Huppert, Bill Pullman e molti altri).
 

Nella puntata di Sky Cine News in onda il 19 agosto alle 21 un report riassume alcuni temi e volti di questa edizione della kermesse lagunare, come sempre ricca di film (279 sparsi nelle varie sezioni competitive e non) e di ospiti a portata di pubblico. Solo su questa pagina però è possibile leggere la versione integrale dell’intervista che noi di Sky Cinema abbiamo fatto a Jodorowsky, che a Locarno ha presentato il suo ultimo film “Poesia senza fine”, il seguito di “La danza della realtà” del 2013 e seconda puntata della sua autobiografia cinematografica che è stata prodotta con il crowdfunding (raccolti 442 mila dollari da 3518 donatori). Un film poetico sulla scoperta della poesia da parte dell’adolescente Alejandro. In fondo all’articolo non perdetevi il video del saluto speciale che Jodo fa all’Italia!

Sappiamo che il cinema attuale non le piace, lo ha definito come merda…

Guarda, non è una opinione mia, è una realtà. Il cinema oggi è in larga parte commerciale, fatto solo per guadagnare denaro e in genere viene data importanza ai film che ne guadagnano molto, ai campioni d’incasso. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con l’arte. Nel testo sacro indù Bhagavad Gita (Il canto del beato") è scritto: ‘il vero yogi è colui che compie l'opera che deve compiere senza pensare al frutto dell'opera stessa. Il cinema, americano soprattutto, ha colonizzato il mondo intero pensando al frutto dell’opera e non all’opera. Tutto tende al dollaro: attori, scrittori, tecnici, produttori e governi. Così l’opera diventa pubblicità commerciale o politica. Io sono un artista e non mi interessa tutto ciò, perché resto convinto che il cinema possa essere la più grande e completa di tutte le arti, ma anche la più prostituita. Poesia senza fine va proiettato al Louvre, perché io penso che il cinema d’arte vada collocato nei musei. Mentre l’industria del cinema lavora per impedire all’arte del cinema di svolgere il suo ruolo.”

E quale è il ruolo dell’arte?
Io credo che una pellicola debba contenere l’anima dell’artista, l’aspetto dell’artista, la poetica dell’artista, e mostrare la bellezza dell’essere umano. L’essere umano non è orribile come lo presenta il cinema industriale. L’essere umano è una meraviglia. Ora questo è importante oggi. In passato no, prima c’era una società diversa, allora serviva il teatro della crudeltà di Antonin Artaud, e anche io dicevo “viva la crudeltà!”. Ora non si può più perché la crudeltà è nelle strade, ogni giorno. Ora serve un cinema sublime e ottimista. Ma non idiota.

 

Quanto è importante per un artista, ma anche per ogni persona, raccontare la propria storia, fare la propria autobiografia?

Senti, nel cinema di oggi nessuno racconta la propria vera storia, si raccontano storie. Mentre un artista sempre racconta la propria esperienza. Alla fine dei conti l’artista parla sempre di se. Ma in che termini? Può mostrarsi nevrotico, autodistruttivo, o narcisista. Oppure può osservare se stesso come un oggetto che è frutto di milioni di anni di evoluzione. La mano che sto muovendo deve avere impiegato 200 milioni anni per diventare così. Quindi mostrare, mostrarsi come fa il poeta andando nel profondo del suo proprio mistero.
 

Naturalmente c’è una relazione tra il suo cinema  e la sua dottrina della psicomagia che lei porta in giro per il mondo come terapeuta…

Chiaro che si. Guarda, ho iniziato studiando i tarocchi, che sono un formidabile test, come un test psicologico, che in pochi minuti può rivelare ad una persona un problema presente. Mi sono messo in un caffè  a fare tarocchi, gratuitamente, per anni, ogni mercoledì sera, a chiunque arrivasse. Li avrò fatti a migliaia persone nell’arco di circa 40 anni. Questo ti rivela come la gente, è come scendere agli inferi, negli inferni che ogni persona si costruisce dentro, con le sue cose non risolte. Questo si collega direttamente alla missione di un’opera che è quello di sondare l’universo umano.
 

Ha collaborato con alcuni cineasti e artisti italiano, tra questi Franco Battiato…

Ah si, con Battiato fu uno strano incontro. Ero a Milano a presentare un libro in una libreria pienissima di gente e vedo questo tipo strano con i capelli lunghi che mi guada fisso per tutto il tempo. Io non lo conoscevo perchè non ascolto la musica popolare (la sua è di qualità, ma popolare). Poi è venuto a chiedermi se potevo interpretare Beethoven in un suo film, perchè voleva che questo artista geniale fosse interpretato da un'altra persona geniale. Pensando che fosse un pazzo qualunque gli dissi che lo ringraziavo ma che io costo tanto. Lui chiese quanto. Io dissi 10 mila euro al giorno. Lui disse va bene, io sono Battiato e posso averli. Non potevo crederci, perché per un attore americano magari è poco, ma in Europa sono un sacco di soldi (ride). Quanti giorni ti servo, chiesi io. E lui disse 10 giorni. E così abbiamo fatto l’accordo. Una volta sul set lui mi mise un naso finto ed ero Beethoven. Fu un’esperienza piacevole.
 

Anche con Milo Manara ha lavorato…

Ah si, per il fumetto sui Borgia. Mi è sempre piaciuta la storia dei Borgia perché per me i papi sono i primi gangster della storia: non vendevano armi, né droga, però vendevano biglietti d’ingresso al paradiso. La gente si toglieva il pane di bocca per darlo a loro ed entrare in paradiso. Questo storia di una famiglia papale mi piaceva molto, anche se è una storia italiana. Chi meglio di una produzione italiana poteva raccontarla? Manara poi è bravissimo nella sua arte del fumetto, di una delicatezza, di una finezza meravigliose. Abbiamo collaborato bene. Io gli ho detto: Milo non puntiamo tanto all’erotismo ma al crimine, anche mostrando la violenza quando serve. E così abbiamo fatto.
 

Ci sono altri artisti nel mondo che lei sente vicini alla sua poetica?

Per me il cineasta più vicino all’ispirazione del mio film “Poesia senza fine” resta Jean Cocteau, con il suo film “Il sangue del poeta”. Ho anche amato Tod Browning e i suoi freaks, un cinema di mostri, ma poetico. Oggi uno che mi piace e Nicholas Vinding Refn, di cui ho apprezzati i primi due film, “Bronson” e “Valhalla rising- Regno di sangue”, formidabili.
 

Con Refn avete un progetto insieme se non sbaglio.

Si, lui vorrebbe fare un film da un fumetto mio e di Moebius che si chiama “L’Incal”. Ne stiamo parlando, il progetto è molto bello ma è un’operazione complessa che necessita di una lunga preparazione, magari 10 anni e un budget di almeno 400 milioni di dollari. Non è facile realizzarlo, spero che lui ce la faccia.
 

C’è un altro romanzo che vorrebbe adattare per il suo prossimo film?

Ho in mente un’altra storia su me stesso. Vorrei fare “Il figlio di El topo”. Che già volevo fare subito dopo il film El topo” del 1970, come sequel, ma poi non potei farlo per problemi economici. Non faccio parte dell’industria, trovo sempre molte difficoltà a fare un film. Allora era impossibile, ma negli ultimi tempi ho deciso di farne un comic-book. Lo sto facendo con José Landrönn, che sta a Los Angeles. Lo sto dirigendo via Skype!
 

Abbiamo finito il tempo dell’intervista purtroppo (l’addetto stampa fa cenni evidenti). Il tempo non finisce mica, siamo noi che lo finiamo.
 

Vuole salutare il pubblico italiano?

Si, con molto piacere saluto gli spettatori italiani, perché l’Italia è un paese che ancora ama la poesia. L’unico paese che io conosco che ama la poesia. Ho avuto delle belle edizioni italiane fatte da bravi editori con molto buon gusto. Quindi viva l’Italia!