David Lynch: The Art Life: la recensione

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Il regista americano nel documentario "David Lynch: The art life"

Arriva alla mostra del cinema di Venezia David Lynch: The Art Life, uno straordinario documentario firmato Jon Nguyen, Olivia Neergaatd-Holm e Rick Barnes che, per la prima volta, permette ai suoi numerosi fan di ascoltare, direttamente dalla voce del regista di Missoula, aneddoti, rivelazioni e segreti della sua arte

di Gabriele Acerbo

David Lynch, per chi scrive, ha segnato il punto di svolta della propria vita. 1986: esce Velluto Blu, opera controversa, strana, difficilmente etichettabile, anticonformista, surreale, grottesca, illogica, iperrealista. Tanto basta per per innamorarsi del cinema (il suo e la settima arte in generale) e non abbandonarlo più. 2016: passa alla Mostra di Venezia David Lynch: the art life, opera collettiva sul regista di Mulholland Drive, Twin Peaks, Cuore selvaggio e ovviamente Velluto Blu ed è subito colpo di fulmine. Perchè questo straordinario documentario firmato Jon Nguyen, Olivia Neergaatd-Holm e Rick Barnes per la prima volta permette ai numerosi fan di Lynch di ascoltare, direttamente dalla voce del regista di Missoula aneddoti, rivelazioni e segreti della sua arte.

Ed è un attimo passare dai racconti della sua infanzia felicissima o dell'adolescenza inquieta alla visualizzazione, nella nostra mente, di molte scene madri dei suoi film. Quando per esempio da bambino vide apparire alla finestra della sua casa una donna nuda. Immagine che ritroviamo pari pari in Velluto Blu (e la donna nuda era Isabella Rossellini). O la sua prima sigaretta di marijuana fumata in automobile:  ipnotizzato dalle linee bianche che separano una corsia dall'altra, vede tutto rallentare e si arresta improvvisamente in mezzo alla strada (vedi i titoli di testa di Strade perdute). O il destino tragico e misterioso di Mr Smith, il suo vicino di casa, un episodio che Lynch turbato non riesce nemmeno a raccontare. Così come i racconti su Philadelphia, con vicine dei casa lascive e puzzolenti e donne belle ma pazze incrociate per strada.

Mentre Lynch parla e infila continuamente perle, la regia alterna i momenti in cui il regista è al lavoro alle immagini choccanti dei suoi quadri sciocchi e spaventosi. Ma anche rarissimo materiale mai visto prima, come i super8 della sua gioventù (la prima moglie Peggy che fa il bagnetto alla figlia Jennifer), registrazioni video del backstage di Eraserhead o allucinanti sequenze tagliate dei primi corti di Lynch, The Alphabet e The Grandmother. Un documentario indispensabile per prepararci alla visione, il prossimo anno, della nuova stagione alle atmosfere inquiete di Twin Peaks, il grande ritorno del genio lynchiano dietro la macchina da presa dopo dieci anni di interminabile assenza.