Amirpour: "Vi racconto i reietti d’America come una danza pulp”

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L'attrice Suki Waterhouse insieme alla regista Ana Lily Amirpour - Getty Images

Alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia è stato il giorno di The bad batch, secondo lungometraggio della  regista iraniano-americana, Ana Lily Amirpour, interpretato dalla ex modella britannica Suki Waterhouse. Sky Cine News le ha incontrate per voi

di Alessio Accardo

Ana Lily, il tuo film parla di un mondo futuro in cui le persone sono tatuate come in un campo di concentramento nazista e vengono confinate in una terra desolata ai margini del Texas. Qual è il significato della metafora? Che cosa ti interessava raccontare soprattutto?
 

Ana Lily Amirpour - Innanzi tutto non sono sicura che il film sia ambientato nel futuro, e non credo che sia presente un racconto fedele della realtà, in un modo così concreto. Il film è semmai collegato alla realtà della mia esperienza di essere umano. Io non faccio film per dare delle risposte, ma li faccio per porre delle domande.
 

Al di là della storia che racconta, The bad batch adotta uno stile molto personale e affascinante: c’è una colonna sonora dal sapore western, un uso dei colori molto interessante. Hai voglia di parlarci dello stile del film?
 

Ana Lily Amirpour -  Parlare di stile mi mette a disagio, sarebbe come parlare del mio modo di ballare. Se vuoi danzare devi soltanto farlo, senza chiederti come lo stai facendo. Il mio ultimo film era in banco e nero, e in tal caso avevo deciso di adottare quello stile, stavolta invece ho scelto di ambientare questa storia nel deserto, in un tripudio di colori. Pensandoci bene, in effetti, per me la creazione cinematografica assomiglia un po’ a una danza: dipende dal ritmo. Questa storia, queste location, i personaggi, e la musica naturalmente, esprimono autonomamente un senso, e assomiglia molto a una danza.
 

E’ vero che tu sei la versione femminile di Tarantino, come ha detto qualcuno?
 

Ana Lily Amirpour -  Di sicuro sono una femmina, questo è certo… (ride N.d.a.) Se il mio stile assomiglia a quello di Quentin Tarantino non lo so, me lo dovresti dire tu…
 

Il tuo personaggio all’inizio del film viene espulso fuori dai confini del Texas, i suoi arti le vengono amputati e si ritrova catapultata in un mondo fatto di crudeltà e violenza. Puoi raccontarci brevemente la storia del tuo personaggio?
 

Suki Waterhouse -  La storia del mio personaggio è estremamente crudele. Al principio del film viene deturpata e quasi annichilita poi, nel corso della storia, riesce in qualche modo a risorgere. Mi ha reso felice che il mio personaggio abbia compiuto questo lungo e duro percorso che l’ha portata a superare e vincere tutta una serie di eventi nefasti.

E, senza svelare troppo, alla fine del film le capita anche di innamorarsi. O mi sbaglio?
 

Suki Waterhouse - Lei ama se stessa e ama l’idea di riportare indietro la bambina a “Miami-man”, il personaggio interpretato da Jason Momoa, ma non si saprà mai davvero che cosa sarà di lei. Perché nella vita, in effetti, non si sa mai che cosa ci capiterà in futuro.
 

So che Amy non ama etichettare i suoi film, ma tu come lo definiresti The bad batch? Su wikipedia viene definito così: Una love-story in una comunità di cannibali”
 

Suki Waterhouse -  Neanche io ho una definizione per il film, quello che posso dirti è quello che rappresenta per me. Durante tutta le riprese del film io sono stata sempre spaventata. Al principio ero devastata, esattamente come il mio personaggio, e alla fine ho provato la più grande gioia della mia vita. Dopo essere stata per settimane in uno stato di autentico terrore, solo una volta finite le riprese, quando ho visto il film, mi sono sentita sollevata di essere passata attraverso quelle esperienze. E soltanto allora ho capito quanto è stato difficile farlo.

Amy, ad un certo punto, il protagonista maschile del film Joe, interpretato dall’attore hawaiano Jason Momoa, dice che egli fa parte del “bad batch”, ovvero del “lotto difettoso” di reietti espulsi dalla società, perché in passato è stato un immigrato clandestino cubano. Una battuta “politica”. C’è un riferimento a quel che potrebbe accadere in futuro in America nel caso in cui vincesse le elezioni Donald Trump?
 

Ana Lily Amirpour  - Ho sempre pensato che potesse accadere che un tiranno potesse prendere il potere, ti ricordi il personaggio di Biff Tannen in Ritorno al futuro 2? Io credo che la vita sia così imprevedibile, e così gli esseri umani, che gli eventi si ripetono ciclicamente. Il caos del mondo è cosi vasto che è cosi difficile prevedere il futuro. Io non credo che The bad batch parli del futuro, non è un film post-apocalittico semmai è un film pre-apocalittico. Lo ripeto, il film non parla del futuro, ma parla degli esseri umani, parla di noi di cosa siamo e di cosa sappiamo di noi stessi.