Bridget Jones's Baby si presenta: la recensione

Patrick Dempsey, Renee Zellweger e Colin Firth

Dodici anni dopo il secondo capitolo delle avventure di Bridget arriva Bridget Jones’s Baby, che segna anche il ritorno alla recitazione di Renee Zellweger dopo 6 anni dalla sua ultima comparsa sul grande schermo. Vi portiamo in anteprima nell'anima del film e poi tutti gli approfondimenti nella puntata di Sky Cine News in onda il 20 settembre alle ore 21 su Sky Cinema 1

di Barbara Tarricone

Bridget Jones è tornata. Dodici anni dopo il secondo capitolo delle avventure di Bridget arriva Bridget Jones’s Baby, che segna anche il ritorno alla recitazione di Renee Zellweger dopo 6 anni dalla sua ultima comparsa sul grande schermo e innumerevoli quanto inutili disquisizioni sul suo presunto ricorso alla chirurgia plastica. Sgomberato il terreno da equivoci su questo tema con un saggio a sua firma pubblicato sull’Huffington Post e intitolato Possiamo fare di meglio (la cui sintesi è: “non mi sono rifatta, ma perché ne stiamo parlando? che importanza ha?”), Renee ritorna al ruolo che le ha dato fama mondiale. Torna ad essere diretta da Sharon Maguire, la regista de Il diario di Bridget Jones (e non della seconda, meno fortunata pellicola Che pasticcio, Bridget Jones!) e torna a essere combattuta e in questo caso addirittura contesa tra due uomini. L’irresistibile donnaiolo Daniel Cleaver\Hugh Grant non c’è più, ma con le parole della regista: ”Il suo spirito aleggia nell’aria”. Ritorna il caro ed ingessato avvocato Mark Darcy (Colin Firth) con il quale intuiamo le cose non hanno funzionato e c’è una new entry: Patrick Dempsey. L’ex dottore di Grey’s Anatomy veste i panni di Jack: un americano dal sorriso smagliante e dalla fama mediatica indiscutibile creata grazie ad un dating site che sembra aiutare tutti tranne lui, che è inspiegabilmente single.

Anche Briget è single e nella migliore tradizione (sua) si ritrova a dovere passare il suo 43esimo compleanno da sola, causa defezioni -ultimo minuto degli amici sposati.  Ma un solo attimo di autocommiserazione a suon di “All by Myself” basta a questa nuova Briget che non fuma più, non conta più i chili (è magra in questo capitolo) e non beve più di tanto. La sua vita le va bene anche così: ha tanti amici e un lavoro gratificante. Lavora ancora in televisione ma questa volta dietro le quinte, come produttrice di uno news show condotto dalla sua amica ed esilarante nuovo contraltare, Miranda(Sarah Solemani). Salace e divertente, convince Bridget che un po’ di azione non guasterebbe. Detto fatto e la nostra recupera tutta l’astinenza dei mesi precedenti nell’arco di pochi giorni: ad un battesimo si riaccende la fiamma con Mark e ad un music festival in stile Coachella  si diverte con Jack.  Ed è qui che succede il fattaccio o i fattacci: Bridget rimane incinta e non sa di chi. Secondo la sua austera ginecologa (un ruolo fantastico che Emma Thompson ha creato per se) entrambe le date possono essere possibili e quindi il dilemma su chi sia o si meriti di essere il papà dura per tuto il tutto il film, costellato dall’alternanza dei due possibili genitori intessute in una sceneggiatura divertente e riuscita. Madre a 43 anni, cioè madre geriatrica come la definisce la medicina, assalita sul lavoro da nuovi capi ventenni e hipster dalle barbe insopportabili, aggredita nel mondo da vocaboli di nuovo conio tutti ugualmente deprimenti (milf, cougar) Bridget va avanti per la sua strada e semplicemente segue se stessa: imperfetta e incasinata. Con ironia e coraggio Bridget\Renee ignora non  solo la data di scadenza di quei  fatidici preservativi  che teneva in borsa da troppo e che si sono rivelati inefficaci al momento giusto, ma anche quella che il mondo si affretta ad imporre alle donne, all’attrice e al suo personaggio. Bentornata Bridget Jones.