Freddie Mercury, a 25 anni dalla morte un film e un libro

Inserire immagine
Freddie Mercury (Getty Images)

Il 24 novembre del 1991 moriva Freddie Mercury, cantante dei Queen e icona del rock. Che però non è mai stato dimenticato, come dimostrano le notizie sul biopic diretto da Bryan Singer e l'uscita di una biografia a cura del giornalista musicale Luca Garrò, che abbiamo intervistato per l'occasione.

di Marco Agustoni

25 anni fa, il 24 novembre 1991, moriva Freddie Mercury, il leggendario cantante dei Queen, la cui capacità di tenere il palco e trascinare il pubblico è stata d'esempio per tutti quelli che sono venuti dopo. La sua memoria nell'immaginario collettivo è però più viva che mai.

 

A conferma di ciò, abbiamo da un lato il biopic Bohemian Rapsody, che per un certo tempo sembrava destinato a giacere nel cosiddetto development hell, e che invece si farà, con Bryan Singer alla regia e Rami Malek (protagonista della serie tv Mr. Robot) nel ruolo di Mercury. 

 

Dall'altro c'è invece un interessante volume appena edito da Hoepli, intitolato per l'appunto Freddie Mercury: si tratta di una biografia curata dal giornalista musicale Luca Garrò (Rolling Stone, Jam, Onstage, Outune), che ripercorre i momenti salienti dell'uomo nato a Zanzibar nel 1946 con il nome di Farrokh Bulsara. Vista la ricorrenza, abbiamo parlato con lui del film, del libro e del mito.

 

Da fan ed esperto dei Queen che aspettative hai nei confronti del biopic sui Queen diretto da Bryan Singer, Bohemian Rhapsody. Sei più fiducioso o preoccupato?
L'argomento è molto delicato. I biopic sono quanto di più complicato da mettere in piedi, poiché vanno a toccare personaggi che ogni fan crede di conoscere a fondo o perché, inevitabilmente, finiscono per tralasciare elementi considerati imprescindibili dagli appassionati. Spesso poi si dimentica che un film ha esigenze precise, da cui è impossibile prescindere. Pensiamo a quello sui Doors di Oliver Stone: come in questo caso, un grande regista dietro alla macchina da presa, alcuni membri della band coinvolti e uno dei film rock'n'roll migliori di sempre. Però metteva in luce un solo lato della personalità di Morrison, quello più selvaggio e dionisiaco, scontentando moltissime persone.

 

Brian May e Roger Taylor cureranno personalmente le musiche del film: una buona notizia?
Credo di sì, anche se non sempre negli anni ciò ha garantito l'uscita di prodotti perfetti in ogni loro aspetto. Tuttavia, credo sia un bene che di certe cose si occupi chi ha contribuito a scrivere quella storia. Pensare a un team di esperti messi insieme per creare una colonna sonora della pellicola sarebbe stato svilente. Inoltre, la cosa contribuisce a confermare l'interesse reale dei membri della band circa la riuscita dell'operazione.

 

Hai avuto modo di farti un'idea sulla scelta di Rami Malek per interpretare Freddie Mercury?
In realtà, il suo nome è spuntato quasi all'improvviso insieme a quello di Bryan Singer. Credo che la scelta possa essere una sorta di scommessa: visto che il nome del regista sarebbe stato accolto con entusiasmo, forse la scelta di un attore in ascesa ma non ancora una superstar potrebbe avere un senso. Oltre al fatto di non far distogliere l'attenzione sul vero protagonista della storia, Freddie Mercury.

 

Prima di lui Mercury doveva essere interpretato da Sacha Baron Cohen, che però ha lasciato per dissidi con i Queen: lui come ti sembrava?
I fan ora sono divisi in due circa la figura di Sacha Baron Cohen, proprio per gli strascichi da soap opera che tutta la vicenda ha avuto. In principio, però, il nome era piaciuto alla maggioranza dei fan, che erano convinti della validità della scelta. Onestamente, ti confesso che ero molto curioso di vederlo nel ruolo di Freddie. Tutto quello che è avvenuto in seguito sembra il classico gioco al massacro tra due ex amanti, cose che succedono in ogni ambito.

 

Nel tuo libro, da quale angolatura hai raccontato un personaggio così conosciuto come Mercury senza cadere nel "già detto"?
Chiaramente mi sono chiesto cosa avrei potuto dire di Freddie che non fosse già stato dibattuto nelle decine di libri precedenti al mio. Dopo un attimo di panico, ho pensato di puntare maggiormente su aspetti meno dibattuti. Quindi, ho parlato chiaramente degli aspetti che ne hanno decretato il mito (vocalità straripante, intrattenitore come nessun altro prima di lui), ma cercando di sottolinearne maggiormente il lato interiore e quello artistico. Credo si dimentichi spesso che musicista fosse, perché ci si ferma molto spesso all'interprete. Insomma, ho voluto mostrare che Freddie fosse un personaggio molto più sfaccettato e complesso di quello che spesso si crede.

 

Quali sono state le tue fonti principali?
Inevitabilmente, tutti i libri che hanno preceduto il mio, oltre a centinaia di articoli letti e collezionati negli anni. Inoltre mi sono avvalso delle decine di interviste fatte da me a Brian e Roger e a quello che lo stesso Brian mi racconta da quando ci conosciamo. E poi, banalmente, la sua musica e i suoi testi, spesso liquidati dalla stampa di settore come frivoli o senza pretese, mentre spesso drammatici, ricchi di pathos e quasi sempre dotati di più chiavi di lettura.

 

Un aneddoto tratto dal libro che merita di essere raccontato?
Mi è piaciuto molto scrivere di un brano poco citato quando si parla di Queen e Freddie, soprattutto perché incluso in Hot Space, un album poco amato dai fan. Si tratta di Life Is Real, brano dedicato a John Lennon in cui credo convivano molte delle sfaccettature di Freddie. Troviamo le sue grandissime capacità compositive (imitò lo stile compositivo di varie fasi della carriera dell'ex Beatle), l'interpretazione struggente e un testo sentito e non retorico. Inoltre sembra quasi la risposta al famoso verso Is This The Real Life? con cui, anni prima, aveva fatto iniziare proprio Bohemian Rhapsody.

 

La prefazione del libro è a cura di Cesare Cremonini, grande appassionato dei Queen: lui come lo hai coinvolto?
Ho intervistato Cesare un po' di volte nel corso degli ultimi anni e, fin dalla prima volta, fu evidente una simpatia reciproca, alimentata proprio dalla passione per i Queen. Quando mi chiesero di scrivere il libro, la prima persona a venirmi in mente non poté che essere Cesare, perché ero convinto che avrebbe potuto rendere il volume davvero prezioso. Ci avevo visto giusto, se consideri che la sua lettera a Freddie è qualcosa di commovente e sentito. Lo ringrazierò per sempre.

 

La capacità di tenere il palco di Freddie è quello che lo ha reso leggenda: cosa aveva di così speciale nelle sue performance dal vivo?
Oltre alle sue doti innate di intrattenitore, credo che il segreto stesse nella sua capacità di farsi amico il pubblico, che percepì fin da subito la genuinità della sua proposta e l'ironia sottesa a molte delle sue trovate sceniche. Freddie aveva davvero bisogno del suo pubblico ed era impossibile pensare che stesse recitando. Se una prima donna come Mick Jagger lo definì il più grande animale da palcoscenico mai esistito, qualcosa vorrà pur dire...

 

Un ricordo indimenticabile che hai legato ai Queen?
Sono infiniti, ma forse la prima volta in cui incontrai Brian e Roger. Dopo avergli stretto la mano ero sudato come dopo un tappone dolomitico al Giro D'Italia. Un'emozione che poche volte in questo settore si è ripetuta.

 

Il pezzo dei Queen per la vita?
Non voglio essere banale, quindi ti dico Was It All Worth It, traccia conclusiva di The Miracle.