Immaginando Zootropolis, i segreti del cartone Disney Pixar

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Dai viaggi in Africa per studiare meglio gli animali fino alle discussioni su come affrontare un tema delicato come il razzismo, un documentario racconta come è nato il cartone che verrà trasmesso per la prima volta sul piccolo schermo su SKY Cinema.

 

Dopo oltre 1 miliardo di dollari incassati in tutto il mondo arriva sul piccolo schermo, grazie a Sky Cinema, Zootropolis. Il cartone ha conquistato gli spettatori del globo con le avventure della coniglietta Judy Hopps e della volpe Nick Wilde in un paesaggio metropolitano meravigliosamente ricreato dagli artisti della Disney Pixar. Ma a incantare gli appassionati di cartoni, grandi e piccini, non sono stati solo personaggi e atmosfere. Anche i temi che il film ha deciso di affrontare hanno giocato una parte non secondaria. Dopo tutto, gli stereotipi, i pregiudizi e la difficoltà di superarli in un contesto di convivenza tra culture ed etnie diverse sono realtà quotidiana in gran parte delle città che abitiamo. E lo sono anche a Zootropolis, realtà urbana popolata da animali di tutte le specie che hanno trovato modo di vivere gli uni accanto agli altri ma scoprono che le radici della paura del diverso sono sempre pronte ad attecchire. E proprio sulla genesi di questo mondo fantasioso, divertente ma anche capace di farci interrogare su questioni importanti che è dedicato un documentario, “Imagining Zootopia”, che ci porta dietro le quinte del film.

 

 

Un’epopea creativa - Nel corso di 46 minuti di documentario viaggiamo insieme al regista Byron Howard e ai suoi collaboratori lungo il percorso creativo che ha portato alla realizzazione del òungometraggio. Un’opera che, vista da queste prospettiva, assume i toni da epopea, a cominciare dal numero di persone coinvolte: 550. Si parte dal desiderio di John Lasseter, numero uno di Pixar, di tornare a fare un film con protagonisti gli animali, in pura tradizione Disney. Si prosegue con la ricerca di ispirazioni nel mitico archivio della casa di produzione dove gli schizzi risalenti a Robin Hood possono aiutare a mettere insieme le fattezze della volpe Nick. Si va in Kenya per osservare nel loro habitat naturale gli animali che dovranno essere ricreati digitalmente e si continua con ripetute proiezioni private di varie bozze della storia e con le successive discussioni. Nel processo cambiano punti di vista (all’inizio il protagonista doveva essere Nick, diventerà Hopps) e idee (originariamente gli animali predatori dovevano indossare un collare che ne controllava il comportamento). Il risultato, che restituisce l’idea della fatica di un processo lungo svariati anni, è un’inedita esplorazione della passione dell’attenzione al dettaglio che porta alla creazione di un capolavoro animato.