Sangue del mio sangue: Bellocchio tra stregoneria e vampiri

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Un'immagine tratta dal film di Marco Bellocchio, "Sangue del mio sangue"

Marco Bellocchio dirige Filippo Timi, Alba Rohrwacher e Roberto Herlitzka in un film enigmatico, presentato in concorso al Festival di Venezia 2015. Federico, un giovane uomo d'armi, e il suo gemello prete sono sedotti da suor Benedetta che sarà poi condannata ad essere murata viva nelle antiche prigioni di Bobbio. Nello stesso luogo, secoli dopo, tornerà un altro Federico, ispettore ministeriale, che scoprirà che l'edificio è abitato da un misterioso conte, che vive solo di notte. Appuntamento su Sky Cinema Cult, in prima tv, giovedì 22 dicembre alle 21.00

 

Già nel titolo, Sangue del mio sangue, di Marco Bellocchio,  in onda, in prima tv, su Sky Cinema Cult, giovedì 22 dicembre alle 21.00, c’è già tutto. Ovvero la sintesi e la summa dell'esperienza cinematografica del regista settantasettenne che mette insieme, in un film coraggioso e volutamente eterogeneo, famiglia, religione, politica, amore, i suoi attori-feticcio e, su tutto, Bobbio, la sua città, le sue origini (il luogo da cui tutto è partito con I pugni in tasca).

Il film è diviso in due parti: la storia di una monaca accusata di stregoneria nella Bobbio del '600 e ancora la stessa località, oggi animata da un vampiro, una sorta di cupo massone che gestisce il malaffare e tiene  lontano, con virtù isolazionista, i social, la demoniaca modernità. Il nesso tra le due storie, girate in tempi diversi e accorpate con un certo azzardo, sta nei personaggi e non solo.

Nella prima storia troviamo Federico (Piergiorgio Bellocchio, figlio del regista), un giovane uomo d'armi con una missione: quella di riscattare l'onore del fratello gemello sepolto in terra sconsacrata. Per farlo deve dimostrare, grazie alle prove di Dio dell'inquisizione alla ricerca della firma del diavolo, che Suor Benedetta (Lidiya Liberman) sia davvero dannata. Di fatto anche lui non sarà insensibile al fascino della suora prima che la donna venga murata viva nelle antiche prigioni di Bobbio. Nello stesso luogo, secoli dopo, un Federico (sempre Piergiorgio Bellocchio), sedicente ispettore ministeriale (citazione di Gogol), va a Bobbio con un losco investitore russo che vuole acquistare le carceri per fare un albergo, ma quelle stesse carceri sono abitate ormai da un misterioso Conte vampiro (Roberto Herlitzka, già Aldo Moro per Bellocchio) con tanto di canino cariato.

Così lo stesso regista nelle sue note di regia ha spiegato la genesi del film: “Il film nasce dalla scoperta casuale delle antiche prigioni di Bobbio e mi ha ispirato la storia di Benedetta, una monaca murata viva nella prigione convento di Santa Chiara, a Bobbio. Mi parve che questa storia dissepolta da un passato così remoto meritasse un ritorno al presente dell'Italia di oggi e più precisamente in un'Italia di paese, Bobbio, che la modernità, la globalizzazione hanno ormai cancellato"

Nel film che ha nel cast Filippo Timi, Alba Rohrwacher, Fausto Russo Alesi, Tony Bertorelli (Il principe di Homburg e L'ora di religione), Alberto Cracco, Elena Bellocchio (figlia del regista) e Alberto Bellocchio (fratello del regista), c’è un evidente sperdimento di senso non si sa quanto voluto. Cosa del resto spiegata ancora dallo stesso regista: "Questo è un film libero. Non è uno di quei prodotti americani in cui tutto deve essere spiegato". E c’è da credergli.