The Young Messiah: Intervista a Sara Lazzaro

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Sara Lazzaro è Maria in The Young Messiah

La vigilia di Natale su Sky Cinema Uno presenta un appuntamento da non perdere con The Young Messiah, appassionante film inedito, tratto dal romanzo Christ the Lord: Out of Egypt di Anne Rice . Una pellicola emozionante e intensa che ripercorre l’infanzia di Gesù. Per scoprire i segreti del film abbiamo incontrato Sara Lazzaro, la talentuosa attrice italiana che interpreta Maria, la madre del Messia.


di Paolo Nizza




"Di Maria non si dirà mai abbastanza" (De Maria numquam satis), scriveva "Bernardo di Chiaravalle. E anche al cinema la Santissima madre di Dio è stata spesso raccontata con le sfumature e gli accenti più diverse.

In The Young Messiah (in onda su Sky Cinema Uno sabato 24 dicembre), la vergine Maria ha il volto e la voce di Sara Lazzaro, attrice italiana piena di talento (ha lavorato, tra le altre cose, nel film 10 inverni e in Braccialetti rossi 9.  Di recente ha partecipato alla serie The Young Pope, dove interpretava una monaca di clausura.

Occhi azzurri, capelli biondi, Sara si divide tra l'Italia, l'Inghilterra e gli Stati Uniti, visto che è in grado di recitare perfettamente in inglese.

A vederla in The Young Messiah pare la Madonna del Garofano dipinta da Leonardo, da Vinci, un'immagine che evoca di versi di Paul Verlaine: "Maria Immacolata, amore essenziale, | Logica della fede cordiale e vivace, | Amando voi, ogni bontà non è forse possibile, | Amando voi, Soglia del cielo, unico amore?"


Ma come è arrivata a interpretare Maria in The Young Messiah?

"E' stata un'avventura. Ho letto per la prima volta la sceneggiatura nel 2012. All'inizio ho fatto da spalla per le battute di Giuseppe. Il regista Cyrus Nowrasteh mi ha notato, ha voluto conoscermi e mi ha affidato un ruolo di supporto. Ero felicissima. Mi era piaciuta molto l'idea: si trattava di 30 pose in una grande produzione. Poi il progetto è stato interrotto. Io sono rimasta in contatto con il regista. E nell'aprile del 2014 mi ha mandato un'email per comunicarmi che era ripresa la lavorazione del film. Il budget sarebbe stato diverso, c'era maggior libertà per la scelta dei ruoli dei protagonisti e così mi ha chiesto di fare un provino per la parte di Maria. Ho accettato al volo la proposta, anche se non credevo che sarei stata scelta. E invece quattro provini dopo, mi sono ritrovata a interpretare la protagonista femminile di The Young Messiah."


Come si è preparata a un ruolo così importante e così carico di responsabilità?

"Se avessi dovuto leggere e analizzare tutto ciò che è stato detto e scritto su una figura così iconica, probabilmente starei ancora studiando come interpretare il personaggio. Come attrice ho cercato di attenermi alla sceneggiatura, che è molto diversa rispetto al romanzo di Anne Rice che ha ispirato il film. In fondo è stato lo proprio lo script di The Young Messiah a conquistarmi. Sono rimasta colpita dall'umanità dei personaggi e anche dall'originalità: non si erano mai visti un Gesù di sette anni e una Maria di ventuno.

Una cosa che mi ha molto aiutata è stata anche la mia laurea in Arte. Ho guardato le rappresentazioni figurative della Madonna. Ogni artista ha dato una propria interpretazione della madre di Gesù. Per esempio le madonne bizantine sono molto scure, mentre la Vergine di Raffaello è bionda. Quindi mi sono sentita legittimata a rappresentare la mia Maria. Perciò mi sono focalizzata sull'unica cosa che avevamo in comune: il fatto di essere donna."

Quali sono state le scene più difficili da girare?

"Come attrice, l'ultima scena è stata davvero complessa, ma non posso aggiungere nulla di più per evitare spoiler.

Dal punto di vista emotivo, invece, c'è stata una sequenza in cui attraversiamo una via circondata da gente crocifissa. L'abbiamo girata in settembre, nello stesso giorno in cui l'Isis aveva diffuso il video di una decapitazione. E' stata una giornata terribile e sconvolgente. Dopo più di duemila anni, nulla è cambiato. Ancora si usa l'orrore per marchiare il territorio, per terrorizzare il mondo."

Come è stato lavorare con Sean Bean, il Boromir della trilogia del Signore degli Anelli, nonché l'Ed Stark del Trono di Spade?

"Ero molto emozionata. Condividere il set con lui mi ha fatto capire che si faceva sul serio. Sean ha sposato  a pieno il film, si è innamorato del progetto. E' un attore estremamente generoso, ma è anche una persona molto timida. " 

 

The Young Messiah è stato girato a Matera e a Cinecittà. Come è stato ritrovarsi in quello che un tempo era la Hollywood sul Tevere?

"Una grande emozione soprattutto per me che ero l'unica italiana del cast.  A Cinecittà hanno ricostruito il tempio di Gerusalemme e quindi The Young Messiah ha contributo un po' alla rinascita di questi magici Studi cinematografici."

Quali sono i punti di forza del film?

"The Young Messiah è un film che arriva in maniera diretta allo spettatore. A prescindere dalla propria fede religiosa, è una pellicola che parla di amore e di famiglia, nello specifico una famiglia che intraprende un viaggio verso casa, dopo essere stata costretta a emigrare. Quindi si tratta di un tema molto attuale."

 

Lei ha lavorato anche in The Young Pope, come è andata?

"Anche se ho interpretato una piccola parte (era una suora di clausura nel terzo, quinto e ottavo episodio N.D.R.) è stato come partecipare alla creazione di un grande evento. Paolo è un genio, lavora moltissimo sui dettagli. E' un artista sinestetico. Ho fatto quattro mesi di provini, sono stata molto vicina a interpretare la parte di Ester. E' stata un'esperienza molto intensa. Sorrentino sul set ha la stessa attenzione e cura sia per gli attori sia per i collaboratori. Ed è una cosa rara."

Lei si divide tra Stati Uniti e Italia, ma quale nazione preferisce?

In Italia si vive decisamente meglio. Ci sono più valori e più semplicità. Dell' America preferisco come funziona l'Entertaiment Business, è più strutturato, più funzionale, più coraggioso, più rapido e soprattutto più meritocratico anche se ho un rapporto di amore e odio con Hollywood e Los Angeles. Certo le cose stanno cambiando anche da noi, ma è un processo lento."

Il sogno nel cassetto?

"Più che un cassetto, ho un baule. Mi piacerebbe lavorare con Steven Spielberg, Wes Anderson e poi vorrei tornare a essere diretta da Paolo Sorrentino. In The Young Pope ci siamo solo sfiorati."