In nome di mia figlia: ossessione per la verità

Daniel Auteil è il protagonista di un dramma tratto da una storia vera. Quando un padre viene informato della morte della figlia quattordicenne, avvenuta in vacanza con la madre e il nuovo compagno in circostanze misteriose, decide di scoprire la verità iniziando una lunga lotta per la giustizia che andrà avanti per 27 anni e diventerà l'unica ragione della sua vita. Appuntamento, in prima tv, giovedì 23 marzo alle 21.15 su Sky Cinema Uno HD

La storia di un'ossessione di giustizia durata poco meno di trenta anni. Ovvero la vendetta ostinata e meticolosa di un padre, André Bamberski (Daniel Auteuil), che non accetta la morte misteriosa della figlia quattordicenne Kalinka, avvenuta nel 1982. E così per trenta anni cerca di vendicarla tra cause, trasferte all'estero, tribunali e avvocati. E' quello che racconta con ritmo ed emozioni In nome di mia figlia di Vincent Garenq in onda, in prima tv, giovedì 23 marzo alle 21.15 su Sky Cinema Uno HD.

Tutto parte dal Marocco quando André insieme alla moglie Dany (Marie-Josè Croze) e ai due figli incontra il dottor Dieter Krombach (Sebastian Koch). Dopo un po' nasce una storia d'amore tra Dany e il dottore fino al divorzio di quest'ultima da Andrè. Dopo circa una anno Kalinka, la loro figlia quattordicenne, muore mentre è in vacanza in Germania con madre e patrigno. Una morte misteriosa che comunque la giustizia tedesca liquida senza riscontrare alcun reato, nonostante un'ambigua autopsia che potrebbe far pensare a una violenza.

Da qui trenta anni di ricercata vendetta ai danni di un uomo, Krombach, che a un certo punto viene accusato di violenza verso una sua cliente minorenne in Germania. Nonostante la recidiva e le molte prove, il dottore viene comunque protetto dalla giustizia tedesca che respinge ogni legittima estradizione in Francia. Ma André non molla esponendosi anche a reati (è stato condannato a un anno per rapimento) pur di avere quella giustizia personale che non riesce ad ottenere da quella ordinaria.

Il film, tratto da una storia vera, e ispirato a un libro omonimo a  firma dello stesso André Bamberski, nasce – come ha spiegato il regista autore de L'enque'te, Presume coupable e Comme les Autres-''dopo la lettura del libro. Anche se avevo già sentito questa storia molto famosa in Francia. Poi ho incontrato il vero André Bamberski che è risultato molto più duro di quello che si vede al cinema. Lui ha un carattere particolare, molto forte, uno che ha sempre ragione, forse anche per il suo lavoro di ragioniere commercialista. Da lui comunque nessun riferimento sentimentale rispetto alla tragica vicenda, solo carte e documenti giuridici. Non esprime le sue emozioni porta avanti solo fatti''.

Quanto alla protezione avuta da Dieter Krombach da parte della giustizia tedesca, ha spiegato Garenq ''Quando abbiamo girato a Lindau in Baviera, abbiamo trovato persone che sono ancora convinte dell'innocenza del dottore, ma di fatto il sistema giuridico tedesco tende a proteggere i propri concittadini tanto che Bamberski ha messo su un'associazione per aiutare chi ha problemi con la giustizia internazionale''.