Totò 50

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In occasione del 50° anniversario dalla scomparsa del grande Totò, avvenuta il 15 aprile 1967, Sky Cinema Classics HD (canale 315) rende omaggio all'attore con una programmazione dedicata e una serie di imperdibili successi, da lunedì 10 fino al 17 aprile

di Massimo Vallorani

50 anni senza Totò. E chi se ne è accorto? In fondo proprio nessuno. Perché il mito di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comnemo Porfirio-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio detto brevemente Antonio de Curtis nel privato e Totò di fronte al suo pubblico, non ha fatto altro, dalla sua morte in poi, che crescere a dismisura, iscrivendo il suo volto istrionico e bislacco nell’immaginario collettivo della nostra Italia. “L’ultima delle grandi maschere della commedia dell’arte” (così lo salutò un addolorato Nino Manfredi nel giorno del suo funerale), era figlio di un’altra Italia, quella dove l’arte di arrangiarsi era la regola, dove la fame la faceva da padrona, dove prima il Fascismo e poi la guerra sconvolsero e traumatizzarono gli animi di una popolo che aveva smarrito il significato della parola felicità. Eppure Totò li fece ricredere, li fece ridere, trascinandoli verso la sua vis-comica, fatta di rapidità e invenzioni spregiudicate, di sberleffi e risate in cui non si ammetteva ripensamenti, scuse o rimpianti. Di fronte alle sue battute non ci poteva che arrendere, come di fronte ad un nemico soverchiante, munito di ogni tipo di arma comica.

“In occasione del 50° anniversario dalla scomparsa del grande Totò, Sky Cinema Classics HD rende omaggio all’attore con una programmazione dedicata. Tra i titoli in programma 47 morto che parla, con l’attore nei panni dell’avarissimo Barone Antonio Peletti, deciso a vivere in povertà per tenere nascosta la sua grossa eredità e vittima di un terribile scherzo, Fifa e arena dove Totò interpreta un onesto commesso costretto a fuggire a causa di un terribile equivoco, Il Medico dei Pazzi, dove Felice Sciosciammocca, sindaco di Roccasecca, millanta di essere uno psichiatra proprietario di una clinica per malati mentali, Miseria e Nobiltà affiancato dalla grande Sophia Loren, I Tartassati dove interpreta il ruolo del Cavalier Pezzella, proprietario di un negozio di abbigliamento intento ad evadere le tasse, e Totòtruffa 62 nel ruolo di Antonio Peluffo, un ex trasformista che vive organizzando delle piccole truffe riuscendo comunque a sfuggire alla legge. Insieme ai classici della comicità all'italiana, impreziositi anche da una serie di insuperabili duetti con il maestro della commedia Aldo Fabrizi, non mancheranno i film in coppia con Peppino De Filippo, come Totò, Peppino e la…Malafemmina, Totò, Peppino e i Fuorilegge, Totò, Peppino e le Fanatiche e La Banda degli Onesti.

Una predisposizione, quella di far ridere, sicuramente innata in Totò ma che sicuramente perfezionò prima alla scuola dell’avanspettacolo e della rivista teatrale e infine al cinema con ben 97 film. Un lungo viaggio, partito nel 1937 e terminato nel 1967, che ha attraversato la storia del costume italiano che progressivamente ma inesorabilmente cambiava. Totò rimase invece sempre lo stesso, lui capace di essere un unicum nel tempo, anche di fronte a film balbettanti, con sceneggiature incerte e storie non sempre all’altezza del comico napoletano. Eppure, i suoi film funzionavano sempre e venivamo amati dal pubblico proprio perché prive di sovrastrutture intellettualoidi. La critica, quella che contava al tempo di Totò, non l’ aiutò per nulla. Anzi, lo sbeffeggiò, lo derise, bollandolo come un guitto e un buffone. Soltanto alcuni si accorsero del suo immenso talento. Pasolini sicuramente, poi Roberto Rossellini, Lattuada, Eduardo, Monicelli, De Sica. E poi, si accorsero della sua grandezza i grandi attori del cinema italiano: Aldo Fabrizi, Anna Magnani, Mario Castellani, Peppino de Filippo, Nino Taranto e scusate “se sono poche...” avrebbe continuato lo stesso Totò.


Di lui cosa rimane? Forse il suo volto che sembra tagliato con l’accetta? O magari il suo profilo caratteristico che leggenda vuole essere stato causato dalla mano di un suo professore di scuola? Sicuramente rimangono dentro di noi le sue tantissime citazioni più popolari: “Ogni limite ha una pazienza!”, “E io pago! Io pago!”, “Sono un uomo di mondo: ho fatto tre anni di militare a Cuneo”, “Porga tante esequie alla sua signora”, “Onorevole lei? Ma mi faccia il piacere!” e via di questo passo. All’armamentario classico usato da Totò nei film vorremmo aggiungere anche una frase pronunciata dall’uomo Totò che ci restituisce un personaggio diverso e un po’ amaro: “Sono ormai all’età in cui si tirano le somme e non ho fatto nulla. Sarei potuto diventare un grande attore, e invece su cento e più film che ho girato, ve ne sono di degni non più di cinque. Ma anche se fossi diventato un grande attore, cosa sarebbe cambiato? Noi attori siamo solo venditori di chiacchiere. Un falegname vale certo più di noi: almeno il tavolino che fabbrica resta nel tempo,dopo di lui". Ecco, con il senno di poi possiamo dire con certezza che Totò, almeno in questo, si era sbagliato. Alla grande.