Matthew McConaughey nella foresta dei sogni di Gus Van Sant

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Gus Van Sant dirige Matthew McConaughey, Naomi Watts e Ken Watanabe in un dramma sul tema della vita e della morte. Due uomini si incontrano ai piedi del monte Fuji, nella “foresta dei suicidi”, un luogo dove le persone si 'perdono', lasciandosi dietro la vita e gli affanni, ma insieme ritroveranno la forza per affrontare un duro percorso di sopravvivenza e riflessione. Appuntamento, in prima tv, domenica 10 maggio alle 21.15 su Sky Cinema Uno

Uno strano caso quello de La foresta dei sogni (Sea of Trees), film di Gus Van Sant, regista di 'Elephant' e 'Milk', già in concorso al Festival di Cannes e ora, in prima tv, mercoledì 10 maggio alle 21.15 su Sky Cinema Uno. Il film con Matthew McConaughey, Ken Watanabe e Naomi Watts, a Cannes divise il pubblico in due: applausi e dissensi. Ma il regista allora in conferenza stampa replicò: ''non mi preoccupa più di tanto era successo anche per Elephant''.

La pellicola è in realtà un grande omaggio all'amore che viene come potenziato da malattia e senso di colpa. Esplorando la misteriosa Sea of Trees, meravigliosa foresta che cresce alla base del Monte Fuji meglio nota come "foresta dei suicidi" (ovvero Aokigahara, detta anche appunto ''il mare di alberi'), un uomo Arthur Brennan (McConaughey) andato lì per mettere fine ai suoi giorni, si ritrova a fare i conti con se stesso e soprattutto con il lutto dopo la morte  della moglie.

Recatosi così nella foresta per suicidarsi, per trovare pace dal dolore e sensi di colpa,  incontrerà un misterioso giapponese Takumi Nakamura (Watanabe) che si è perso nel bosco. Arthur cercherà di aiutarlo in tutti i modi. Una amicizia, tra loro, che diventa, per l'aspirante suicida, morbosa. Come se vedesse nelle attenzioni dedicate a Takumi un modo di riscattare quelle mancate alla moglie Joan Brennan (Naomi Watts).  Insieme i due uomini inizieranno uno straordinario e mistico viaggio fin dentro la cultura giapponese, che porterà il protagonista a fare i conti con le sue paure, ritrovare l'amore per la vita e credere, infine, che la moglie possa averlo davvero perdonato.