Omaggio a Marco Ferreri, a 20 anni dalla scomparsa

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Il 9 maggio del 1997 se ne andava il grande regista milanese. Un cineasta non riconciliato, anticonformista e controcorrente. Sky Cinema Classics celebra il sardonico autore con Controsesso, di cui Ferreri diresse l'episodio Il Professore con un sublime Ugo Tognazzi e Oggi, domani, dopodomani, altra commedia costituita da tre episodi, di cui Ferreri ha diretto L'uomo dai cinque palloni, interpretato dalla coppia Marcello Mastroianni-Catherine Spaak. L'appuntamento con l'omaggio  è per Martedì 9 maggio a partire dalle ore21

di Paolo Nizza

"... L'estrema, l' unica poesia dell' uomo è nel suo linguaggio fisiologico... C' è poesia nell' uomo che ha fame, ha sete, che ha paura di tutto, che ha voglia di tutto: in quello che non pensa di essere un dio, mentre l' uomo di oggi è convinto di esserlo..... Oggi si costruiscono i sentimenti col computer"

Con queste parole in un'intervista dell'ottobre del 1992 al quotidiano "La Repubblica", Marco Ferreri commentava lo Zeitgeist, lo spirito del tempo in cui era costretto a lavorare.

Da allora, le cose non sono un granché migliorate. Con l'aggravante che Marco Ferreri ci manca da vent'anni. Un autore, per certi versi, dimenticato. Se si esclude la versione integrale e restaurata di Break Up-L'uomo dei cinque  palloni, presentata all'ultima Mostra del Cinema di Venezia e premiata per il Miglior Film Restaurato, le sue opere sono diventate invisibile. Forse perchè Ferreri oggi risulta ancora più scomodo.


Un autore provocatorio, senza essere né compiaciuto, nè compiacente. I suoi film brulicano di odori, e sovente sono gli odori di un metro all'ora di punta. Perché Ferreri ci racconta il corpo com'è e non come vorremo fosse. Afrori, effluvi, rigurgiti sudori, saliva, fluidi, sangue, desideri, feticci, vizi, viltà, invidie, rancori. Di questi umori sono fatte le opere del regista, veterinario mancato e italiano, suo malgrado, visto che amava definirsi "austroungarico" e odiava essere rassicurante. L'ossessione per il cibo, la frenesia per il sesso danzano con la pulsione di morte, in crescendo di Cupio Dissolvi.

 



Il cinena di Ferreri è abitato da uomini senza qualità. Come il professore dell'episodio tratto da Controsesso. Interpretato da un fulgido Ugo Tognazzi, il protagonista di questi 29 minuti è frustrato, inibito, soverchiato dai tabù. Un feticista alla ricerca di un orinatoio da utilizzare in aula per impedire alle studentesse di uscire per espletare i propri bisogni corporali. Incantato da una donna che allatta un neonato al seno, ma terrorizzato dalla figura femminile, il professore che dorme con una calza da donna  in testa e gusta la coppa del nonno è racchiuso in questa frase: " «La donna è uno strano animale… ma è, naturale, è una vita completamente dominata dal sesso, in tutto vede l’intenzione nascosta, il desiderio» 

 

E proprio la guerra dei sessi, l'incontro-scontro fra maschio e femmina sarà al centro di tutta la poetica ferreriana. Anche ne L'uomo dei cinque palloni.  Nella Milano degli anno Sessanta si muove una deliziosa diciottenne Catherine Spaak in stivali e foulard. La ninfa è in procinto di sposarsi con Mario (Un indimenticabile Marcello Mastroianni), facoltoso proprietario di una ditta di caramelle. Ma l'unico interesse dell'uomo è questo:

"Io ho chiesto una cosa molto semplice, che vi farà sorridere. Voglio sapere fino a che punto questo pallone si può gonfiare. Perché se io smetto e dentro c'è ancora spazio, il mio è un fallimento.
Il problema è semplice ma grave allo stesso tempo, perché se io non ci riesco, dentro sono un fallito morale.Siccome voi non ce ne avete di problemi morali dentro, siete degli str
onzi!"


Anche in versione ridotta e censurata, l'episodio possiede una carica eversiva e un vis comica inusitata. Tra un cane che si tuffa, un risotto al tartufo bianco griffato Peck e una scena da antologia in una sauna maschile, l'uomo dei 5 palloni, girato nell'Italia del boom economico, è ancora una graffiante, beffarda e tragica cartina di tornasole della nostra vita, di quanto possa essere terrificante la "normalità , incatenata al "produci, consuma, crepa."

 



In fondo, basta leggere la poesia che gli dedico Roberto Benigni (che fu diretto dal regista in Chiedo Asilo) per comprendere quanto manchi all'Italia e al cinema un regista come Marco Ferreri:


"Scorbutico, iracondo, buffo e basso
Il maestro indiscusso dei cahiers
Cinico, torvo assai, peloso e grasso
E' tornato Francesco Rabelais.
Fa ciò che vuole, libero, eccessivo
Sputa sul cielo, sull'autorità
In un mondo di morti il solo vivo
E' tornato fra noi Gargantua.
Il suo occhio contempla le bassezze
E tutto ciò ch'è fuor dell'ordinario
Crollano i miti, i dogmi, le certezze
Bombardati dal Gran Veterinario.
La sua vision del mondo è un arabesco
Di folgoranti idee, d'orrendi fatti
Un poco Lévi-Strauss un po' Ionesco
Un po' Sigmund Freud un po' Togliatti.
Risponde col silenzio alle domande
Agli attori non dà un'indicazione
Eppure nel suo cinema si spande
Il rigore della rivoluzione.
Ma io l'ho conosciuto quello gnomo
Sono stato sulla barca di Caronte
M'ha insegnato le viscere dell'omo
E da che parte si guarda l'orizzonte.
Chiedo asilo l'ha fatto in un minuto
E vi giuro, non sono un pallonaro
Riuscì a far parlare un bimbo muto
E fece recitare anche un somaro.
Un elegante, tragico giullare
Che gioca con la morte e gli ingegneri
Anch'io sono affogato nel suo mare
E' tornato fra noi Marco Ferreri
."