Qualcosa di troppo, recensione del film

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Qualcosa di troppo

Giovedì 11 maggio arriva nei cinema l'irriverente commedia francese Qualcosa di troppo, diretta e interpretata dalla vulcanica Audrey Dana, che si immagina come sarebbe la vita di una donna in crisi se da un giorno all'altro scoprisse di avere... il pene.

A quale donna non è mai capitato di pensare: "Ah, se portassi i pantaloni le cose sarebbero molto diverse!". In realtà, in questo caso "portare i pantaloni" è un eufemismo, perché stiamo parlando di una parte anatomica maschile ben precisa, che in effetti nei pantaloni ha la sua dimora. Sì, insomma, stiamo parlando del pene.

 

Prova a dare corpo a questa fantasticheria la francese Audrey Dana, già regista e sceneggiatrice di 11 donne a Parigi, che torna a scrivere, dirigere e interpretare la commedia Qualcosa di troppo, in uscita nelle sale nostrane giovedì 11 maggio

 

Audrey si cala nei panni di Jeanne, di professione architetto, con due figli e fresca di divorzio, ma soprattutto sull'orlo di una crisi di nervi. Tutto cambia quando Jeanne, convinta che nella vita "se non hai il pisello non sei nessuno", si sveglia una mattina e scopre di avere tra le gambe... proprio un pene.

 

Angosciata dall'ingombrante appendice, la sventurata chiede aiuto alla vicina di casa Marcelle (Alice Belaidi) e al suo ginecologo, interpretato dal navigato Christian Clavier. Ma quello che all'inizio sembrava essere solo un "ospite scomodo", si rivela pian piano nel suo potenziale. Jeanne diventa infatti molto più sicura di sé, anche se come contraltare si ritrova con il chiodo fisso dei corpi femminili.

 

La vulcanica Audrey Dana prende la sua "tesi" e la porta all'eccesso, mostrando come un pene possa fare la differenza attraverso la serie di situazioni grottesche in cui cala la sua protagonista, con toni volutamente esagerati. E nell'esplicitare il suo discorso sulle disparità di genere non si preoccupa di ricorrere allo stereotipo, riconducendo maschi e femmine a una serie di set comportamentali quasi d'obbligo.

 

Incarnazione di questo approccio è proprio il pene con cui si ritrova ad avere a che fare Jeanne, strumento di potere, ma allo stesso tempo imprevedibile, ingovernabile e in balia degli istinti primordiali. In un certo senso, egli stesso è un personaggio a sé stante, in quanto alle volte "conduce" Jeanne al di là della sua stessa volontà.

 

Questo ricorso alla stereotipia in Qualcosa di troppo non risulta però mai problematico, proprio perché esibito, esplicito e mai didascalico. E le divertenti disavventure della protagonista diventano il vero punto focale del film, rendendo lo scontro fra sessi un semplice pretesto per costruire una commedia fresca e irriverente.