The Lady in the Van, ironia e humor in salsa inglese

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Maggie Smith è la protagonista di una commedia britannica ispirata ad una storia vera. Miss Shepher, singolare e scorbutica senzatetto, parcheggia "temporaneamente" il suo furgone a Londra sul vialetto del commediografo Alan Bennett. Rimanendo a vivere lì per ben 15 anni, creerà con il vicino un rapporto che cambierà la vita di entrambi. Appuntamento, all’interno del ciclo “Biograficult”, martedì 6 giugno alle 21.00 su Sky Cinema Cult

Arriva su Sky Cinema Cult, martedì 6 giugno alle 21.00m The Lady in the van, film diretto da Nicholas Hytner, la cui sceneggiatura è stata curata da Alan Bennett che ha sapientemente riadattato un suo componimento, noto appunto come The lady in the van, fondato sulla sua esperienza di vita diretta. La vicenda narra la storia (vera) di un’anziana signora, Mary Shepherd, che vive in un furgoncino scassinato parcheggiato nel vialetto di casa di Bennett per 15 anni (1974-1989).

A interpretare i due protagonisti principali una strepitosa Maggie Smith (Sister ActHarry Potter e moltissimi altri) e Alex Jennings (The Queen).

La storia narrata ha dell’incredibile. Un’anziana signora, per sfuggire a un fatto passato, vive in un furgoncino sgangherato e ai margini di un ristretto vicinato in un quartiere borghese di Londra. Qui conosce Bennett e tra in due nasce dapprima un rapporto di sopportazione che ben presto si trasforma in amicizia o quantomeno affezione. Quando l’anziana Mary (o sarebbe meglio chiamarla Margaret!?) si trova costretta a spostare il suo furgoncino, Bennett le offre di sostare sul suo vialetto per tre mesi. I tre mesi diventano anni, quindici per essere precisi. Per quindici anni questi due amici per caso imparano a sopportarsi, supportarsi e volersi bene. Stando a contatto con Mary, Bennett impara ad accettare il proprio rapporto con la madre e la propria omosessualità. Mary impara invece a fidarsi di nuovo di qualcuno e a sopportare il peso delle proprie colpe.

Due amici completamente fuori dal comune che fanno sorridere e divertire gli spettatori, dai più piccoli ai più grandi. Il sottile humour inglese non manca, ma c’è spazio anche per qualche scena più malinconica e drammatica.