La mummia, il box office è sempre più internazionale

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Tom Cruise ne La mummia

Mentre stenta negli Stati Uniti con “appena” 30 milioni di dollari di incasso, il reboot de La mummia con Tom Cruise e Sofia Boutella ottiene ottimi risultati all’estero, dimostrando come ormai i soli dati del botteghino USA non siano sufficienti a decretare il successo o l’insuccesso di un film.

di Marco Agustoni

 

Alla fine è successo: dopo un lungo sonno, il mostro si è risvegliato. Stiamo ovviamente parlando della creatura che dà il titolo a La mummia, reboot della celebre pellicola dell’orrore che vede Tom Cruise protagonista, e che dà il via al nuovo Dark Universe della Universal.

 

E dopo il debutto nelle sale, arriva già il momento di fare i conti con il botteghino. La reazione immediata della stampa americana, visto il risultato deludente negli USA, dove La mummia ha racimolato solo 32 milioni di dollari a fronte di un budget iniziale di 125 milioni, a cui vanno assommate le spese di marketing, è stata piuttosto drastica. Da più parti, infatti, si è chiamato al flop. Ma.

 

Ma come sempre più spesso accade, nessuno dei catastrofisti ha fatto i conti con una realtà ormai sempre più evidente: cinematograficamente parlando, non ci sono solo gli Stati Uniti. Mentre un tempo il box office USA da solo dettava legge, o quasi, oggigiorno contribuisce solamente a una fetta degli incassi globali in sala, con i mercati asiatici - e quello cinese in primis - sempre più determinanti nel decretare il successo o l’insuccesso di una pellicola.

 

All’estero, dove La mummia apriva in ben 63 altri mercati, il film ha infatti incassato 141 milioni di dollari, un ottimo risultato considerando che si tratta della migliore apertura internazionale per Tom Cruise. Questo non basta ancora a farne un successone, ma è di sicuro un risultato incoraggiante, sufficiente a smentire i “gufi” che già davano la mummia per stecchita.

 

C’è da chiedersi, tuttalpiù, come mai i commentatori USA commettano sempre più spesso questo errore (lo avevano fatto con Pacific Rim, di scarso successo negli Stati Uniti, ma premiatissimo a livello mondiale, e lo hanno fatto altre volte negli anni successivi): pensare che il box office USA sia ancora IL box office per eccellenza, l’unico a cui affidarsi per decidere il destino di una serie cinematografica.

 

La Universal, per il momento, può quindi dormire sonni tranquilli: il suo Dark Universe non è già condannato all’implosione ancora prima di espandersi con una serie di altre pellicole, la prima delle quali sarà La moglie di Frankenstein, film con Javier Bardem (e Angelina Jolie?) in uscita nel 2019.