La felicità? È un simbolo!

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Uno smiley su un muro - Foto da Flickr di John Earl (https://www.flickr.com/photos/dancingtuna/)

Mercoledì 5 luglio alle 21.15 va in onda, in prima tv, su Sky Cinema Uno Indizi di felicità , il docufilm prodotto da Sky Cinema con Palomar in cui Walter Veltroni compie un vero e proprio viaggio per capire se non sia possibile essere contenti anche in un’epoca in cui la tragedia è all’ordine del giorno. Ma a volte, la felicità la si trova anche nel più semplice dei simboli: il sorriso.

Mercoledì 5 luglio alle 21.15,  appuntamento speciale con la prima visione tv di Indizi di felicità, produzione targata Sky Cinema in collaborazione con Palomar che vede alla regia il cineasta, scrittore e politico Walter Veltroni

 

In questa docufiction che segue opere come Quando c’era Berlinguer e I bambini sanno, Walter Veltroni cerca di maneggiare un tema complesso come la felicità, per cercare di capire se sia possibile essere contenti e soddisfatti della propria vita in un’epoca segnata da continue tragedie e incertezze.

 

Per farlo, non cerca di “propinare” al pubblico dogmi e opinioni, ma si limita a cercare, come suggerisce il titolo, una serie di indizi racchiusi in storie e situazioni diverse tra loro. E questa felicità prima traspare, poi emerge con convinzione dal racconto di chi, magari anche solo per pochi istanti, l’ha assaporata.

 

In attesa di questa prima tv da non perdere, potrebbe essere utile soffermarsi alcuni istanti sul concetto di felicità. Senza provare a descriverla o inquadrarla, perché l’impresa potrebbe essere vana. Piuttosto ricercandola nel simbolo universale che la identifica: il sorriso.

 

Perché se è vero che a parole è difficile descrivere la felicità, è molto più facile disegnarla: è sufficiente tracciare un cerchio e inserirvi due puntini e una linea curva et voilà, ecco davanti ai vostri occhi la felicità.

 

Un simbolo, quello della faccia sorridente, che l’uomo è riuscito a “governare” molto presto. E che in tempi recenti è diventato uno dei più utilizzati in assoluto grazie al cosiddetto smiley, la faccina stilizzata che da decenni campeggia su tazze, poster, magliette, spille e quant’altro.

 

Ma sono gli ultimi anni che hanno visto la felicità diventare realmente il simbolo delle nostre comunicazioni, grazie alle emoticon. A partire dal semplice utilizzo dei due punti e di una parentesi chiusa (o, in una versione lievemente più complessa, due punti, trattino e parentesi chiusa) degli sms e delle chat, infatti, il sorriso ha posto le basi per la conquista del mondo. Così:

 

:)

 

Di lì, è stato tutto un fiorire di variazioni sul tema, tra occhiolini, sorrisoni, sorrisetti e via dicendo. Fino all’esplosione di WhatsApp e dei vari servizi di messaggistica istantanea, dove se anche ampio spazio è dedicato alle emoji che esprimono altre emozioni, malcontento compreso, quelle dedicate alla felicità la fanno comunque da padrone.

 

Perché in fondo, nella sua semplicità disarmante e nella sua universalità, la felicità è un simbolo che ci rassicura, ci allieta, ci suggerisce che se anche là fuori il mondo appare fuori controllo, nel nostro piccolo la gioia è sempre possibile.