Fotogallery 01 gennaio 2015

Cahiers du Cinema, i migliori film del 2014

  • “Come nel 2013, anche quest’anno è mancato il film elettrico, come Zio Boonmee nel 2010 o Holy Motors nel 2012, che ha fatto uscire il cinema dai propri gangheri”, così inizia l’editoriale che accompagna la top ten di fine anno di Cahiers du Cinema -
  • Primo posto per P’tit Quinquin di Bruno Dumont. Non a caso il primo classificato non è un film, ma una serie tv che “ha concretizzato il cinema sregolato che tanto ci piace” -
  • Secondo Adieu au Langage di Jean-Luc Godard, definito da Cahiers du Cinema “una cerimonia scoppiettante che procura la stessa eccitazione del più sudato concerto rock e lo stesso mistero della prima lettura dei poeti che ci continuano a ossessionarci” -
  • Terzo posto per Under the Skin di Jonathan Glazer, “un film di allucinazioni violente, di chimere impressionanti, di trasfigurazioni agghiaccianti” -
  • Quarti posto per Maps to the Stars di David Cronenberg, “uno degli assalti satirici più corrosivi mai visti su Hollywood (…) Supera anche il ritratto di un’epoca che può arrivare a qualcosa di atemporale e insondabile” -
  • Quinto posto per Si alza il vento di Hayao Miyazaki, film in cui “ci sono tante minacce che si materializzano in visioni da incubo, eppure c’è una direzione da prendere, nel ‘provare a vivere’ c’è la promessa di arrivare a qualcosa, e cioè di farcela” -
  • Sesto posto per Nymphomaniac di Lars Von Trier, “un melodramma glaciale dalla bellezza mistificante” -
  • Settimo posto per Mommy di Xavier Dolan, “il miglior film di Dolan, quello in cui il regista arriva con più chiarezza ai propri obiettivi: lo stordimento emotivo dello spettatore” -
  • I toni dell’amore - Love is Strange di Ira Sachs, “una tonalità calma, fatta di musica e sussurri, una perseveranza che a poco a poco diventa la forma stessa del film, che produce una straordinaria potenza emotiva” -
  • Le Paradis, di Alain Cavalier. “Sotto lo sguardo di qualcun’altro, na sarebbe che un’illustrazione aneddotica, al meglio divertente. Con Cavalier, tutto si carica di un’emozione particolare” -
  • Sunhi di Hong Sang-soo. “Nonostante la malizia abituale e l’incomparabile simpatia imbarazzata, il regista non ha mai descritto una realtà così sinistra” -
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La bibbia dei cinefili francese ha reso nota la top ten dell’anno. Per quanto sia mancato “il film elettrico in grado di far uscire il cinema fuori dai gangheri”, si sono distinti P’tit Quinquin di Dumont e Adieu au Langage di Godard