Filippo Timi: il Buono, il Brutto e il Cattivo del BarLume

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Filippo Timi - foto GettyImages

Secondo appuntamento con le nuove storie de I Delitti del BarLume, e anche ne La loggia del cinghiale (in onda su Sky Cinema Uno lunedì 16 gennaio alle 21.15) ritroveremo Massimo e i "bimbi" alle prese con l’ennesimo delitto. Abbiamo intervistato Filippo Timi, l’interprete del “barrista” più scontroso (e simpatico) del piccolo schermo: ecco cosa ci ha raccontato

di Linda Avolio

 

 

Attore, scrittore, regista, doppiatore, e per Sky Cinema anche “barrista”: Filippo Timi torna a vestire per la quarta volta i panni di Massimo Viviani, il barista-detective creato da Marco Malvaldi, nelle nuove storie de I Delitti del BarLume, ma quest’anno qualcosa è cambiato.

 

Pieno di debiti, in rapporti non proprio ottimali con Tiziana, e riempito di “goccine” dalla sua psicanalista (interpretata dall’inconfondibile Piera Degli Esposti), il nostro simpatico e, ammettiamolo, decisamente sfigato antieroe non sta proprio vivendo il momento migliore della sua vita. Male per lui, ma bene per noi spettatori, che in fondo siamo un po’ sadici e ci divertiamo a vederlo nei guai. Sempre che non diventino troppo seri…

 

In occasione dell’arrivo su Sky Cinema Uno delle nuove storie de I Delitti del BarLume abbiamo intervistato l’attore perugino: ecco cosa ci ha raccontato.

 

Com’è stato ritornare sul set del BarLume e nella provincia targata Malvaldi per la quarta volta?

Il quattro è un numero che mi piace, mi fa pensare ai fantastici quattro, i bimbi del barlume. E’ sempre più bello tornare in quel di Malvaldi, mi ci sento sempre più a casa, di colpo avere quattro ninnini che ne combinano di ogni è rinvigorente, una dose delle cose semplici della vita. Il set è come il bar, un luogo dove ci si incontra per ridere, per scherzare, per stare in compagnia, per spettegolare… e a volte anche qualcos’altro… Tizi e Fusco permettendo.

 

Nelle nuove storie di quest’anno ritroviamo un Massimo decisamente cambiato: dopo aver fatto suo questo personaggio, com’è stato “rimetterci mano” e mostrarne nuovi lati?

Di nuovo c’è che la vita è sempre più imprevedibile, anche per uno come Massimo Viviani che vorrebbe stare con i piedi a mollo nell’acqua ghiacciata e risolvere enigmi matematico-filosofici al limite del paradosso. Eppure la vita chiama, e neppure Massimo Viviani riesce a resisterle.

 

Qual è la cosa che più le piace di Massimo, e qual è invece quella per cui lo manderebbe a quel paese?

Mi piace che è buono, anche quando combina un casino non è mai cattivo, mi fiderei di lui. Mi farebbe saltare i nervi, ma vorrei esserci amico. Quello che non mi piace è che fa di tutto per corazzarsi contro la vita, ma poi tanto la vita vince sempre, per fortuna.

 

La seconda storia di quest’anno, “La loggia del cinghiale”, è stata girata in parte nella splendida cornice dell’Isola di Pianosa. Ci racconta un aneddoto successo durante le riprese?

Le catacombe. Non lo sapevo, ma a Pianosa ci sono centinaia e centinaia di catacombe cristiane, siamo andati a vederle con una guida dell’isola, ed è stato davvero emozionante pensare che degli esseri umani hanno vissuto nel buio e nell’umidità di quelle grotte, orientandosi con le mani seguendo i solchi scavati sul soffitto.

 

Massimo e le donne, un capitolo a dir poco disastroso: come sono cambiati gli equilibri con Tiziana e con la Fusco?

Gli equilibri sono molto migliorati, nel senso che ha accettato la totale sconfitta con entrambe… ma questo non vuol dire gettare la spugna! Mai. “Finché c’è topa c’è speranza” direbbe zio Ampelio.

 

Senza dare troppe anticipazioni, come si immagina il suo personaggio tra 10 anni?

Me lo immagino di notte che guarda una foto di dieci anni prima e pensa “Come stavo messo male…”.

 

Se dovesse descrivere I Delitti del BarLume con 3 aggettivi?

Tre aggettivi? Buono, brutto e cattivo. Buono perché non fa male a nessuno, anzi. Brutto per me, per Massimo, perché non me ne va bene una, e cattivo perché alla fine ci scappa sempre il morto, e lì torniamo al primo aggettivo, è buono per me che il morto ancora non sono stato io.

 

Mariangela Melato disse che “Recitare è un bisogno, come quello di amare o di andare in bagno”. Senza dubbio un’affermazione forte, senza mezzi termini, decisamente “fisica”, per qualcuno magari troppo. Per lei recitare cos’è?

Mariangela Melato è la nostra Meryl Streep, ha la stessa grazia e luce, e quello che dice un angelo è sempre vero. Per me è ancora più cruda la faccenda, se non potessi più recitare credo smetterei di vivere, sarei costretto a darmi al cannibalismo.

 

C’è qualche serie tv che segue con piacere? Se sì, quale personaggio le piacerebbe interpretare?

Vado a periodi e innamoramenti, passo dalla “Casalinghe Disperate” a “Damages”. Ma credo che House of Cards sia quella che mi ha incollato di più allo schermo.

 

Teatro, cinema, televisione, libreria: dove la vedremo prossimamente?

Un po’ di tutto, ora nell’immediato riprendo le repliche di “Casa di Bambola” sarò per due mesi in turnée in tutta Italia, anzi, colgo l’occasione per dire a tutti di venire a vedere lo spettacolo, è bellissimo! Il resto è tutto un cantiere, un cantiere a cielo aperto… dipenderà dal tempo.