Samuel declina il codice della bellezza e (a modo suo) gli Oscar 2017

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Samuel, il frontman dei Subsonica, ci racconta i suo candidati preferiti agli Oscar 2017

Samuel dei Subsonica pubblica il suo primo disco da solista, Il Codice della Bellezza, con la collaborazione di Jovanotti che è presente in cinque canzoni. Prima di partire per il Festival di Sanremo, fa per skycinema.it un suo personale e originale Toto-Oscar 2017. Ecco l'intervista

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


In fuga (provvisoria) dai Subsonica, Samuel affronta una nuova sfida da solo. Che poi sono tre in una perché si tratta del primo disco da solista Il codice della bellezza, del singolo Vedrai che porta in gara al Festival di Sanremo e del toto-Oscar 2017 che fa, con un triplice ballottaggio tra i suoi preferiti, per SkyCinema.it. Ecco l'intervista.

Samuel partiamo da Il Codice della Bellezza: è coraggioso oggi parlare di sentimenti e lo è doppiamente se si tratta di un album d'esordio.
Lo è molto perché l'amore è un argomento sviluppato e ampiamente testato dal punto di vista della composizione musicale. Andare a toccarlo diventa dunque complicato ma la fortuna è che questo sentimento, questo famoso sentimento che tutti proviamo ha una infinita gamma di colori e piccole crepe dove ci si può infilare.
Lei voleva andare lì. giusto?
Sì. Parlo molto delle difficoltà dell'amore e di come superarle. C'è una chiave di speranza sotterranea. La bellezza è un codice interiore, un puzzle emozionale e quando tutte le caselle si incastonano la persona può essere davvero bella. Questa immagine affiorava da tutto quello che scrivevo e organizzavo per chiudere l'album. Lì è nato il nome.
In una canzone parla di Statua della Libertà. La sua dove va?
La mia cammina verso i luoghi che per me credo più liberi. Ne ho sempre cercata una totale nell'esprimermi e nel costruire la mia vita, credo a oggi di esserci abbastanza riuscito. Questo è l'ennesimo passaggio, non parlo solo di essere umani ma c'è la mia voglia di assumermi la responsabilità. Chi ha vissuto tanto in gruppo come me, arriva il momento in cui nasce la necessità di confrontarsi con se stesso, di non dividere più la responsabilità sia di un successo che insuccesso. Questo è quello che conta ora e la mia Statua della Libertà cammina verso un codice di bellezza.
Canta "quando sto con te mi dimentico di ricordare": le capita spesso di sparire in un mondo solo suo?
E' uno dei miei difetti perdermi nella mia testa, ho meccanismo di pensiero attivo e presente e le persone, anche infastidite, mi chiedono se sto ascoltando. Quel mio essere funzionale è una auto-cura da quello che mi sta intorno, mi lavo dalle cose inutili che la società mi mette intorno e ne vengo fuori rinfrescato nell'emotività.
Come nasce l'amicizia con Lorenzo, col quale collabora in cinque canzoni?
Nasce casualmente. Ci siamo conosciuti parecchi anni fa per un mio remix di una sua canzone. Gli era piaciuta e mi aveva ringraziato con una telefonata. Poi è rimasta congelata per anni in quanto ognuno seguiva la sua strada. Il nostro comune produttore Michele Canova gli ha fatto ascoltare alcune cose cui stavo lavorando. Mi ha scritto una mail di apprezzamento. In quel momento lo ho visto come un fratello maggiore con i suoi consigli per il mio primo viaggio in solitaria, lui che da solo navigava da una vita. Inizia una rapporto da amici che si scambiano dei consigli, poi emerge la passione per la musica e non ci scopriamo amici intimi. Ci è venuta voglia di scrivere insieme e io lo ho raggiunto a New York. In tre giorni abbiamo concretizzato questa amicizia che prima era solo personale in un qualcosa di musicale. In soli tre giorni nascono cinque brani.



A Sanremo porta Vedrai.
Non è nata per il Festival ma per raccontare l'amore vissuto in tempi di crisi. L'amore è un sentimento che spesso ci aiuta a cancellare le difficoltà. Chi lo vive pur in un momento sfortunato ha la possibilità di passare il periodo in maniera più delicata e veloce. Fa parte della mia idea di analizzare gli angoli più oscuri dell'amore.
Parliamo di Oscar e facciamo il ballottaggio tra i suoi preferiti: a chi lo darebbe tra Denzel Washington e Viggo Mortensen?
Ci vorrebbe una cena con loro per decidere. Certo Denzel ci ha formato tutti quanti, i suoi film sono storia e mi sentirei di dire lui ma anche Viggo nel Signore degli Anelli, saga cui sono molto legato, ha un suo perché. Sono davvero indeciso.


Tra Isabelle Huppert e Meryl Streep?
Direi la prima, culturalmente la sento più vicina a noi, più legata al cinema che piace a me. Certo che la Streep è una icona unica, di una genialità impressionante. Ma la Huppert è più vicina al cinema che piace a me.

 

 

 


Tra Michelle Williams e Nicole Kidman?

Non saprei decidere, anzi dico la Kidman. L'ha già vinto per The Hours. In Lion è bravissima come attrice non protagonista, ma io l'ho adorata per l'interpretazione che ha dato in Dogville.

 




Sono 14 le Nomination per La La Land che è un musical: è un genere che le piace e nel quale le piacerebbe fare esperienza?

Il musical non fa parte della mia formazione, non so decidere. Però una sera a New York mi sono trovato nel bar frequentato dagli attori di Broadway: finiti i rispettivi spettacoli si ritrovano tutti lì, uno si mette al piano con un immenso libro con tutte le musiche dei musical e si cantava tutti insieme. Ognuno poteva dare un dollaro per poi pagarsi da bere. Lo ho vissuto come una visione privilegiata del musical dopo il musical. Prima o poi...